Quando la mafia va a fare il tifo in curva


Si dice che le curve siano – niente di più e niente di meno – lo specchio della società. E allora non c’è niente di strano se, in una società come la nostra, la criminalità organizzata possa fare sentire liberamente la propria voce anche dalle gradinate di uno stadio. Magari senza fare troppo clamore, magari con numeri limitati. Ma intanto c’è, e si vede.

Lunedì sera in curva A appare uno striscione che ai più passa inosservato. “Resterai sempre con noi. Foffy Vive”.

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Sembra uno dei tanti striscioni esposti nel pre-gara per onorare la memoria di qualche tifoso scomparso.

Questa voltas, però, c’è qualcosa di diverso, e qualcuno se ne accorge. La segnalazione arriva dal Corriere del Mezzogiorno, che nell’edizione del giorno successivo segnala la cosa [1].

Caso vuole che “Foffy sia lo stesso soprannome di un morto ammazzato di camorra”. Si tratta di un 24enne, Fortunato Sorianiello, ucciso in strada, nel quartiere Soccavo, una decina di giorni prima. Sorianiello  era il figlio di Alfredo ’o biondo, un tempo fedelissimo del clan Puccinelli e attualmemnte detenuto, ed era a sua volta ritenuto vicino al clan camorrista dei Grimaldi.

L’omaggio al mafioso caduto non è cosa nuova.

Nel settembre del 2008 un fenomeno analogo si verificò al San Nicola di Bari. In curva nord, in occasione della gara casalinga con il Livorno, viene esposto uno striscione che recita “Marino sempre con noi”, salutato da un applauso di tutto il settore centrale.

Si scopre subito che il riferimento è a Marino Catacchio, un pregiudicato ucciso il mese prima nel quartiere Libertà nell’ambito di un regolamento di conti interno al clan Strisciuglio, a cui era affiliato.

Anche di meglio riuscirono a fare i palermitani nel 2002.

Durante Palermo-Ascoli del 22 dicembre i supporter rosanero arrivarono a contestare il 41 bis (il cosiddetto “carcere duro” scontato da diversi esponenti mafiosi) e a chiedere l’intervento dell’allora premier Silvio Berlusconi.

“Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia”, recitava lo striscione esposto per tre minuti in curva nord.

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In seguito venne accertato dagli investigatori palermitani che a esporlo furono i boss di Brancaccio.

Nota a margine: Per gli episodi di Palermo e di Bari, così come per quello recentissimo di Napoli, nessuno ha mai chiesto la squalifica del settore interessato.

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[1]http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2014/24-febbraio-2014/striscione-galeotto-foffyil-camorrista-ucciso-barbiere–2224124617561.shtml

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