In difesa degli hooligan


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di Northernladsclub*

Per la grande maggioranza della società britannica mainstream, il tifoso hooligan rappresenta una specie di spauracchio. Politici, giornalisti ed estremisti di sinistra si uniscono per dipingere l’hooligan inglese come a) ultimi rantoli di un sottoproletariato distrutto; b) sfregi incivili al nostro passatempo nazionale troppo intellettualizzato, sicuro e passivo e c) piccolo-borghesi in odore di fascismo. Queste accuse non sono che meri tentativi di capro espiatorio da parte di commentatori senza contatto con la realtà. Qui di seguito, la difesa dell’umile tifoso hooligan.

Per capire le motivazioni dietro le attività hooligan bisogna prima essere in grado di capire il senso vero dell’andare a vedere una partita di calcio. Se la vostra idea del presenziare ad una partita è limitata a decine di migliaia di persone che osservano passivamente mentre 22 uomini vanno in giro calciano una palla con vari gradi di abilità tecnica, allora purtroppo non state davvero capendo il senso. Una partita dovrebbe essere “L’ultimo baluardo di una cultura una volta dominata dall’uomo, dove i ragazzini possono crescere e comportarsi da uomini… urlare, imprecare, insultare e perfino piangere [Dougie Brimson, A Geezers Guide to Football]”.

All’apice di questo tribale senso di fratellanza c’è la stessa definizione di hooliganismo, cioè due gruppi di uomini consenzienti (l’aspetto consensuale è incredibilmente importante. Non sono d’accordo con l’attaccare i tifosi “normali”, eccetera, e molti dei casi più seri coinvolti in questa cultura sono consapevoli del rispetto e dei limiti implicati quando l’hooliganismo è fatto “come si deve”. Ci sono molti motivi per difendere questo atto tribale.

Innanzitutto, l’atto in sé ha valore anche solo come manifestazione spontanea di emozione. Per quanto la mafia sotto forma di quotidiano diretta da Jonathon Wilson vorrebbe farvi credere altrimenti, milioni di persone nel mondo non si riversano alle partite di calcio per menarsi a vicenda per poi meravigliarsi della distribuzione di tiki-taka, falsi nove e raumdeuter. L’emozione è per definizione la miglior valuta con cui le squadre possono fare cassa per sedurre i fan e riportarli allo stadio. Togliete questa, e anche gli stupidi pseudo-intellettuali capiranno l’inutilità del guardare passivamente 22 individui strapagati mentre calciano un pezzo di cuoio. Senza emozione il calcio è solo questo, inutile.

In quanto pura espressione di questa viva, tribale emozione, non dovremmo sopprimere il diritto del tifoso ad avere la propria zuffa occasionale. L’avvento di nuovi stadi Soccerdome blandi, senza personalità con posti a sedere rinforzati, eccessiva dispiego di forze di polizia e livelli orwelliani di televisioni a circuito chiuso (ho visitato l’impressionante Ajax Arena di Amsterdam con capacità di 52.000 posti questa settimana durante il tour degli stadi, e una visita al centro di controllo ha rivelato telecamere che potevano zoomare su ogni sedile dello stadio abbastanza da poter leggere un sms dal vostro cellulare), hanno instupidito i tifosi per creare un tipo di tifoso docile, robotico, di stampo consumistico. In queste situazioni qualsiasi cosa rappresenti l’edonistica tensione emotiva dev’essere celebrata e avere la possibilità di continuare.

Inoltre, secondo la classica tradizione liberale, è perfettamente legittimo fare qualsiasi cosa che non infranga i diritti degli altri. Fintantoché i coinvolti sono consenzienti e consapevoli dei rischi di una baruffa occasionale, e nessun innocente ci rimane in mezzo, chi ha il diritto di definire questo atto barbarico, scorretto o comunque generalmente indegno? So bene che ora si inizieranno a snocciolare esempi di innocenti rimasti in mezzo alle lotte, ed esempi di hooliganismo che si è spinto troppo in là fino a gravi ferite o alla morte. Ovviamente non sono a favore di ciò, e un ritorno dell’ hooliganismo dovrebbe portare a quello che mi piace chiamare hooliganismo controllato, in cui i tifosi standard sono riconosciuti e non coinvolti, e c’è onore nel combattere con le mani, non con le armi.

