In morte di Diego Armando Maradona


Io non bestemmio, benedico, quando insegno che sopra tutte le cose si stende il cielo del caso, il cielo dell’innocenza, il cielo dell’impreveduto, il cielo dei capricci

F. W. Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Atzeca di Città del Messico, 22 giugno 1986. L’insolubile contraddizione che abbiamo chiamato per comodità Diego Armando Maradona è condensata in quei 5 minuti che passano dalla Mano de Dios al Goal del siglo. Il baro e il fenomeno, il bianco e il nero, il diavolo ingannatore e il Santo che riscatta il sud del Mondo, il calciatore miliardario e l’amico dei leader socialisti.

Chi è stato veramente Diego Armando Maradona niente ce lo racconta meglio di questa foto, scattata appena terminata la sfida dell’Atzeca. Sullo sfondo l’immensità dello stadio, gli ultimi giocatori inglesi che lasciano il terreno di gioco mentre Maradona si ferma al centro del campo accerchiato dai fotografi. E guarda in camera, coprendosi la bocca con la maglia. La posa è quella di un bambino birichino che nasconde il sorriso sospeso, come in cerca del perdono dell’adulto per la marachella combinata.

Perché alla fine Maradona è stato soprattutto questo, un adulto che non hai mai smesso di vedere il calcio e la vita con gli occhi del fanciullo, colmo di amore per chi gli stava vicino, insofferente alle ingiustizie e alle punizioni, incapace di fare pace con il mondo come facciamo tutti a una certa età, quando scendiamo a compromessi con le brutture della vita pur di andare avanti senza impazzire. Maradona no, mai, fino all’autolesionismo. Se qualcosa non gli piaceva non usava certo formule di comodo per farlo sapere. Come il Don Bastiano del Marchese del Grillo non ha mai chinato la testa davanti a nessuno se non alla morte. E ne ha pagato le conseguenze. Perché quando si evidenziano gli eccessi, gli errori e le cadute ci ci dimentica troppo spesso di ricordare anche che Maradona ha fatto male soprattutto a sé stesso.

Ha vissuto così, di grandi esaltazioni e profonde depressioni, gesti nobili e fughe precipitose, dichiarazioni di amore incondizionato e insulti volgari. La contraddizione è rimasta irrisolta, perché Maradona non ha mai accettato il mondo corrotto degli adulti, non ha mai tradito il bambino che portava dentro di sé. Ha vissuto di momenti, come rimpiangeva di non aver fatto abbastanza il suo connazionale più famoso Jorge Luis Borges, forse anche lui avrebbe voluto essere Maradona alla fine della giostra.

Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita 
nella prossima cercherei di fare più errori 
non cercherei di essere tanto perfetto, 
mi negherei di più, 
sarei meno serio di quanto sono stato, 
difatti prenderei pochissime cose sul serio. 
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne, 
nuoterei più fiumi, 
andrei in posti dove mai sono andato, 
mangerei più gelati e meno fave, 
avrei più problemi reali e meno immaginari. 
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente 
e precisamente ogni minuto della sua vita; 
certo che ho avuto momenti di gioia 
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti. 
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l'oggi. 
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro, 
una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute; 
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera 
e continuerei così fino alla fine dell'autunno. 
Farei più giri nella carrozzella, 
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Piergiuseppe Mulas per Mondocalcio.

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