Hooligans, il falso mito della signora Thatcher


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di John Foot*

Tra gli interminabili dibattiti sulla questione degli ultras e della violenza del calcio in Italia, un mito si è riaffacciato ancora una volta dopo gli incidenti di domenica scorsa. Il mito della Thatcher, che fa riferimento al cosiddetto “modello inglese”. L’idea è che la signora Thatcher abbia personalmente sconfitto gli hooligans in Inghilterra attraverso un giro di vite. Questo mito è stato riproposto dai media italiani anche nei giorni scorsi.

La signora Thatcher in realtà non ha avuto nulla a che fare con la sconfitta degli hooligans in Inghilterra. Odiava il calcio e non ne capiva granché. Lei era parte del problema, non della sua soluzione. Subito dopo la tragedia dell’Heysel, la signora Thatcher si affidò alla repressione. Tutti i tifosi iniziarono ad essere trattati come dei criminali. Negli stadi, alcuni già vecchi e pericolosi di loro, furono erette barriere di metallo. Qui, in spazi strettissimi, venivano relegati i tifosi. Seguire la propria squadra in trasferta era diventato come stare in uno zoo. L’esperimento non ebbe successo. E fu purtroppo una tragedia a sancirne il fallimento. Il 15 aprile 1989 era in programma la semifinale della FA cup tra Liverpool ed Nottingham Forest. Si disputava in campo neutro, a Hillsborough (Sheffield). I tifosi del Liverpool arrivarono in ritardo e furono concentrati su una di queste gradinate strette e recintate. Quella volta non si trattò né di scontri né di violenza, ma 96 persone, tra cui molto giovani, rimasero schiacciate contro le barriere di metallo. Lo spazio era troppo stretto. Fu una cosa orribile. Una grande tragedia che segnò per sempre la vita di migliaia di persone.

In seguito a ciò, in gran parte del Regno Unito furono aboliti quei terribili recinti. E mai piu costruiti. Nel 1989 il governo affidò al giudice Peter Taylor una vera e propria inchiesta sul disastro di Hillsborough. Dopo mesi di indagine, Taylor pubblicò un ampio rapporto in due parti (si può scaricare su wikipedia). Nel 1990 la signora Thatcher si ritirò dalla politica. C’entra poco e nulla dunque – se non in senso negativo – col modello inglese. La conclusione del rapporto fu soprattutto una. Il pericolo più grosso veniva dal fatto che migliaia di tifosi erano costretti a stare in spazi piccoli e in piedi. Da allora tutti i più grandi stadi avrebbero dovuto prevedere solo posti a sedere numerati. Ed i tifosi rimanere seduti per l’intera gara.

A seguito del rapporto Taylor, quasi tutte le società hanno investito molto denaro nelle ristrutturazione dei propri stadi o nella costruzione di nuovissimi impianti. In Inghilterra sono oramai tutti di proprietà dei club. Con la fine delle curve “tradizionali”, le mitiche terraces come il North Bank di Highbury, gli stadi sono cambiati e il prezzo dei biglietti è aumentato. E’ cambiata l’atmosfera, più sicura ma anche più noiosa. I bambini hanno ricominciato ad andare alle partite e con loro donne, famiglie e anziani. I cori razzisti sono stati proibiti. Se tiri qualcosa in campo, vieni bandito per sempre.

Negli ultimi 20 anni, il calcio inglese – e il modo di guardare il calcio in Inghilterra – è cambiato per sempre. I nuovi tifosi sono antropologicamente diversi dagli hooligans dell’Heysel. Sono abituati a stare seduti, vedere la partita, parlarne con chi gli sta accanto. La violenza è stata cancellata dentro gli stadi e sebbene si sia in parte trasferita all’esterno, resta comunque a livelli molto bassi. Puoi presentarti allo stadio 5 minuti prima del fischio d’inizio, entrare col tuo biglietto elettronico, andare al tuo posto in ascensore, avere una visuale perfetta e poi tornartene a casa. Molto è andato perso – compresa la cultura del tifo – ma molto si è anche guadagnato.

L’Italia potrebbe adottare il modello inglese? Sì. Ma prima deve capire di cosa si tratta. La repressione non è sufficiente come si è visto negli ultimi dieci anni. E’ inutile introdurre gli steward se non si cambiano le curve e non si eliminano le recinzioni. C’è bisogno di stadi dove il pubblico possa vedere e sentire la partita (e i giocatori vedere e sentire i tifosi) come esseri umani, non animali. Ci vorranno almeno 20 anni e non si è nemmeno cominciato. Forse è utopia ma vale la pena provare a cambiare le cose. Ricordandosi che la signora Thatcher non c’entra nulla.

*Pubblicato su il Manifesto del 17 novembre 2007

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Una risposta a Hooligans, il falso mito della signora Thatcher

  1. Pier ha detto:

    Quando stavo a Londra, alla library della London School of Economics, un giorno che non avevo voglia di studiare mi misi a dare un’occhiata tra i libri che parlavano di calcio e del mondo del tifo in generale. Per caso mi imbattei in un articolo che parlava del fenomeno hooligan e di come fu “risolto”. Ovviamente la sistemazione degli stadi era considerato un fattore decisivo. Rimasi sbalordito quando lessi che l’ispirazione per i nuovi stadi gli venne vedendo i bellissimi impianti di Italia ’90. Praticamente in Italia parliamo di adottare il modello inglese e di rifare gli stadi dopo “l’occasione persa di Italia ’90” che però a quanto pare ispirò il modello inglese. Peccato che non mi sia segnato gli estremi del libro…

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