Dalla parte di Leo


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Don Winslow in uno dei suoi libri, ci pare che sia in L’inverno di Frankie Machine ma non siamo sicuri, descrive la particolare situazione in cui si trova un uomo braccato. Egli fa di tutto per sfuggire ai propri inseguitori, pianifica ogni spostamento, usa tutte le prudenze del caso, ma alla fine, quando viene scoperto, tira un sospiro di sollievo. La situazione di costante tensione è alla lunga insopportabile, la vista dei sicari, dopo un primo attimo di terrore, è vissuta come una liberazione.

Se vi abbiamo fatto questa premessa è perché ci è venuto in spontaneo associare la vita da braccato alla condizione psicologica di Messi. Nonostante tutti gli sforzi compiuti in campo si capisce che inconsciamente non aspetta altro che l’eliminazione dell’Argentina affinché sia posto termine alla sua condizione angosciata. Ha la certezza di non farcela a vincere, ma è obbligato comunque a provarci Il passaggio agli ottavi non sarebbe altro che un prolungamento di questa aonia. Una lunga agonia, così possiamo riassumere la carriera di Messi in nazionale. Braccato dal fantasma di Maradona non è riuscito a trasformarsi da cacciato in cacciatore, e orala probabile eliminazione prende le sembianze di una vera e propria liberazione. Già dopo l’ultima sconfitta in finale di Coppa America aveva dichiarato di voler lasciare la nazionale, salvo poi tornare indietro sui suoi passi per affrontare gli ultimi metri del suo personale Golgota insieme a tutto il popolo argentino.

Si è parlato molto nei giorni scorsi della differente capacità di trascinare la propria nazionale di Cristiano Ronaldo e Messi. Il primo è riuscito a caricarsi sulle spalle i compagni e sta letteralmente portando da solo la squadra agli ottavi, mentre il primo al di là dell’errore dal dischetto contro l’Islanda non ha mai dato l’idea di avere le doti del trascinatore, prima di tutto emotivo, che invece sono proprie del portoghese. Chiariamoci, ciò è tutto vero, ma occorre dire che la posizione di Cristiano Ronaldo è più comoda di quella di Messi: non è braccato dal fantasma di Maradona, Ronaldo può solo vincere, Messi può solo perdere. Se Eusebio fosse riuscito nell’impresa titanica di far vincere un mondiale al Portogallo le due situazioni sarebbero paragonabili, ma così no.

Ma oltre tutte queste considerazioni sulla differente posizione rispetto alla Storia dei due giocatori noi comunque stiamo dalla parte di Leo, che quando indossa la casacca albiceleste ci mostra finalmente il suo lato umano, con tutte le debolezze e le insicurezze del caso. E se Cristiano somiglia in maniera inquietante a un extraterrestre questo è un motivo di più per parteggiare per Leo, che fa esperienza del dolore e della solitudine, schiacciato dal peso delle responsabilità, senza che nessun Iniesta, nessun Suarez, nessun Piqué si possano palesare al suo fianco nei momenti di difficoltà.

Coraggio Leo, mancano pochi giorni alla fine di tutto questo.

“Aveva udito il rotolare del treno… il fischio d’arrivo… Avrebbe voluto che qualcuno le fosse vicino, all’avvicinarsi dell’oscurità. Ma il suo figliuolo non appariva se non raramente sul limitare di casa”
Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore.

 

Piergiuseppe Mulas per Mondocalcio Magazine

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