Guardiola contro Ancelotti. Il filosofo del tiqui taca affronta l’ex eterno secondo


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Gabriele Gramigna per Mondocalcio Magazine

Nella storia del calcio, ogni tanto, incontriamo degli allenatori che sono destinati a lasciare il loro marchio nella storia. Nomi e cognomi che a distanza di mezzo secolo verranno ancora citati da persone che non hanno mai avuto la possibilità di vederli dal vivo, ma che si accontenteranno di ammirarli nelle immagini del tempo.

Una volta c’era Herbert Chapman, allenatore del Grande Torino e fautore del modulo conosciuto come WM, o il mago Herrera, allenatore della Grande Inter e inventore del catenaccio accompagnato dall’innovativa figura del terzino fluidificante. In tempi un po’ più vicini a noi, ha fatto storia il calcio totale di Crujiff o il 4-4-2 del Milan di Sacchi, quello che “con tre passaggi eri in porta”.

Tra cinquant’anni, ricorderemo Guardiola e Ancelotti.

Josep Guardiola, meglio conosciuto come “Pep”, è stato un calciatore simbolo del Barcellona, squadra in cui ha militato per dieci stagioni, vincendo la bellezza di 16 trofei tra nazionali ed internazionali, compresa una Coppa dei Campioni nel 1992.

Ma è da allenatore che Pep ha portato il suo cognome sulla bocca di tutti. Dopo una sola stagione nelle giovanili dei blaugrana, Joan Laporta decide di affidare la prima squadra a questo giovane promettente entrenador che in poco tempo stupisce tutti.

Quattro stagioni nel Barca gli valgono 3 campionati spagnoli, 2 coppe di Spagna e 3 Supercoppe di Spagna, mentre in ambito europeo i catalani ottengono 2 Champions League, 2 Supercoppe Uefa e 2 Mondiali per Club.Un palmarès da brividi.

Ma anche al di fuori di numeri e di trofei, Guardiola diventa un allenatore simbolo. Per quanto riguarda lo stile di gioco, molti sono i club che cercano di imitare il suo esasperante possesso palla, il suo giocare a due tocchi ed il suo “dilatare” il tempo. Inutile dire che nessuno riesce ad emularlo.

Anche per quanto riguarda il modello gestionale, Guardiola diventa un modello: numerose società europee, incoraggiate dall’esempio catalano, proveranno ad assumere in prima squadre allenatori provenienti dalle giovanili. Ma anche qui, i risultati, non saranno eclatanti.

Dall’estate del 2013, Guardiola è diventato allenatore del Bayern Monaco neo campione di tutto e, dopo aver già vinto una Supercoppa europea, un Mondiale per club ed un Campionato tedesco in soli 9 mesi, il “filosofo” proverà a centrare un’altra finale di Champions League.

Per farlo, dovrà superare il Real Madrid di Carlo Ancelotti.

Il Carletto nazionale, afferma simpaticamente, nella sua biografia scritta qualche anno fa, di preferire la coppa, alludendo al fantastico salume, ma anche alla Champions League.

La carriera da allenatore di Ancelotti parla chiaro, dato che nei suoi otto anni trascorsi come allenatore del Milan, il tecnico emiliano ha vinto ben 2 volte la Coppa dalle grandi orecchie.

Ancelotti, sale alla ribalta come allenatore alla guida del Parma, esperienza che gli vale la chiamata da parte della Juventus per sostituire l’idolo indiscusso Marcello Lippi. A Torino, Carlo, non vince nulla e colleziona soltanto due secondi posti in campionato, attirandosi le ire del tifo bianconero; con lo slogan “un maiale non può allenare”, i tifosi della Juventus fanno chiaramente capire di non volere Ancelotti alla guida della loro squadra.

Ma nonostante il palmares rimasto a secco nel biennio torinese, Carletto fa vedere un bel calcio, una via di mezzo tra il possesso palla e il contropiede bruciante e questo non sfugge all’occhio fine di Silvio Berlusconi che lo vuole al Milan.

Sarà perché Ancelotti ha il rossonero nel sangue, avendo giocato ben 5 stagioni a Milano, o sarà per l’esperienza acquisita, fatto sta che in questa sua nuova avventura, l’ex “eterno secondo” inizia a riempire la sua bacheca personale di titoli. In 8 anni all’ombra del Duomo porta a casa 1 Campionato italiano, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana, 2 Champions League, 2 Supercoppe Uefa e 1 Mondiale per club, dimostrando appunto di preferire la “Coppa” al campionato.

Dopo l’esperienza al Milan, Ancelotti continua a riempire di trofei il suo palmares,con il Chelsea, il Paris Saint Germain e con il Real Madrid, squadra che guida dal giugno 2013 e con la quale ha già vinto una Coppa di Spagna.

Adesso Guardiola e Ancelotti si trovano contro. Chi vince arriverà in finale, dove troverà Mourinho o Simeone, due esponenti del vecchio catenaccio. Attendiamo di vedere se questa doppia sfida premierà il filosofo catalano che “non ha bisogno di un centravanti, perché il suo centravanti è lo spazio” oppure il pacato emiliano che con la Coppa, appunto ha un feeling particolare.

[fonte: bocca.blogautore.repubblica.it]

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