Brasile 2014 sarà la prossima Coppa del Mondo veramente grande?


Brazil v Spain: Final - FIFA Confederations Cup Brazil 2013

di Kanishk Tharoor*

A sei mesi dalla partita inaugurale della Coppa del Mondo 2014 – Croazia-Brasile, il 12 giugno a San Paolo – il profilo della competizione è apparso in primo piano giovedì, con l’ultra-pubblicizzato show televisivo del sorteggio che stabilisce il calendario della fase a gironi del torneo. I tifosi di tutto il mondo osservavano nervosi, come se fossero in attesa di un verdetto. Finire in un girone “facile” offre l’allettante prospettiva di un lungo percorso nei Mondiali; un cattivo sorteggio può ridimensionare le ambizioni di una squadra prima ancora che il torneo abbia inizio. Per pochi sfortunati paesi, quel senso di fatalità è già schiacciante.

La Fifa, l’irriducibile e gargantuesco organo di governo globale del calcio, ha ideato la cerimonia del sorteggio, a Bahia, come un imponente spettacolo mediatico, con scintillanti presentatori e star della musica che si pavoneggiavano su un palco decisamente più adatto agli MTV Video Music Awards. Lo sfarzo ha mascherato l’altrimenti laboriosa meccanica dell’evento, che si limitava a dividere le trentadue squadre qualificate in otto gironi da quattro. Ciascuna squadra affronta le altre tre del suo girone, e le prime due di ciascun quartetto passano al turno successivo.

All’anglosfera calcistica è stata servita una mano particolarmente difficile. Le squadre di Inghilterra, Australia e Stati Uniti si sono ritrovate in gironi molto tosti, gettate nell’arena contro le corazzate Italia, Spagna, Olanda, Uruguay, e Germania. In Inghilterra, patria di un immancabile ciclo quadriennale di aspettative iperinflazionate sui Mondiali, uno sconforto profondamente fatalista ha preso il sopravvento qualche minuto dopo il sorteggio. Da un sondaggio online risulta che il settanta per cento dei lettori del Guardian dubita che l’Inghilterra supererà la fase a gironi. Mentre il giornalista della ESPN Iain Macintosh ha ironizzato: “Molti di noi sono già ubriachi”.

Ogni sorteggio dei Mondiali genera un insieme di squadre particolarmente competitivo, invariabilmente chiamato il “Girone della morte” dagli pseudo-intellettuali del calcio. Ma quest’anno, con uno dei gruppi di contendenti più forti nella storia recente, il sorteggio ha prodotto tre gironi potenzialmente fatali. Nel Gruppo B la Spagna, campione in carica, giocherà sia con l’Olanda – il ritorno della finale degli ultimi Mondiali – sia con la talentuosa compagine cilena; gli spagnoli non sono affatto sicuri di un facile passaggio agli ottavi. L’Italia, campione nel 2006, dovrà vedersela sia con l’Inghilterra sia con l’autorevole selezione uruguaiana nel Gruppo D. E gli Stati Uniti si sono arenati nel Gruppo G, tra i maestri tedeschi e il team portoghese guidato da una delle superstar del calcio, lo smagliante Cristiano Ronaldo.

Altrove, gli spettatori non resteranno a corto di trame secondarie, sia nazionali che personali. Riuscirà il Belgio, benedetto da una generazione di giocatori estremamente dotata (e palesemente multiculturale), a superare la sua tipica mancanza di concentrazione e lasciare un’impronta sul palcoscenico internazionale? Chi vincerà il duello tra i fratelli Boateng? Jérôme, che gioca con la Germania, e Kevin-Prince, che ha scelto di giocare per il Ghana, si affronteranno al primo turno. Come se la caverà il cittadino croato Eduardo da Silva contro il paese dove è nato e cresciuto, il Brasile?

I padroni di casa partecipano al torneo da favoriti: saranno agevolati, nella ricerca del primo trionfo ai Mondiali in patria, da un sorteggio gestibile. La sorte è stata benevola anche con il vicino e acerrimo nemico del Brasile, l’Argentina, che si aspetta di sbrigare rapidamente le pratiche Iran (moscerini), Bosnia-Erzegovina (esordienti), e Nigeria (numeri incerti).

Ultimato il sorteggio, esperti e commentatori hanno cominciato a formulare le loro previsioni per i momenti iniziali del torneo, e a costruire accoppiate ipotetiche per la successiva fase a eliminazione diretta. Il guru delle statistiche Nate Silver, fresco d’impiego alla ESPN, ha già elaborato la sua analisi quantitativa, basata sul “Soccer Power Index”, che ha usato per calcolare le probabilità di ciascuna squadra di passare il turno. A differenza della maggior parte degli sport americani, il calcio non produce quelle voluminose pile di numeri, né quell’abitudine alle analisi statistiche, connaturate al baseball o al football. I tifosi di calcio, a giudicare dalle prime risposte alle previsioni di Silver, trovano bizzarro vedere il loro gioco fluido e mercuriale sezionato con precisione millimetrica.

L’anno prossimo ventitre delle migliori venticinque nazionali del mondo si recheranno in Brasile – un caso raro, considerati i tortuosi itinerari verso la qualificazione in ciascun continente, e l’assegnazione di posti riservati a regioni che per tradizione sono calcisticamente più deboli, come l’Asia. Di conseguenza, i tifosi confidano nel fatto che il torneo del prossimo anno sarà all’altezza della competizione del 1986, che si tenne in Messico, ritenuta per consenso approssimativo l’ultima Coppa del Mondo veramente grande.

Occorre risalire al 1994, quando i Mondiali si disputarono negli Stati Uniti, per trovare un torneo organizzato in località enormemente distanti tra loro. I dodici stadi dove si disputeranno le partite sono disseminati lungo tutte le varie fasce climatiche del Brasile, sia in zone rurali che in aree urbane. Giocare nell’umidità equatoriale di Bahia, ad esempio, potrebbe creare alle squadre europee dei problemi che l’aria più fresca di Porto Alegre non presenta. Nel periodo precedente al sorteggio di oggi, i team manager si sono preoccupati tanto delle sedi dove avrebbero giocato le loro squadre quanto dei loro possibili avversari.

All’inizio di questa settimana un commento sfuggito al Ct dell’Inghilterra, Roy Hodgson, secondo cui c’era d’augurarsi di non giocare nell’opprimente afa tropicale di Manaus – immersa nella foresta amazzonica, è in assoluto la sede più remota del torneo – ha già acceso le polemiche. Il sindaco della città, Virgilio Neto, ha replicato che anche lui voleva che l’inglese si tenesse alla larga: “Speriamo di avere una squadra migliore, e un allenatore più educato e ragionevole”. Non verrà esaudito il desiderio di nessuno dei due: l’Inghilterra giocherà la sua prima partita dei Mondiali contro l’Italia a Manaus, dove Neto ha comunque promesso di stupire Hodgson “con l’ospitalità della gente dell’Amazzonia”.

*traduzione di Luca De Luca dall’originale del New Yorker

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Una risposta a Brasile 2014 sarà la prossima Coppa del Mondo veramente grande?

  1. peppedm24 ha detto:

    L’ha ribloggato su Il mio blog.

    Mi piace

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