Gascoigne e la sedia del dentista


“It’s coming home, it’s coming, football’s coming home”.
È il ritornello che tutti cantano in Inghilterra in quell’inizio d’estate del 1996.
Il brano, primo nelle classifiche dei singoli più venduti, si chiama “Three Lions” ed è l’inno ufficiale della nazionale inglese ai Campionati Europei di calcio.
È scritto e cantato dai Lightning Seeds, band di Liverpool decisamente meno dotata rispetto ai più famosi concittadini, ma che raggiunge una discreta popolarità grazie al fenomeno brit-pop che impazza proprio in quegli anni.
L’entusiasmo è alle stelle.

Sono passati trent’anni esatti dai mondiali di Sir Bobby Moore e dei fratelli Charlton; trent’anni di cocenti delusioni nelle competizioni internazionali, con la nazionale inglese puntualmente rispedita a casa dopo i primi incontri.
Dopo l’ottimo mondiale italiano (semifinale contro i soliti tedeschi e quarto posto), la nazionale dei Tre Leoni è arrivata ultima nel girone di Euro 1992 e non si è nemmeno qualificata al Mondiale statunitense del 1994.
Stavolta pero è diverso, davvero.
La squadra è forte, un ottimo mix tra veterani e giovani di talento.
E’ capeggiata da due “geordie”, ossia nativi della zona di Newcastle upon Tyne, estremo nord, quasi Scozia, ma non ditelo mai di persona ad un geordie.
Il primo è il bomber della Premier League, Alan Shearer: il classico ariete ma con un destro speciale, gran colpitore di testa, come da migliore tradizione d’Oltremanica, in più calcia rigori e punizioni di rara potenza e precisione.
E’ ancora oggi il miglior marcatore di tutti i tempi della Premier: 260 reti, pur avendo giocato in squadre minori; più della metà di quei gol li segna con la maglia della squadra di casa sua, il Newcastle United, nella quale chiuderà la carriera resistendo alle sirene dei migliori club d’Europa.
In nazionale non segna da 11 partite ma è in stato di grazia e nessuno osa metterlo in discussione: sarà capocannoniere con 5 centri.
L’altro geordie ha 30 anni, è stato battezzato John Paul in onore dei più due grandi musicisti inglesi del 900 (sempre di Liverpool, ma questi sono davvero dotati), di cognome fa Gascoigne e di soprannome Gazza: senza alcun dubbio è il più grande calciatore inglese degli anni 90.
Con queste premesse l’ottimismo è d’obbligo, la squadra è carica.
In più si gioca finalmente in casa, anzi la nazionale inglese giocherà tutte le sue partite a Wembley, il “vecchio” Wembley, il vero tempio del calcio, ora demolito, che trasuda leggenda ed intimorisce gli avversari.
Come Paese ospitante, l’Inghilterra è ammessa direttamente alla fase finale: non dovendo disputare le partite di qualificazione, si dedica ad una tournee di amichevoli, tra cui le ultime disputate in Asia.
Fine maggio 1996: ad Hong Kong, dopo la partita contro la Cina, alcuni giocatori inglesi tra cui Teddy Sheringham, Steve MacManaman e ovviamente Gazza vengono fotografati completamente ubriachi a tarda ora in un locale notturno.
Stanno festeggiando il compleanno di Gazza ed inscenano un curioso rituale goliardico noto come “la sedia del dentista”: a turno prendono posizione su una sedia con la testa all’insù e la bocca aperta come davanti ad un dentista, mentre i compagni intorno versano galloni di alcolici direttamente nella gola del prescelto.
