Quell’impresa del Pontedera. Più forte dell’Italia di Sacchi


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Tommaso Lupoli per Mondocalcio

La pennellata d’azzurro alla carriera d’allenatore di Arrigo Sacchi non è mai stata abbagliante. La sua rivoluzione culturale, monoteista, caratterizzata da sofferenza e ripetizione ostinata dei movimenti simultanei per memorizzare alla perfezione i cosiddetti schemi, non entusiasmava troppo. Il Maometto della zona non era visto di buon occhio da parecchi, uno su tutti Helenio Herrera. L’argentino accusava l’allora ct della Nazionale di non avere le idee troppo chiare ma soprattutto, con suoi i metodi, di stancare troppo i calciatori:

«Sacchi finora ci ha fatto vedere solo giocatori stanchi. E’ questo il suo errore. Prende giocatori in forma e li fa superallenare. Li stanca sempre, non ha le idee chiare. Non sa scegliere».[1]

Il modus operandi di Sacchi si fondava però anche sul perfezionismo. Il mondiale a stelle e strisce era vicino, e l’allenatore decise di organizzare un test amichevole più che attendibile. Non un esercizio di buona manifattura ma una vera e propria simulazione:

 «A due mesi dal mondiale, la Nazionale cercava una squadra della zona con caratteristiche simili a quelle del Messico, avversario dell’Italia nel girone eliminatorio e Arrigo Sacchi ci chiese di far giocare la miglior formazione possibile».[2]

Fu così che il Pontedera diventò il “Messico Italiano”. I pisani, allenati dal sacchiano Francesco D’Arrigo, erano l’unica squadra dell’anno imbattuta nei campionati professionistici, capolista nel girone B della serie C2 con il miglior attacco e la miglior difesa.

Dopo diciannove giri di lancette i granata passano in vantaggio con Rossi. Tre minuti dopo Aglietti firma addirittura il raddoppio. L’Italia accorcia le distanze, nella ripresa, con Massaro, ma grazie alle parate del portiere Drago il risultato resta invariato.

Il 6 aprile del 1994, il Pontedera sconfisse la Nazionale Italiana. Quella vera, quella che subito dopo la qualificazione ai Mondiali era salita al primo posto della classifica Fifa.

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Il ricordo, a distanza di vent’anni, è ancora presente nella testa ma soprattutto nelle mani di Giulio Drago:

«Nessuno si doveva far male e noi rispettammo le consegne, soprattutto perché la partita la facevamo noi. Avevamo in mano il pallino del gioco e sorprendentemente erano gli azzurri che ci inseguivano. Ci riusciva tutto, con grande naturalezza: loro erano in grande impaccio, in ritardo sulle chiusure, con i tempi sempre sbagliati, insomma sembrava che l’Italia fossimo noi!»[3]

Tra il Pontedera e la storia provò, senza successo, a frapporsi l’arbitro Collina:

 «Ci mise lo zampino: prima dell’inizio ci eravamo accordati per due tempi da quaranta minuti, ma dopo il quarantesimo Collina non fischiava, evidentemente aveva parlato con Sacchi e cercava di agevolare il pareggio degli azzurri. Ma non gli bastarono nemmeno 47 minuti, alla fine dovettero arrendersi!» [3]

La stessa Nazionale, una volta approdata negli Stati Uniti, eliminò la Nigeria agli ottavi, la Spagna ai quarti e la Bulgaria in semifinale. In finale perse ai rigori contro il Brasile.

 

[1] http://interviste.sabellifioretti.it/?p=641

[2] http://iltirreno.gelocal.it/pontedera/sport/2012/02/07/news/pontedera-amarcord-dell-impresa-del-94-1.3158340

[3] http://www.gonews.it/2014/04/07/il-pontedera-ai-mondiali-nel-ricordo-di-giulio-drago/#.U0PCoaKFB0s

 

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Una risposta a Quell’impresa del Pontedera. Più forte dell’Italia di Sacchi

  1. Misterkappa ha detto:

    Bel post, mi piace! :)

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