Marmellata peruviana


Quiroga_figurina1978

Piergiuseppe Mulas

Il calcio ai tempi della globalizzazione ci ha ormai abituato a vedere giocatori originari di paesi lontani che indossano la casacca delle selezioni di nazioni nelle quali i genitori si sono recati a cercare fortuna. Un tempo era diverso, il caso era limitato al fenomeno degli oriundi, emigranti di ritorno che per convinzione o opportunismo sceglievano come patria calcistica quella dalla quale gli avi si erano allontanati decenni addietro.

Il caso in questione però è un po’ più particolare. Non si parla né di un oriundo né di un emigrato che si trova a crescere in un paese diverso da quello di origine. Stiamo parlando del caso del portiere Ramon Quiroga, nato a Rosario in Argentina nel 1950 e successivamente naturalizzato peruviano all’età di 27 anni dopo una militanza di 4 stagioni nello Sporting Cristal, squadra di Lima, dove era tra l’altro compagno del futuro cagliaritano Julio Cesar Uribe.

Soprannominato “El Loco”, per la sua abitudine a spingersi spesso fuori dalla propria area di rigore anche quando non strettamente necessario, antesignano in questo di numerosi portieri sudamericani da Higuita a Campos. A dispetto di questi aspetti folcloristici fu un discreto portiere, collezionò 40 presenze con la nazionale biancorossa difendendone la porta anche in occasione dei mondiali del ’78 e dell’82.

Tuttavia il suo nome è rimasto indissolubilmente legato ad uno degli avvenimenti meno edificanti della storia dei mondiali.

Ma procediamo con ordine. Il Perù che prese parte al mondiale argentino era tutt’altro che una squadra materasso, nel ’75 avevano conquistato la Coppa America, eliminando il Brasile il semifinale e sconfiggendo la Colombia nell’ultimo atto. Il valore dei peruviani lo scoprirono a loro spese gli scozzesi, che avevano varcato l’oceano addirittura vantando ambizioni di successo finale. Fatto sta che al primo incontro la Tartan Army venne surclassata dai sudamericani, che si imposero per 3-1, grazie ad un doppietta di Teofilo Cubillas. El Loco mostrò subito tutto il suo valore neutralizzando il calcio di rigore di Masson sul punteggio di 1-1. Nel secondo incontro gli andini fermarono l’Olanda sullo 0-0 per andare poi a conquistare il primo posto nel girone surclassando l’Iran per 4-1 con una tripletta del solito Cubillas.

La formula dell’epoca prevedeva altri 2 gironi da 4 squadre, con accesso diretto alla finale per le prime qualificate. Il Perù s’imbattè in un girone di ferro con Brasile, Polonia e Argentina. La squadra di Calderon non ebbe scampo e fu travolta per 3-0 dai verdeoro (doppietta di Dirceu e rigore trasformato da Zico). La gara successiva divenne decisiva per entrambe le squadre, la Polonia infatti era uscita battuta dal match con gli argentini, e solo una vittoria poteva dare qualche speranza ad una delle 2 compagini. A prevalere furono gli europei, e Quiroga fu protagonista di un episodio che giustificava a pieno il soprannome che portava, quando nella ripresa si guadagnò un giallo andando a placcare rugbisticamente Lato nella metà campo avversaria. L’altro incontro terminò a reti bianche, cosicché restavano ancora in corsa tre squadre per la finale. La Polonia doveva battere il Brasile e sperare che un Perù senza motivazioni facesse lo stesso con l’Argentina, mentre i padroni di casa e i brasiliani dovevano vincere sperando che i diretti concorrenti incappassero in un risultato diverso. In caso di arrivo a pari punti a decidere le sorti sarebbe stata la differenza reti. Il Brasile provò inutilmente a richiedere la contemporaneità dei 2 incontri, evitando che l’Argentina giocasse sapendo già il risultato dei rivali. Fu tutto inutile, il Brasile giocò un paio d’ore prima e vinse per 3-1. A questo punto la differenza reti era di 6-1 per Zico e compagni contro il 2-0 dell’albiceleste, che era obbligata a vincere con 4 goal di scarto per accedere alla finalissima.

Le circostanze in cui si disputò quella partita furono quindi alquanto singolari: un portiere di origine argentina si ritrovava a difendere al porta del Perù, che non aveva più niente da chiedere al mondiale, proprio contro l’Argentina che si giocava la finale e per di più nella sua città natale, a Rosario. Nonostante molti consigliassero il ct Calderon di schierare il secondo portiere per evitare situazioni imbarazzanti egli diede fiducia a Quiroga. Dopo un discreto avvio in cui il Perù colpì anche un palo la nazionale biancorossa andò letteralmente nel pallone e gli argentini si imposero con un tennistico 6-0. Passerà alla storia come la marmelada peruana e le polemiche ovviamente divamparono, nell’occhio del ciclone finì ovviamente principalmente Quiroga, nonostante non sia stato protagonista di errori evidenti peggiori di quelli di molti compagni. Ma il sospetto che sia stato il tramite di un corruzione generalizzata operata dal junta di Videla è duro a morire, tanto più che molti giurano di avere udito la confessione dello stesso Quiroga, dopo qualche serata in cui aveva alzato troppo il gomito. In ogni caso nonostante il trascorrere degli anni nessuna prova è emersa che possa dimostrare che la partita fosse venduta. Potrebbe anche esser stato sufficiente il clima oltremodo intimidatorio che montò intorno ai peruviani a consigliarli a non opporre una strenua resistenza. Infatti la sorveglianza intorno alla squadra fu “allentata” e i giocatori passarono in bianco la notte prima dell’incontro, disturbati dai supporters argentini; l’autobus che doveva accompagnare Cubillas e compagni allo stadio “sbagliò” più volte strada e impiegò due ore a compiere un percorso di 15 minuti, lasciando inoltre gli sbigottiti giocatori davanti alla curva dei tifosi argentini che li accolsero tra insulti e minacce.

Il resto è storia nota: l’Argentina trionfa in finale contro l’Olanda, anche grazie all’arbitraggio casalingo dell’italiano Gonella, e si aggiudica per la prima volta la coppa del mondo. Una coppa di cui però sarà sempre difficile andare pienamente fieri, legata a doppio filo alle imprese criminali della junta militare.

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