Chi cede per primo paga la bevuta ai compagni ed il gioco si rinnova, sempre più dionisiaco.
Gazza è il gran cerimonierie del gioco, in cui è assolutamente primeggiante.
Mancano solo dieci giorni all’inizio dell’Europeo.
La stampa scandalistica inglese, capeggiata dal Daily Mirror, monta una violentissima campagna mediatica contro Gascoigne, che viene apostrofato con vezzeggiativi quali “idiota”, “ciccione”, “ubriacone”.
Ne viene chiesta l’esclusione dal gruppo dei convocati: l’Europeo è una vetrina troppo importante per il calcio inglese e non può essere rovinata da personaggi del genere.
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In verità lui, Gazza, non è più il giocatore a tutto campo dei Mondiali italiani; è visibilmente in sovrappeso, specie nella parte addominale, e, in epoca pre-Beckham, in cui il look dei calciatori appare anni-luce più sobrio di quello attuale, si presenta in ritiro con un’imbarazzante capigliatura ossigenata.
In realtà chiunque abbia visto giocare quella nazionale, sa benissimo che Gazza ne è non solo il giocatore di maggior talento ma il vero e proprio centro emozionale: protetto dal mastino Ince e da una serie di cursori dai piedi davvero buoni (per degli inglesi, beninteso), Gazza può esprimere al meglio il proprio estro.
Arretra per impostare il gioco, sopperendo così alla storica carenza tecnica dei difensori, in mezzo al campo detta le geometrie e i tempi di gioco e va a rifinire divinamente lì davanti.
Corre poco ma sempre a testa alta, gioca spesso di prima e sa buttarsi negli spazi: gli avversari non sanno mai se salterà l’uomo o la passerà a un compagno.
Non è un’eresia sostenere che, per carisma, per intenzione agonistica ma soprattutto per l’atteggiamento verso i compagni, il Gazza di Euro 96 sia molto “maradoniano”: chiede sempre palla, aiuta tantissimo la squadra, fa giocare meglio tutti e i compagni lo cercano in continuazione.
Pur risultando esteticamente delizioso, non fa mai nulla di fine a se stesso.
Inoltre, nella sfida coi suoi detrattori della stampa, Gascoigne può vantare un discreto asso nella manica: il tecnico, anzi il Manager, Terence Frederick Venables detto Terry.
Venables è, da tecnico, esattamente quello che era in campo: uno senza fronzoli.
Figlio della working class londinese, negli anni ‘60 ha giocato da discreto mediano nel Tottenham Hotspurs e, soprattutto, negli anni ’80, sempre agli Spurs, ha allenato proprio Gazza.
Lo conosce benissimo e non ha dubbi: non solo Gazza resta nel gruppo ma parte titolarissimo, con l’8 sulle spalle, l’8 giugno 1996. a Wembley. all’esordio contro la Svizzera.
L’Inghilterra inizia contratta, poi va in gol con Shearer, proprio lui che non segnava da 11 partite.
Quelle però erano amichevoli: questa invece è una partita ufficiale e alla prima occasione capitatagli sul destro, dopo 23 minuti di schermaglie, il bomber scaraventa il pallone in porta con una sicurezza disarmante.
Dopo il gol, però, la Svizzera domina e spreca; l’Inghilterra arretra e soffre da morire.
Gazza è agonico, pascola letteralmente per il campo, il pubblico lo fischia e alla fine anche il suo mentore, che ha fatto di tutto per difenderlo, non può far altro che toglierlo dal campo: è la mezzora del secondo tempo e Gazza non ne ha più.
Cinque minuti dopo, la Svizzera pareggia definitivamente i conti.

