Gigi Meroni vi spiega come si fa un dribbling


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di Gigi Meroni*

In tutti i campetti di periferia, dove le porte sono segnate dai mucchi degli indumenti dei giocatori e ogni tanto il pallone schizza oltre il prato e intralcia il traffico, i ragazzi che giocano hanno una prima e fondamentale aspirazione: quella di tenere il più possibile la palla seminando il maggior numero di avversari. Il passaggio, il gioco d’insieme,tutte le diavolerie tattiche non contano niente: conta soltanto il dribbling. E chi sa farlo bene è senz’altro il migliore della compagnia.

A quei tempi, i tempi del “campetto”, io ero uno di quelli che sapevano farlo bene, e magari so farlo bene ancora adesso che gioco nel Torino. Mi hanno chiesto di spiegarvi come si fa e francamente non credo di essere in grado di spiegarvelo troppo bene. Perché il dribbling è una cosa troppo personale, istintiva, troppo soggetta ai capricci del momento.

Quando io arresto una palla, la controllo e parto verso la porta avversaria, compio certamente una serie di movimenti coordinati che portano a un risultato, ma di questi movimenti non ho una sensazione immediata, non posso ricordarmeli. Ecco perché vi dico che spiegarvi chiaramente i segreti del dribbling non mi è possibile. Tutt’al più, posso insegnarvi alcuni accorgimenti che vi saranno senz’altro utili.

Ma prima rivediamo insieme, leggendo un vecchio manuale del gioco del calcio come possiamo definire l’arte dello scartare l’avversario. Il dribbling, dice il nostro libretto, è l’arte di portare avanti la palla con leggeri colpi di piede, così che essa rimanga tenuta sotto il controllo del giocatore. Ciò non significa che il calciatore con la palla, avendola perfettamente sotto controllo, debba sorpassare parecchi avversari, sebbene questa sia la forma più spettacolare di abilità. Dribbling può significare anche che il giocatore in possesso del pallone lo tiene fin quando decide di passarlo a un compagno o tirarlo in porta.

Cosa vitale in un dribbling è procedere veloci e dritto, perché un lento dribblatore viene facilmente affrontato e fermato dall’avversario e chi non è capace di andare dritto perde tempo e corre di più affaticandosi inutilmente.

Il pallone non dovrebbe quasi mai essere portato avanti in dribbling se è possibile passarlo a un compagno in posizione più migliore (ecco una regola che non sempre io osservo, però). Gli attaccanti possono dribblare di più, i difensori dovrebbero farlo molto meno, perché il dribbling effettuato da un terzino può creare grossi pericoli per la sua porta. Le parti del piede che dovrebbero essere usate per il dribbling sono l’esterna e l’interna (la prima più della seconda). Dovete colpire la palla con la giusta forza, sufficiente a farla correre davanti a voi alla stessa velocità. Ciò dà il risultato conosciuto con il nome di: “pallone incollato alle dita del piede”.

Non tentate mai il dribbling con la punta del piede. Occasionalmente, in uno scontro disperato, si può spingere la palla oltre all’avversario e riprenderne poi il controllo, ma questo è un dribbling difficilissimo in quanto una situazione disperata e un perfetto controllo del pallone vanno male d’accordo. Generalmente parlando, si dovrebbe guardare la palla quando si dribbla e tenervi il corpo sopra. Naturalmente è necessario dare un’occhiata intorno prima di tirare o passare, ma l’occhio dovrà ritornare alla palla il più presto possibile.

Un altro punto: se il giocatore ha dello spazio libero intorno a sé non è necessario che tenga il pallone sotto un controllo molto stretto. Cercate di tenere il vostro corpo fra la palla e il possibile avversario così che se egli vi attacca deve farlo “attraverso” di voi e quindi con il rischio di farvi ottenere un calcio di punizione. Ne consegue che è indispensabile che voi sappiate dribblare altrettanto bene con entrambi i piedi. Un avversario che vi affronta mente voi avanzate con la palla è quasi certo di adattare la sua velocità alla vostra. Così ne consegue che se voi venite avanti con i tre quarti della vostra velocità massima e poi, esattamente quando lui sta per attaccarvi, scattate a piena velocità, egli è colto di sorpresa e viene a trovarsi in ritardo per ostacolarvi. Questo è specialmente efficace contro avversari che giungono diagonalmente o perpendicolarmente alla vostra linea di corsa.

“Fintare” significa far credere all’avversario che voi state per fare ciò che voi non intendete fare, per esempio che state per effettuare un passaggio mentre invece intendete procedere direttamente in dribbling. Voi potete passare attraverso una gamma di finte, a cominciare da quella di fermare la palla con il tacco e spingerla in una certa direzione con il piede e poi passarvelo sopra mentre essa continua la sua corsa. Queste sono raffinatezze del dribbling che richiedono molta pratica per acquistare il “tempo” e l’equilibrio esatto del corpo, allo scopo di portare il vostro avversario sulla strada sbagliata, fin quando sia troppo tardi perché lui possa correggere il suo errore. Il risultato è il medesimo prodotto dall’ondeggiamento del corpo salvo che il questo caso è il piede che ondeggia sulla palla mentre nell’altro è il corpo che fa il movimento ingannatore.

Ecco dunque i miei pochi consigli, che mi sono stati ispirati dalla pratica e dalla rilettura del manuale di Fabian e Witthaker. Ci sono ancora alcuni modi particolari di allenamento e poche regole fondamentali da tenere sempre presenti, e poi eccovi pronti, piccoli amici, a dribblare con stile, potenza disinvoltura, qualunque avversario.

* pubblicato su “Alé Toro” nel 1964. Ripreso da ReoCities 

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