La gente o i club? Il dilemma di Platini con la Champions League


uefa-platini

di Frank Dunne*

Pochissimi accordi televisivi sono paragonabili a quello chiuso lo scorso fine settimana in Gran Bretagna per Champions League ed Europa League. Molta enfasi è stata posta sulle conseguenze che avrà nel mercato televisivo britannico il fatto che BT Sport abbia strappato entrambe le competizioni a BSkyB e ITV. Ma va considerato anche un interessante aspetto politico.

Stringendo un accordo in esclusiva con un operatore della pay-tv (sebbene si tratti di un operatore che intende trasmettere alcune partite gratis), il presidente della Uefa Michel Platini sta facendo una sorta di scommessa. Da quando ha abbandonato il campo da gioco per la politica, Platini si è professato l’uomo del popolo,  un calciatore vero che quasi da solo cerca di arginare una crescente marea di consumismo.

L’intesa è stata già vista in più parti come accordo “prendi i soldi e scappa”, senza alcun riguardo per i milioni di fan britannici che non vogliono, o non possono permettersi, di sottoscrivere un abbonamento. Il confronto viene fatto con i club di calcio più ricchi, che stanno tagliando fuori dai propri stadi giovani e disoccupati con prezzi folli (per i biglietti di tutti gli eventi e, in particolare, i biglietti della Champions League).

Tuttavia di fronte a un offerta di BT che era di gran lunga superiore a quella messa sul tavolo dai rivali, Platini e la Uefa avevano altra scelta? Che avrebbero detto i top club europei se avesse rifiutato centinaia si milioni di sterline per garantire la trasmissione su ITV?

Uno dei campi in cui la Uefa è più impegnata è lo storico scontento dei club per i proventi provenienti delle competizioni europee e per il controllo esercitato su di esse. La stessa creazione della Champions League, a partire dalla vecchia Coppa dei Campioni, era un modo di venire incontro a tali istanze. Ma il vero colpo di genio dell’Uefa è stata la creazione di un mercato che garantisce dividendi ai club in base alle dimensioni degli accordi televisivi di un paese.

Guardando a tutto ciò attraverso la lente dei valori sportivi del “che vinca il migliore”, piuttosto che con quella della realpolitik, la Champions League è una creazione sconcertante. Un alieno arrivato dal pianeta Sport potrebbe apprendere dei 10 milioni di euro in più guadagnati dalla Juventus per essere eliminata nei quarti di finale rispetto a quelli incassati dal Bayern Monaco vincitore della competizione e concludere che il compito della Uefa è quello di premiare il fallimento.

Questo modello è stato creato per soddisfare I club dei cinque principali mercati televisivi – Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Spagna. E sebbene la competizione, sia dal punto di vista sportivo che commerciale, sia considerata da tutti un successo, ci sono ancora top club che sono intenzionati a utilizzare i media per iniziare a propagandare sottovoce una super-league autonoma. È un bastone che si portano sempre dietro per pungolare l’Uefa quando è il momento opportuno.

Se è vero che l’essenza della strategia è conoscere quali battaglie combattere e quali lasciar perdere, Platini ha chiaramente deciso che le lamentele dei tifosi per l’assenza di una trasmissione gratuita della principale competizione della Uefa è un prezzo che vale la pena pagare per tenere legati al progetto Champions League Real Madrid, Milan e compagnia. E i precedenti dimostrano che ha ragione.

L’Uefa non avrebbe fatto questo tipo di accordo se non ci fosse stato il precedente dell’attuale  accordo per i diritti della Champions League in Francia. In quel caso, le tv a pagamento Al Jazeera e Canal Plus si sono accaparrate in due i diritti live della Champions League, lasciando alla tv non a pagamento solo la finale. Non ricordo tifosi francesi fare barricate a Paris per questo motivo, ma qualche malcontento deve esserci stato.

La storia, in ogni caso, potrebbe essere dalla parte della Uefa. Sono convinto che entro dieci anni ogni forma di contenuto in grado di indurre la gente a sottoscrivere un abbonamento pay-tv sarà disponibile esclusivamente sulla pay-tv, con la televisione generalista utilizzata solo per trasmettere qualche volta gli highlight al temine dell’evento. In Premier League ciò è avvenuto anni fa e i tifosi sembrano essersi abituati.

Forse, dopo tutto, per Platini non esiste alcun dilemma

* TV Sports Markets

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