Non è difficile intuire chi sia, secondo la stampa inglese, il capo espiatorio per la prestazione deludente.
Il 15 giugno alle 15:00, si gioca Inghilterra-Scozia, già decisiva per il passaggio del turno.
E’noto a tutti che Inghilterra-Scozia non è e non sarà mai una partita come le altre.
Anzi, non è neppure una partita di football.
La rivalità tra le due nazioni tracima di gran lunga l’aspetto calcistico, quantomeno dalla battaglia di Otterburn del 1388 in poi.
La stampa sportiva scozzese chiama la nazionale inglese “the Auld Enemy”, mentre per i giornalisti inglesi un calciatore scozzese è semplicemente un “Jock”.
Per di più l’Inghilterra non batte la Scozia da circa 10 anni.
Nonostante l’imponente presidio di forze di sicurezza, prima e dopo la partita gli hooligans inglesi e la “Tartan Army”, ossia la tifoseria scozzese, accorsa numerosissima a Londra, vengono in contatto nel quartiere di Soho: il calcio è semplicemente un pretesto, c’è troppo di “altro” in gioco.
Eppure quell’anno un calciatore inglese è diventato un autentico un idolo in Scozia: è proprio lui, Paul Gascoigne che, all’esordio coi Rangers, squadra protestante di Glasgow, ha appena vinto scudetto e coppa nazionale ai danni degli storici rivali cittadini, i cugini cattolici del Celtic.
In un campionato anonimo e muscolare come quello scozzese, la fantasia di Gazza ha conquistato tutti: ricama, incanta, domina e vince facilmente il titolo di giocatore dell’anno della Lega Scozzese.
Ore 15:00, squadre in campo e inni nazionali.
Prima quello scozzese; alcune centinaia di stupendi supporter in tartan vorrebbero urlare al cielo di Londra tutto il loro orgoglio, il loro invincibile senso di appartenenza.
Ma non è possibile perché, per la prima volta nella storia, gli inglesi sommergono di ululati l’inno degli storici rivali.
Tocca quindi a “God save the queen”.
Lo cantano 75 mila inglesi, tra cui moltissimi addobbati con la stupenda jersey ufficiale disegnata dalla Umbro, in piedi e con la mano sul petto: brividi.
E’ un momento storico, non c’è molto altro da aggiungere.
Inizia la partita: grande equilibrio.
Gli inglesi sono contratti: è la paura di sbagliare.
Gli scozzesi sanno di essere inferiori ma sanno pure che se fermeranno gli inglesi a Wembley finiranno dritti sui libri di storia del loro Paese.
Perciò, come nella loro migliore tradizione, picchiano come fabbri; nel primo tempo vengono ammoniti in due dal nostro Pairetto –che, trattandosi di britannici, deve lasciar molto giocare- ma, obiettivamente, di gialli ce ne stavano almeno quattro.
Gazza ci mette l’orgoglio, gioca quasi bene ma ancora non si infiamma, gli manca il guizzo.
Secondo tempo: inglesi all’attacco e, dopo neppure 10 min, goal di testa del solito implacabile Shearer su cross da destra del giovane terzino Neville, uno che vincerà tutto e diventerà una bandiera del Manchester United.
La squadra inglese si sblocca e comincia finalmente a girare, ma tutti sanno che gli scozzesi in questo tipo di partita non puoi darli per morti mai.
Minuto 78: l’azione sulla destra è condotta dal peperino McCall, che ha l’8 come Gascoigne e marca proprio Gazza; a destra del settore offensivo, gli scozzesi godono di insperata libertà di movimento perché il terzino sinistro inglese, Stuart “Psycho” Pearce, che con quel nomignolo è ovviamente un idolo della folla, è uscito per infortunio a metà gara.
McCall crossa in area rasoterra.
Il capitano inglese Adams, anch’egli un cultore della dentist’s chair, è nettamente in anticipo ma in un attimo il ventenne centravanti Durie lo brucia: il tackle del difensore è completamente fuori tempo.
Rigore ineccepibile per la Scozia: Wembley piomba in un silenzio da cattedrale.
Tra gli scozzesi non è che ci sia molta scelta: tirerà, per forza di cose, capitan Gary McAllister, onesto mediano del Leeds United, uno tutto cuore e polmoni ma, quanto a piedi, meglio lasciar perdere.
Quando va sul dischetto non ha una bella faccia; tiene la testa bassa per non guardare il portiere, si capisce che sceglierà un angolo e tirerà forte.
Il suo linguaggio corporeo mentre prende la rincorsa comunica una sola cosa: la paura di segnare.
Di fronte c’è David Seaman, il miglior portiere della Premier League, che si è guadagnato una discreta fama di para-rigori dopo averne neutralizzato uno ad Attilio Lombardo nella semifinale di Coppa delle Coppe del 1995 contro la Sampdoria.
Anche lui ha avuto qualche problema con la bottiglia, certo, ma nulla di che, e anni dopo difenderà Gazza dopo l’esclusione dalla nazionale con un’argomentazione ineccepibile: “Non è mica l’unico di noi che beve!”.
Fischia Pairetto, parte Mc Allister; il tiro, indirizzato alla destra del portiere, non è né forte né tantomeno angolato, tant’è che Seaman, che ha intuito la direzione ed è arrivato in anticipo a coprire l’angolo alla sua destra, respinge addirittura con il gomito sinistro.
La palla schizza alta sopra la traversa e Wembley si scioglie in un ruggito liberatorio.
Corner e fallo in attacco degli scozzesi, resi isterici dalla frustrazione.
La punizione-rilancio di Seaman, che sarebbe un mancino naturale ma, chissà perché, da sempre calcia solo di destro, è raccolta da McManaman che controlla e allarga a sinistra per Sheringham.
In quel preciso istante, Gazza sfugge a McCall e taglia verso il centro dell’attacco andando a cercare l’uno contro uno con lo statico centrale scozzese, Colin Hendry.
Nel momento esatto in cui Gascoigne si fionda verso la difesa scozzese, Stuart Mc Call, che si è accorto del pericolo, urla e segnala con ampi gesti ai propri compagni di squadra di chiudere su Gazza.
Troppo tardi: Sheringham tocca magnificamente di prima per Gascoigne il quale ha la palla sul sinistro per una comoda battuta a rete.
Tutti aspettano il tiro ma lui è Gazza ed ha ben altro in mente.
Anziche battere al volo, esegue col sinistro un sombrero sulla testa del malcapitato Hendry.
È un lampo, un colpo talmente abbagliante e sorprendente che lo stadio pare ammutolirsi.
Il povero Hendry è completamente preso in controtempo, va fuori asse e, dal modo in cui scivola a terra, pare quasi inchinarsi davanti al miracolo.
La palla compie una meravigliosa parabola a palombella e ricade, come per incantesimo, sul destro di Gazza che stavolta calcerà al volo.
Il portiere scozzese, Andy Goram, è uscito troppo tardi, sorpreso anche lui.
Sai già che Gazza non sbaglierà: è 2-0.
Wembley esplode.

