Con rabbia e stile. Intervista agli Statuto


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di Michele D’Urso*

L’ultras abbraccia le speranze, i sogni, i valori, i principi e il disagio sociale di ogni giovane, anche di chi non ha la forza e la voglia di crescere e invecchiare. La curva è lo specchio della società, di oggi e di ieri. Molto è cambiato e molto ancora cambierà, ciò che eravamo ieri non siamo oggi, ma i tratti comuni sono evidenti, lampanti. A questo mondo ultras gli Statuto sono legati a doppio filo, hanno tradotto in musica tutto ciò che ruota attorno al calcio, hanno vissuto e vivono la curva attivamente, da ultras, ma soprattutto vivono la vita da mods. Ho imparato ad apprezzarli negli anni, e non nego che se non avessi speso i miei migliori anni su quei gradoni, di loro non avrei mai saputo nulla, e se oggi sono riuscito a scambiare 4 chiacchere con Oskar lo devo soprattutto al mondo ultras. Parlarci non è stato difficile, non sono accecati dal successo e non hanno perso contatto con la realtà. Il timore reverenziale che provavo sono riuscito, parzialmente, a metterlo da parte. A Torino si sta giocando Juve-Roma e gli Statuto, che il calcio lo conoscono, hanno preferito posticipare, anche loro, il “calcio d’inizio” del concerto alle 11. Il locale, piccolo e accogliente, brulica di Mods e il mio abbigliamento casual spicca, mi sento un pesce fuor d’acqua, ma per fortuna la musica unisce, e mai divide.

1.     Cominciamo tirando le somme di questi primi 30 anni di attività, le vittorie e le sconfitte?
Sarebbe stupido parlare di vittorie e sconfitte, perché significherebbe ammettere di aver centrato o mancato degli obiettivi. Nel nostro caso invece la musica è stata solo un mezzo per diffondere la cultura mod a più gente possibile. In questi 30 anni abbiamo suonato perché ci piace farlo e per noi questo è già un successo.

2.     Come ha reagito il vostro pubblico dopo avervi visto salire sul palco del festival di Sanremo, palcoscenico sicuramente atipico per una band come la vostra?
L’esperienza di Sanremo nasce per gioco, per caso, e onestamente nessuno di noi pensava che potesse andare in porto. Ci fu proposto di partecipare e ci candidammo senza pensarci troppo.  Accedendo la televisione scopriamo che la nostra canzone era stata scelta. Decidemmo quindi di convocare una “riunione” in piazza Statuto, dove su 73 presenti (io decisi di non partecipare al voto) 72 votarono a favore. La canzone che presentammo (“Abbiamo vinto il festival di Sanremo” ndr) ci rappresentava a pieno e questo sicuramente fu apprezzato dai nostri fans. Pensiamo, insomma, che pur avendo partecipato ad una manifestazione distante da noi, per stile e cultura, siamo riusciti ad essere noi stessi, senza snaturarci, e per un mod, che fa della non omologazione un cavallo di battaglia, è un successo. Sanremo fu anche un’ottima vetrina non solo per la nostra band ma per l’intero movimento mod.

3.     La canzone alla quale siete più legati?
Siamo legati ad ogni canzone, perché ognuna nel suo piccolo ci rappresenta, ma ci piace comunque ricordare “Ragazzo ultrà”. In Italia credo che nessuno prima di noi ha tradotto in musica le sensazioni e i valori del movimento ultras.
4.     Piazza Statuto oggi?
Piazza Statuto oggi è ancora il luogo di ritrovo dei Mods torinesi e non, e possiamo dire con orgoglio che ormai ci sono  4 generazioni. Io, che non ho fatto parte dei pionieri dei Mods di piazza Statuto, sono cresciuto lì, e lì ho coltivato le miei passioni e vissuto la mia giovinezza e ci vivo adesso. Per noi Mod è una stile di vita e lo Ska è uno dei generi che suoniamo.

5.     Lo stadio e gli Statuto?
Lo stadio è parte della nostra vita. Viviamo la curva da ultras; trasferte, coreografie, scontri e gemellaggi sono esperienze che ci hanno segnato. Dall’introduzione della tessera però le cose sono cambiate e molto in peggio. Da non tesserati abbiamo deciso di lasciare la Maratona e di spostarci in curva Primavera con gli altri ultrà granata non tesserati. Finché sarà necessario continueremo nel nostro impegno nell’affermare il nostro NO ALLA TESSERA DEL TIFOSO!

6.     La Maratona oggi come la vedete?
La Maratona di oggi è diversa da quella di anni fa, purtroppo dopo il “caso” Raciti è tutto diventato molto più difficile e con lo scioglimento dei gruppi storici come UltrasKorpsViking, etc. le cose sono ovviamente cambiate. Per questo apprezziamo e stimiamo le nuove leve che, a causa della spietata e ingiustificata repressione da parte delle forze dell’ordine e delle autorità associata all’introduzione dell’anticostituzionale “tessera del tifoso”, si trovano sicuramente a vivere la curva con molte più difficoltà rispetto alle nostre.

7.     La trasferta più bella?
Le trasferte di fine anni ‘80, come Innsbruck di Coppa Uefa o anche Bologna. Erano altri tempi, i ragazzi erano diversi e soprattutto certe esperienze non si potranno più rivivere.

8.     Il vostro mondo, ancor più in quanto contiguo alla sottocultura mod, basa molto sullo stile e sull’aspetto estetico. Qual è la sottile linea di demarcazione dell’apparenza da non superare mai per non perdere di vista la natura più genuina della propria essenza? 
Indossare un abbigliamento apposito per lo stadio e soprattutto per “dimostrarsi” ultras è atteggiamento totalmente antitetico all’essere ultras stesso. Ciò che contraddistingue un ultras è innanzitutto la lealtà, il rispetto dei colori propri e degli avversari, il senso d’appartenenza e l’attivismo solo ed esclusivamente NO-PROFIT. In definitiva, è la mentalità a fare l’ultras e non certo il vestito.

9.     Ci si lascia sempre con una punta di malinconia: a voi cosa rimarrà dell’essere ultras per come “voi vecchietti” lo intendete? Cosa credete che del mondo ultras sarà così forte da travalicare i tempi e passare di generazione in generazione nonostante l’ondata di repressione cieca? 
I tempi sono davvero molto cambiati ma finché ci sarà la consapevolezza che il calcio e lo stadio sono patrimoni del Popolo, sono motivo e fonte d’aggregazione, sono creazione d’appartenenza e condivisione, solo gli ultras ne saranno i veri protagonisti e testimoni, anche nel futuro.
Il concerto inizia alle 11, la gente balla e si diverte. Non ci sono solo mods, ma anche skins e persone “normali” come me, forse tanti non sono nemmeno ultras. Suonano i classici, da “Ragazzo ultrà” e “Intercity firm”, senza dimenticare “È già domenica”. Sono passati 30 anni ma gli Statuto ci sono ancora, con la stessa carica e energia di quando hanno iniziato. Si spera che anche il movimento sappia avere la stessa energia, magari arriverà una luce a squarciare il buio in sala e saranno gli ultras a ballare sulle carcasse di chi li voleva morti. Ovviamente al ritmo di una canzone degli Statuto.

* pubblicato su SportPeople il 7 febbraio 2014

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