Caso Magherini, nessun colpevole


Non c’è giustizia per Riccardo Magherini, l’ex calciatore 39enne della Fiorentina morto in seguito all’arresto avvenuto a Borgo San Frediano, a Firenze, la notte tra il 2 e il 3 marzo 2014.

Dopo le due condanne, in primo grado e in appello, ieri la quarta sezione penale della Cassazione ha assolto Vincenzo Corni, Stefano Castellano e Agostino della Porta, i tre carabinieri che quattro anni fa avevano ammanettato Magherini, accusati di omicidio colposo.

Il collegio, presieduto da Patrizia Piccialli, ha disposto l’annullamento senza rinvio della sentenza di secondo grado, perché “il fatto non costituisce reato”.

Nei due processi di merito la causa della morte di Magerini era stata individuata nell’intossicazione da stupefacenti associata all’asfissia. Una morte evitabile, secondo quanto sostenuto dal procuratore generale Felicetta Marinelli, che aveva chiesto la conferma delle condanne.

Nella sua requisitoria il pg ha dichiarato che “Se i carabinieri lo avessero messo in posizione eretta, avrebbero permesso i soccorsi e con elevata probabilità la morte non si sarebbe verificata”.

Una vicenda su cui restano, insomma, molti punti oscuri, come raccontato in questo articolo del 2014, pubblicato su Gli Stati Generali:

 

C’È UN ALTRO CASO CUCCHI DI CUI SI PARLA POCO. E CHE RISCHIA DI RESTARE IMPUNITO

27 novembre 2014

L’impressione di trovarsi di fronte a un altro caso Cucchi è forte. Le circostanze che hanno portato alla morte di Riccardo Magherini, 39enne ex calciatore della Fiorentina, assomigliano molto a quelle che videro vittima il giovane romano.  Ancora una volta ci si trova di fronte a un decesso avvenuto in seguito all’arresto e ancora una volta l’indagine in corso è caratterizzata da parecchi punti oscuri.

Procediamo con ordine.

In questo caso, i fatti si svolgono a Firenze, in Borgo San Frediano, la notte dello scorso 3 marzo.  E’ in quelle ore che Riccardo Magherini trova la morte, come raccontato qui:

Chi lo incontra, quella notte, parla di un uomo in profondo stato confusionale. E’ stravolto, ha la bava alla bocca, è alla disperata ricerca di aiuto. Poco dopo l’una entra in un ristorante del quartiere. Non vede nemmeno il vetro della porta, lo sfonda, e raggiunge il padrone del locale, che lo conosce da tempo. “Mi inseguono, mi vogliono uccidere, aiutami ti prego”, gli urla in faccia. L’uomo lo invita a fermarsi e intanto esce dal locale per capire cosa stia accadendo. Ma in strada non c’è nessuno.

Di lì a poco arriva una pattuglia dei carabinieri, da cui scendono quattro militari.

Solo poche settimane prima, il 30 gennaio, il Comando generale dell’Arma ha diffuso una circolare dedicata alla gestione in sicurezza degli interventi su persone “in stato di alterazione psicofisica” dovute all’assunzione di alcol e droga, in cui si invita a evitare “immobilizzazioni protratte, specie se a terra in posizione prona”.

Lì in strada però le cose vanno diversamente.

Nella denuncia presentata al tribunale di Firenze dai familiari della vittima si legge che Riccardo “è stato immobilizzato con un uso della forza non previsto dalle tecniche delle forze dell’ordine”.

La stessa versione la forniscono i testimoni:

Due carabinieri gli salgono sulla schiena, un altro gli tiene ferme le gambe, e un quarto gli mette un ginocchio sul collo. Poi arrivano i calci: 5, 6, tutti gratuiti e tutti diretti all’addome.

Qualcuno gira anche un video con il telefono cellulare, nel quale si sente distintamente la voce disperata di Magherini , che dice di “stare morendo”, che chiede disperatamente aiuto, e che infine si spegne.

All’arrivo dell’ambulanza Riccardo è già inerte.

Il giallo dei filmati spariti

Due settimane fa, puntuale, arriva la richiesta di rinvio a giudizio per i quattro carabinieri e per i tre volontari della Croce Rossa che “soccorsero” Magherini. Per tutti e sette l’accusa è di omicidio colposo”.

