Marco Osio, il sindaco verdeoro


il Palmeiras del 1995. Osio è il terzo accosciato da destra

il Palmeiras del 1995. Osio è il terzo accosciato da destra

Tommaso Lupoli per MondoCalcio.wordpress.com

Di calciatori brasiliani passati per il nostro campionato se ne contano a migliaia. Dai più vecchi Altafini, Amarildo, Cinesinho, Sormani, Vinicio ai recenti Kakà, Adriano, Ronaldo, passando per gli indimenticabili Falcao, Zico, Socrates e Careca. Interpreti straordinari di un attività fisica di origine arcaica ma carioca di professione.

Eppure c’è stata una volta che il trend si è invertito. A metà anni novanta, grazie ad un operazione di marketing strategico (anche se il termine a quei tempi non era ancora molto popolare) di un’azienda italiana specializzata nel latte, yogurt, panna e nel settore alimentare, per la prima volta un calciatore italiano andò a giocare in Brasile.

Marco Osio nato ad Ancona il 13 gennaio 1966. Dopo l’esordio in massima serie con Torino ed Empoli il centrocampista scese in Serie B al Parma. Con i ducali di Arrigo Sacchi prima e Zeman e Nevio Scala poi conquistò la storica salita degli emiliani in Serie A.

Nel ’93 rientrò a Torino ma a causa di problemi fisici, in due anni, giocò appena 27 partite. Svincolato accettò la proposta dalla Parmalat Italia (che era lo sponsor della squadra, ndr) di giocare con il Palmeiras. Nel ‘95 diventò così il primo calciatore italiano a giocare in un campionato brasiliano.

L’ avventura verdeoro di Osio non cominciò nel migliore dei modi. L’accoglienza riservatagli dall’allenatore del Palmeiras Carlos Alberto Silva, non fu delle migliori. Non certo ideale per uno che nella Parma calcistica era considerato un istituzione:

[1] «Chi è Osio? Avevo chiesto due giocatori argentini e me ne danno uno italiano. Almeno fosse Dino Baggio, il cui cartellino è anch’ esso della Parmalat. Con ciò non voglio dire che non darò al nuovo arrivato una chance di mostrare cosa sa fare, ma già so che la maggior parte degli europei stentano ad ambientarsi nel calcio brasiliano».

Andò meglio con i compagni di squadra che gli organizzarono un benvenuto in perfetto stile carioca:

[2] «Gran parte dei compagni di squadra mi hanno preso e portato in una churascoria per una festa di benvenuto. C’era davvero gran parte dello spogliatoio, tra i tanti ricordo Cafù, Zago, Rivaldo. Carne e birra a volontà per dare inizio alla mia esperienza nella loro squadra. Un modo particolare e molto interessante per farvi capire come si viva il calcio da quelle parti».

Anche in campo le cose non andarono proprio male. Con i “Verdão” totalizzò venti presenze e una rete, un modesto contributo per la conquista del Campionato Paulista. Al ritorno in Italia, dopo un anno come da contratto, trovò però le porte della massima serie chiuse:

[3]«Mi chiedo certo, e spesso , il motivo di questo mancato reinserimento : se fu il mio carattere non diplomaticissimo a tagliarmi fuori dal grande giro, o il mio look, o il fatto che ero il classico calciatore atipico, la mezza punta senza futuro. Forse il nostro calcio era allora troppo chiuso in se stesso . Andare all’estero, quando ci andai io, voleva dire chiudere, più o meno, con il calcio italiano . Ma la chiusura c’è ancora. Non sono poi molti gli “emigranti” rientrati».

Giocò con Saronno, Pistoiese e Faenza, prima di concludere la carriera agonistica tra le file del Crociati Parma.

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[1] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/09/08/un-brutto-scherzo-per-osio-il-palmeiras.html

[2] http://www.goal.com/it/news/1942/esclusivo/2009/04/24/1227026/esclusiva-goalcom-osio-il-brasile-lha-provato-e-avverte-bobo

[3] http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/45000/41411.xml?key=Marco&first=1&orderby=0&f=fir

 

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