E ancora, mettendo in mezzo un’altra delle mie passioni (la politica di sinistra), la cultura hooligan può essere ritenuta utile in situazioni rivoluzionarie. La sinistra britannica al momento è una barzelletta vivente. Popolata quasi esclusivamente da strani, inavvicinabili accademici e ragazzotti disadattati disgustati da loro stessi, alla sinistra britannica manca esattamente la classe sociale che sarebbe utile e avrebbe un genuino interesse in una rivoluzione sociale. I marchi calcistici tendono a rivolgersi esclusivamente a questo tipo di gente. Arruolare giovani proletari dagli spalti potrebbe dare alla sinistra qualche base nelle comunità della working class e (per prendere in prestito il termine dalla rivoluzione egiziana) qualche truppa d’assalto. Durante le manifestazioni che hanno rovesciato Mubarak, gli ultras della maggiore squadra del Cairo, Al Ahly, praticamente diventarono una forza di sicurezza per i manifestanti, proteggendo piazza Tahrir e “dotando di carburante – le canzoni e gli striscioni, ma anche la forza fisica – che accelerarono la fine di Mubarak”. Non serve un grande sforzo di immaginazione per capire che uomini giovani e forti, organizzati e abituati a combattere e muoversi in squadra sarebbero incredibilmente utili in una ipotetica situazione di rivoluzione.

Se volete, un’altra giustificazione di qualche lotta occasionale richiede una valutazione delle opinioni che i politici standard dell’establishment hanno sugli hooligans. David Cameron definì deplorabile un’occasione a Newcastle in cui 29 persone furono arrestate. Francamente, una società che è sensibile fino all’isteria per un po’ di onesta violenza, eppure permette una forma di violenza insidiosa e molto più dannosa quale i tagli al welfare… cercate su google ATOS, tagli, welfare e sarete inondati da storie di morti di membri della società disabili o vulnerabili a cui sono stati tagliati benefit, ed erano impossibilitati a sopravvivere con le briciole lasciate loro. Un sistema che condanna a morte i più deboli della società eppure si scandalizza per pochi pugni può levarsi dalle palle e ribollire nella sua stessa ipocrisia. Per citare il grande Brian Clough degli ultimi tempi, “ci sono più hooligans nella House of Commons che ad una partita”.

Infine, l’hooliganismo può essere giustificato per la sua abilità a (sempre ipoteticamente) rovesciare il trend in aumento dei prezzi dei biglietti sempre più alti. Purtroppo, il calcio è diventato molto più di moda. Gente che non c’entra niente con gli stadi si è sempre più recata alle partite. Politici famosi si affrettano a fingere di amare il calcio, appaiono su Footbal Focus etc cercando di sfruttarne la sempre maggiore popolarità. Questo è palesemente sbagliato. I politici conservatori, come dimostrato dalla persistente campagna del governo Thatcher contro le vittime del disastro di  Hillsborough, non sono amici dei tifosi. Sono il nostro nemico. Un ritorno dell’ hooliganismo controllato dovrebbe aiutare a togliere non solo questi viziosi cacciatori di voti, ma anche vari spettatori ‘trendy’, gli studenti stranieri, i responsabili d’azienda, la famigerata brigata del panino ai gamberi di Roy Keane. Rimuovere il patronato di questi individui lascerebbe spazio a sedere nei migliori stadi. Il prossimo passo naturalmente sarebbe l’abbassamento dei biglietti, il che richiamerebbe i normali tifosi che giustamente sono disgustati all’idea di pagare prezzi eccessivi (il prezzo più alto della stagione alla premier league è stato di £1,955, all’ Emirates Stadium). E così eccolo qui, l’umile hooligan che manipola le forze del mercato.
Questo è il mio tributo alla lungamente demonizzata, eternamente disprezzata e a volte completamente dimenticata figura del calcio inglese. La mia difesa dell’hooligan.

*L’articolo originale in inglese. Traduzione di @ladylindy_ 

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