Il Santo e il Mago


helenio herrera padre pio

Si definiva ateo convinto. Soprannominato Il Mago. Helenio Herrera, due Coppe dei Campioni , due Coppe Intercontinentali e tre scudetti con l’Inter negli anni ’60, ha sempre avuto un rapporto tutto suo con la religione:

«Inizialmente non ne sapeva nulla, pensava che i comandamenti fossero 11… Poi, per caso, si mise a leggere l’Orazione Preparatoria di Ignazio di Loyola e gli si aprì un mondo. Da lì, per analogia con i ritiri spirituali inventò i ritiri calcistici e portò nei campi di calcio le tecniche della concentrazione profonda. Come il santo evocava i luoghi della passione di Gesù, allo stesso modo Helenio faceva immaginare ai giocatori i luoghi che avrebbero trovato in trasferta, il clima, i volti degli avversari. Le cui foto, è noto, riempivano i comodini dei suoi difensori. E pregava sempre la Madonna o la madre, purché fosse donna».[1]

L’argentino naturalizzato francese, figlio dell’emigrato andaluso Paco il sivigliano, ha divulgato il suo verbo calcistico nel nostro campionato con velocità di gioco, pressing e training autogeno. Tutto sintetizzato nei cartelli che appendeva nello spogliatoio. Come quello, il più significativo: «Chi non dà tutto, non dà niente». Inizialmente snobbati. Scherniti. Ma poi, come ricorda Mario Corso – Il piede sinistro di Dio, una delle colonne della grande Inter – presi sul serio:

«Quei cartelli saranno stati anche folkloristici, ma quando ci siamo accorti che, seguendo quegli slogan, i risultati arrivavano, abbiamo cominciato a crederci».

Non solo slogan e pratiche anticonformiste. Herrera, il 30 Gennaio del 1965, il giorno prima della partita giocata allo stadio Zaccheria, andò al Convento di San Giovanni Rotondo per incontrare Padre Pio. Dopo la recita di una preghiera e i saluti di rito, l’argentino chiese al frate con le stigmate: «Ci faccia vincere la gara di domani e anche lo scudetto». Secca la risposta di Padre Pio: «In casa nostra non potete vincere, ma lo scudetto sarà vostro». [2]

Il giorno dopo il Foggia si impose per 3 a 2 sull’Inter. Una vittoria storica, quelle da tramandare da una generazione all’altra. Una provinciale che batte la squadra più forte del mondo non è cosa di tutti i giorni. Dopo la sconfitta con i Satanelli, l’Inter realizzò un incredibile rimonta sui cugini del Milan, primo con sette punti. All’ultima giornata di campionato, 6 giugno 1965, complice la sconfitta dei rossoneri a Cagliari, agli uomini di Herrera bastò pareggiare 2-2 col Torino per conquistare lo scudetto.

Tommaso Lupoli per Mondocalcio Magazine

[1]http://sport.sky.it/sport/calcio_italiano/2013/05/26/fiora_gandolfi_moglie_del_mago_herrera_inter_scudetto_1963_intervista.html
[2]Il medico Sindaco di Padre Pio, Giovanni Scarale, edito per i tipi delle edizioni Pugliesi di Martina Franca.

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