Mondiali, il Brasile addestra 10mila poliziotti per fronteggiare le proteste di piazza


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Secondo la FIFA il Brasile è in clamoroso ritardo nell’organizzazione dei Mondiali che ospiterà prossimo giugno.

In compenso le autorità brasiliane stanno facendo molto in termini di sicurezza, tanto da arrivare a creare uno speciale corpo di forze di élite, composto da 10mila uomini e affidato al capo delle Força Nacional de Segurança Pública, il colonnello Alexandre Augusto Aragon.

Secondo le indiscrezioni pubblicate dalla stampa locale, le truppe speciali antisommossa saranno selezionate tra le forze di sicurezza della polizia, appositamente addestrate e infine dispiegate in tutte e 12 le città che ospiteranno la prossima Coppa del Mondo.

L’obiettivo è contenere le proteste che prevedibilmente accompagneranno l’evento.

Nonostante i passi avanti compiuti dalla presidenza Lula per l’emersione dalla povertà di ampi stati della popolazione, infatti, il Brasile è tuttora attraversato da un profondo malessere sociale, come hanno dimostrato le manifestazioni avvenute lo scorso anno in occasione della Confederation Cup.

Allora scesero in piazza fino a un milione di persone in un solo giorno. Dal dissenso iniziale contro l’aumento delle tariffe del trasporto pubblico, la protesta si concentrò poi sulla corruzione e sullo spreco di soldi compiuto per l’organizzazione dei Mondiali.

“La questione della sicurezza in occasione della Coppa del Mondo – ha dichiarato il colonnello Aragon – ci è stata a cuore ben prima che avessero luogo le proteste dello scorso anno, perché vogliamo restare fermi mentre le cose accadono. Quello che ci ha colpito è stata la violenza di quelle proteste”.

In sei mesi, poco è cambiato.

Preoccupa l’inflazione, che continua a erodere il potere di acquisto delle classi meno abbienti: nonostante gli sforzi compiuti dal governo per congelare i prezzi del carburante, dell’elettricità e dei trasporti, nell’anno in corso l’indice dei prezzi al consumo dovrebbe attestarsi di poco al di sotto del 6 per cento. E anche il Pil continuerà a crescere a ritmi lontani da quelli di un’economia emergente (“solo” +2,5 per cento nel 2014), ampliando così la percentuale dei disoccupati, che arriverà quest’anno al 6,5 per cento.

In un contesto del genere, la riproposizione delle proteste del giugno scorso appare più che probabile.

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