Perché chiudere le cuve per razzismo è sbagliato


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Michele D’Urso per mondocalcio.wordpress.com

La curva del Milan, piena zeppa di calabresi, pugliesi, campani e anche di immigrati, domenica sera ha rivolto cori ingiuriosi e offensivi, urtando la sensibilità dei moralizzatori del calcio. Adesso basta, adesso bisogna dare una lezione, colpirne uno per educarne cento. Ma forse colpiamo cento per educarne uno. Se siamo fortunati, ovviamente.

Fuori dal coro, oltre i luoghi comuni, oltre il teatrino del calcio, oltre tutti i buoni propositi, può essere opportuno fermarsi un attimo, magari approfittare dell’intervallo tra il primo e il secondo tempo, e cercare di capire se chiudere una curva sia cosa buona e giusta, corretta. Io penso di no.

Gli insulti sono contro i napoletani o contro il meridione? In principio furono i veronesi i razzisti, e i napoletani le vittime. Nulla è cambiato, gli scaligeri sono sempre gli stessi, brutti e xenofobi, ma a loro si sono aggiunte tante, forse troppe, tifoserie (Milan, Inter, Bari, Foggia, Salerno e chi più ne più ne metta), tutte unite contro i partenopei.

E il punto è proprio questo, i giornalisti, la Lega, il sistema calcio nel suo complesso confonde l’offesa individuale con l’odio razziale. Sarà un caso, ma questi episodi si registrano sempre e solo quando gioca il Napoli, mai quando l’avversario ha i colori del Catania, Palermo o altre città del meridione.

Per cambiare bersaglio, prendiamo in considerazione gli insulti rivolti durante la passata stagione a Boateng e a Balotelli. Razzismo? Eppure quegli stessi tifosi accusati di razzismo non si sono fatti problemi, in passato, a eleggere a idoli giocatori di colore, quando questi militavano nella propria squadra. Vedi gli juventini con Davids, o gli interisti con Balotelli, prima idolo e adesso – una volta passato sulla sponda rossonera di Milano – sporco bastardo.

Non sarà allora che il coro, stupido e ignobile, è solo uno strumento per mettere in difficoltà l’avversario?

Fatto sta che, se dovesse passare la linea della tolleranza zero, tutte le curve d’Italia d’ora in avanti potrebbero rischiare. Basterebbero piccoli gruppetti, magari anche infiltrati, per far partire un coro e far chiudere la curva.

Cosa dovrebbe fare la Lega se un domani i baresi continuassero ad etichettare  i leccesi come sporchi africani? I palermitani, che contro i catanesi invocano l’eruzione dell’Etna, rischierebbero la galera, quali mandanti esterni. Che dire poi dei derby toscani che normalmente non brillano per tolleranza?

Il punto è questo, qualcuno ha voluto caricare di significato il calcio e tutto ciò che ruota attorno, curve comprese. Vogliono moralizzare la società con il calcio, o forse nascondere lo sporco che c’è nello sport più popolare in Italia, un tempo anche il più bello.

Hanno ucciso Raciti e ci hanno chiesto di riflettere, hanno ucciso Gabriele Sandri e hanno continuato, show must go on. Hanno insultato Napoli e hanno chiuso la curva, hanno lucrato sul calcio ma hanno deciso di continuare, a lucrare.

Di certo non risolveranno il problema del razzismo, se di razzismo si tratta, chiudendo una curva per un match. Banalmente ho sempre pensato che una partita è solo e sempre una partita, uno spettacolo che dura 90 minuti, e caricarlo si significato o di aspettative sarebbe un errore. Tutto ciò che succede nelle arene italiane nasce e muore con il fischio dell’arbitro, il resto sono solo chiacchiere da bar, prive di significato.

NB le opinioni espresse dall’autore dell’articolo esprimono solo le opinioni dell’autore dell’articolo.

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5 risposte a Perché chiudere le cuve per razzismo è sbagliato

  1. lucastigliani ha detto:

    NB le opinioni espresse dall’autore dell’articolo esprimono pienamente anche le mie.

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  2. redazione ha detto:

    “Il capo ultras del Milan ha ragione: dire ‘Napoli colera’ o ‘terremotati’ sono semplici sfottò da stadio che vengono riproposti da tanti anni. A Napoli non ci offendiamo per cose del genere, pensassero al vero razzismo”. Raffaele Auriemma a Tiki Taka su Mediaset.

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  3. ivano ha detto:

    “Nulla è cambiato, gli scaligeri sono sempre gli stessi, brutti e xenofobi”.
    Insomma, alla fine gli unici xenofobi rimangono i tifosi dell’Hellas. Per gli altri, folklore da stadio.
    Eppure mi sembrava che fossero gli stessi tifosi che hanno risposto con grande ironia, senza nessuna forma di razzismo, proprio qualche settimana fa contro il Milan.
    Provate a alzare la qualità, almeno di un gradino, delle vostre “opinioni personali”. E’ così difficile?

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    • redazione ha detto:

      È evidente che il “Nulla è cambiato, gli scaligeri sono sempre gli stessi, brutti e xenofobi” è ironico: quella è la considerazione che ne hanno i media, non certo l’autore. Chiaro no?

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  4. rinomarinelli ha detto:

    La linea oltre la quale, a mio parere, la discriminazione territoriale sussiste e va sanzionata risiede in ciò: occorre vietare cori o striscioni che inneggiano a gravi fatti luttuosi riferibili a una data comunità civica o sportiva (il terremoto, il colera, la tragedia di Superga, il caso Paparelli), oggettivamente in grado di urtare la sensibilità dei più e dunque condurre, in potenza, a reazioni violente. Tutto il resto sta al di qua: se a Bergamo o a Piacenza mi danno del terrone, io controbatto a base di nebbia e polenta; se mi danno del terremotato, mi incazzo, e di brutto, perché sotto le macerie sono morti in tremila, trentatré anni fa.
    http://pellegrinoeillupo.wordpress.com/2013/10/10/discriminazione-territoriale-un-paradosso-tutto-italiano/

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