Il capolavoro, però, non è ancora del tutto compiuto: manca il gran finale.
Gazza corre ad esultare a braccia larghe verso la bandierina del calcio d’angolo, poi si butta terra con la bocca aperta; il fido compare di bevute Teddy Sheringham, attorniato dai compagni, gli spruzza in bocca Luzocade (qualcosa di molto simile al Gatorade) da una bottiglietta di bordo campo.
E’la consacrazione della dentist’s chair.
Gazza dentist chair
Il giorno seguente, il Daily Mirror è in edicola con un editoriale intitolato “Mr Paul Gascoigne: an apology”, che si conclude con la seguente frase, praticamente una investitura: “Gazza is no longer a fat, drunken imbecile. He is, in fact, a football genius”.
Dopo quel goal, Gazza diventerà indiscutibilmente l’idolo di una nazione: nasce la Gazza-mania.
Giocherà due meravigliose partite contro Olanda e Spagna e sarà l’ultimo ad arrendersi contro i soliti tedeschi in semifinale, segnando il proprio penalty nella drammatica lotteria che -come profetizzato da Gary Lineker nel 1990- spedirà i crucchi a vincere il titolo contro la sorprendente Repubblica Ceca.
Nel 1998, in occasione dei mondiali di Francia, i Lightning Seeds pubblicheranno un remake di “Three Lions” con un testo differente, zeppo di riferimento a Euro 1996 in cui si invoca un “Gazza good as before”.
Ma stavolta il pezzo sarà un fiasco e anche Gazza non sarà mai più quello di dell’estate inglese: si perderà irrimediabilmente nel labirinto della dipendenza da alcol.
Sempre più perseguitato dai media inglesi, troverà modo –il peggior modo- di rovinare la propria reputazione persino in Scozia.
E’il gennaio 1998: dopo la vittoria contro il Celtic nell’Old Firm di Glasgow, Gazza mimerà di suonare il flauto, come i protestanti orangisti prima di andare in guerra contro i cattolici.

gascoigne flute celebration

La contestata “flute celebration”

Il più grave e rozzo degli insulti alla tradizione cattolica di Glasgow.
Gazza giurerà di aver ignorato il significato di quel gesto, chiederà a più riprese scusa ma non potrà salvarsi dalla gogna mediatica, dalla multa da 20.000 pounds inflittagli dai Rangers e persino dalle minacce di morte dell’I.R.A.
Nel 2006, l’anno prima di diventare Primo Ministro del Regno Unito, lo scozzese Gordon Brown verrà letteralmente linciato dalla stampa del suo Paese dopo aver dichiarato a The Guardian che il goal di Gascoigne è stata la più grande emozione calcistica della sua vita.
Inutili saranno le successive smentite.
Quel goal alla Scozia rimane a tutt’oggi –nell’immaginario collettivo- il momento più alto nella carriera di un grande pazzo talento e, con ogni probabilità, dell’intera storia del calcio inglese dal 1966 ad oggi.

Giuseppe Bosco per Mondocalciomagazine

 

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