Il fatto che il tutto si sia svolto in strada, e che tanti abbiano avuto la possibilità di vedere cosa stesse accadendo, avrebbe dovrebbe facilitare il lavoro degli inquirenti e rappresentare una garanzia per i parenti della vittima, che da subito hanno chiesto giustizia.

C’è però qualcosa rischia di mandare tutto all’aria e trasformare quello di Magherini in una altro dei tanti casi irrisolti della storia italiana.

Il “giallo” questa volta nasce dalle immagini girate quella notte dalle telecamere del circuito “telecamera amica” del Comune di Firenze presenti nelle strade di Borgo San Frediano, a cui vanno aggiunti i quelli della sede fiorentina della Direzione investigativa antimafia.

Quei filmati potrebbero contribuire a far luce sui fatti ma al momento sembrano essere scomparsi nel nulla.

Sulla questione ha presentato un’interrogazione il senatore Luigi Manconi  del Pd e, successivamente, quello del Nuovo Centro Destra Andrea Augello. In quest’ultima viene chiesto al ministro dell’interno Alfano di “sapere quali iniziative il Ministro intenda assumere per acquisire le immagini (…) anche al fine di metterle a disposizione dell’autorità giudiziaria per consentire l’accertamento di ogni eventuale responsabilità per la morte di Riccardo Magherini”.

Come sottolineato nella stessa interrogazione, si tratta di

Lo stesso quesito è stato posto la scorsa settimana in Consiglio comunale, a Firenze. In quella sede l’assessore Federico Gianassi ha risposto chiarendo che:

Le immagini di quelle telecamere vengono cancellate automaticamente sette giorni dopo per le norme sulla privacy.

In pratica, in mancanza di un’esplicita richiesta degli inquirenti, le riprese sarebbero state cancellate già il 10 marzo scorso, come da prassi.

In aggiunta, va evidenziato che solo pochi giorni fa la Procura generale della Cassazione ha aperto un procedimento disciplinare a carico del titolare dell’inchiesta, il pm Luigi Bocciolini, a cui vengono contestate le modalità d’indagine svolte sul caso Magherini.

Adesso si attende il processo. 

 

 

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Il Santo e il Mago


helenio herrera padre pio

Si definiva ateo convinto. Soprannominato Il Mago. Helenio Herrera, due Coppe dei Campioni , due Coppe Intercontinentali e tre scudetti con l’Inter negli anni ’60, ha sempre avuto un rapporto tutto suo con la religione:

«Inizialmente non ne sapeva nulla, pensava che i comandamenti fossero 11… Poi, per caso, si mise a leggere l’Orazione Preparatoria di Ignazio di Loyola e gli si aprì un mondo. Da lì, per analogia con i ritiri spirituali inventò i ritiri calcistici e portò nei campi di calcio le tecniche della concentrazione profonda. Come il santo evocava i luoghi della passione di Gesù, allo stesso modo Helenio faceva immaginare ai giocatori i luoghi che avrebbero trovato in trasferta, il clima, i volti degli avversari. Le cui foto, è noto, riempivano i comodini dei suoi difensori. E pregava sempre la Madonna o la madre, purché fosse donna».[1]

L’argentino naturalizzato francese, figlio dell’emigrato andaluso Paco il sivigliano, ha divulgato il suo verbo calcistico nel nostro campionato con velocità di gioco, pressing e training autogeno. Tutto sintetizzato nei cartelli che appendeva nello spogliatoio. Come quello, il più significativo: «Chi non dà tutto, non dà niente». Inizialmente snobbati. Scherniti. Ma poi, come ricorda Mario Corso – Il piede sinistro di Dio, una delle colonne della grande Inter – presi sul serio:

«Quei cartelli saranno stati anche folkloristici, ma quando ci siamo accorti che, seguendo quegli slogan, i risultati arrivavano, abbiamo cominciato a crederci».

