Lo sputo sulla maglia, quell’oltraggio mai dimenticato di Astutillo Malgioglio alla Lazio


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Tommaso Lupoli per mondocalcio.wordpress.com

Astutillo Malgioglio portiere classe ’58. Un Don Chisciotte con i guanti  che cercava nel pallone il suo Sancio Panza per difendere gli ultimi, trova invece nell’odio dei tifosi laziali e in una reazione rabbiosa il baratro.

Nella sua carriera tanta panchina, troppa. Negli anni ottanta portare il dodici sulle spalle non era facile. La scuola italiana di portieri ne ha visti tanti ammalati da sindrome di eterno secondo; per loro il margine d’errore – quando venivano chiamati in causa – era pari allo zero.

Indossò i guantoni per la prima volta nel settore giovanile del San Lazzaro, squadra dilettantistica della sua città. Passò poi al vivaio della Cremonese, prima dell’esordio in massima serie, il 22 maggio 1977, con la maglia del Bologna. Nella stagione successiva vestì la casacca del Brescia, tra i cadetti. Con i lombardi riconquistò la serie A, dove giocò il suo primo ed unico campionato da titolare.

Proprio negli anni con le rondinelle – come lui stesso racconta in un’ intervista al Corriere della Sera nel settembre 2001 – scoprì la realtà di un centro per disabili che lo impressionò notevolmente. Decide così  di difendere i portatori di handicap come di domenica difendeva la propria porta:

“Avevo 20 anni quando, titolare del Brescia in serie B, visitai per la prima volta un centro per disabili. Mi impressionò la loro emarginazione, il menefreghismo della gente. Mi sono specializzato nello studio dei problemi motori dei bambini e col primo ingaggio ho aperto Era 77. Offrivamo terapie gratuite”.

Dopo un anno con la Pistoiese, sempre tra i cadetti, passò alla Roma Campione d’Italia. I giallorossi però potevano offrigli solo un posto da secondo all’ombra di Franco Tancredi e così la stagione successiva  – voluto da Luigi Simoni – scese in Serie B con la maglia della Lazio per ritornare a giocare.

Una scelta per niente felice, la più brutta della sua vita. Ad ogni allenamento i tifosi laziali lo accoglievano con lancio di bottigliette, sputi e pomodori. Secondo Astutillo l’odio che gli riservava la tifoseria non era dettato solo dalla provenienza romanista ma anche dal fatto che dedicava troppo tempo alla sua attività sociale, trascurando così quella calcistica.

Il rapporto con i laziali si interruppe bruscamente in un nove marzo del 1986. In un Lazio-Vicenza persa dai padroni di casa 4-3. Il portiere, responsabile di due delle quattro reti subite, all’ennesimo insulto, a fine partita, si tolse la maglia, ci sputò sopra e la gettò verso la curva. Un gesto gravissimo che la società biancoceleste accolse peggio degli ultras.

Malgioglio non aspettò l’esito del processo sommario, rescisse il contratto e lasciò la capitale. Successivamente – secondo la versione del giocatore – venne a galla che a scatenare la veemente reazione fu l’affissione sugli spalti dell’Olimpico uno striscione con la scritta “Tornatene dai tuoi mostri”. Circostanza mai chiarita.

Astutillo Malgioglio chiuse la carriera in nerazzurro, a Milano prima e Bergamo poi, collezionando appena dodici presenze in sei stagioni.

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