Non solo slogan e pratiche anticonformiste. Herrera, il 30 Gennaio del 1965, il giorno prima della partita giocata allo stadio Zaccheria, andò al Convento di San Giovanni Rotondo per incontrare Padre Pio. Dopo la recita di una preghiera e i saluti di rito, l’argentino chiese al frate con le stigmate: «Ci faccia vincere la gara di domani e anche lo scudetto». Secca la risposta di Padre Pio: «In casa nostra non potete vincere, ma lo scudetto sarà vostro». [2]

Il giorno dopo il Foggia si impose per 3 a 2 sull’Inter. Una vittoria storica, quelle da tramandare da una generazione all’altra. Una provinciale che batte la squadra più forte del mondo non è cosa di tutti i giorni. Dopo la sconfitta con i Satanelli, l’Inter realizzò un incredibile rimonta sui cugini del Milan, primo con sette punti. All’ultima giornata di campionato, 6 giugno 1965, complice la sconfitta dei rossoneri a Cagliari, agli uomini di Herrera bastò pareggiare 2-2 col Torino per conquistare lo scudetto.

Tommaso Lupoli per Mondocalcio Magazine

[1]http://sport.sky.it/sport/calcio_italiano/2013/05/26/fiora_gandolfi_moglie_del_mago_herrera_inter_scudetto_1963_intervista.html
[2]Il medico Sindaco di Padre Pio, Giovanni Scarale, edito per i tipi delle edizioni Pugliesi di Martina Franca.

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La Reggiana in Serie A e la fine della Prima Repubblica


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Domenica 2 maggio 1993, trentaduesima giornata di campionato di Serie B.
Il gruppetto di squadre che guida la classifica è composto da: Reggiana
45 punti, Cremonese 40 punti, Ascoli, Piacenza e Lecce 39 punti.
La Serie A riposa, ieri sera a Berna la Svizzera ha sconfitto 1 a 0 (con
gol su punizione del terzino Hottiger) l’Italia di Sacchi e strappato
così anzitempo il pass per il Mondiale di giugno prossimo negli Stati Uniti.

Sempre nel pomeriggio di ieri a Piazza San Giovanni in Laterano al
concerto di Roma, gli Iron Maiden hanno allietato le orecchie dei
lavoratori, messi a dura prova dalla nuova misura proposta dal decreto di
marzo sull’occupazione: l’introduzione del lavoro “interimario”. Dal
francese intérimaire, interinale o ancora più semplicemente lavoro temporaneo.

L’intero stivale però è ancora intento a smaltire la scena dell’altra sera
trasmessa al telegiornale, quella del torinista Bettino Craxi – fresco
dell’assoluzione ottenuta a Montecitorio dai colleghi onorevoli a procedere
per 4 delle 6 imputazioni a suo carico chieste dalla procura di Milano
nell’ambito dell’inchiesta su Mani pulite – che davanti all’Hotel Raphael
riesce a malapena ad infilarsi nella sua Thema scura e partire sirene
spiegate sotto un lancio incessante di monetine e sventolio di banconote
da mille lire da parte della folla inferocita.

Craxi-Raphael

La capolista Reggiana, allenata dal milanista Giuseppe Marchioro,
grazie alla doppietta di Giuseppe Scienza supera il fanalino di coda Ternana e
prepara la fuga finale verso la massima serie. Nei quartieri alti vince
anche la Cremonese, 2 a 0 al Piacenza, pareggio invece per Ascoli e Lecce
rispettivamente contro Lucchese e Monza. Blitz vincente in trasferta di
Cosenza e Modena, entrambe passano dagli undici metri con Marulla e Pellegrini.
Nella zona retrocessione importanti vittorie di Taranto (3 a 2 sul Bologna,
terzultimo) e Fidelis Andria a quindici minuti dalla fine con Mauro Nardini.
Chiudono la giornata, la vittoria casalinga del Cesena con Hubner sul Bari,
e quella del Padova sul Venezia con il gol di soldatino Di Livio.
Classifica: Reggiana 47, Cremonese 42, Ascoli e Lecce 40, Piacenza e Cosenza 39.

I granata conservano i 2 punti di vantaggio sulla Cremonese, vantaggio che
si confermerà all’ultima giornata di campionato. E’ il 13 giugno 1993, Francesco Gallo, ministro delle Finanze, anticipa che nei prossimi giorni presenterà al Parlamento una proposta di modifica delle dichiarazioni dei redditi.

 Tommaso Lupoli per Mondocalcio Magazine

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