Quando c’era Paolo Valenti


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di Andrea Pelliccia*

La straordinaria partita disputata contro il Napoli il 17 settembre 1989 valse a Roberto Baggio il soprannome di “Divin Codino”, coniato da Gianni Brera.

E tra i tanti che si emozionarono dopo aver ammirato la sua meravigliosa rete dell’uno a zero c’era certamente Paolo Valenti.

Sì, perché Paolo Valenti tifava proprio per la Fiorentina.

Lo scoprimmo una triste domenica del 1990, a dircelo fu Nando Martellini, cui toccò il doloroso compito di condurre la puntata di “90° Minuto” successiva alla morte di Valenti.

Martellini ci tenne a svelare quel piccolo segreto, perché sapeva bene che l’interrogativo su quale fosse la squadra del cuore di Paolo Valenti ossessionava molti appassionati di calcio di quell’epoca, me compreso.

Già, quell’epoca. «Il calcio degli Anni Ottanta era molto meglio di quello attuale», sento ripetere spesso.

Mi viene naturale e istintivo essere d’accordo con quest’affermazione. Ma poi provo a chiedermi: «Perché era meglio?».

Forse perché, a differenza di quello attuale, quello era un calcio pulito, senza intrighi, senza imbrogli. Purtroppo non è così. Oggi gli scandali del calcio italiano si chiamano “Calciopoli”, allora si chiamavano “Calcioscommesse”. Ma la sostanza resta la stessa.

Forse perché non c’era la violenza del calcio di oggi: scontri fra tifosi, scontri fra tifosi e polizia, in qualche caso feriti gravi e addirittura morti. Le trentanove vittime dell’Heysel ci ricordano che purtroppo gli incidenti sugli spalti degli stadi di calcio si verificavano anche allora. Anzi, adesso qualcosa è cambiato in meglio. Dopo le novantasei vittime dell’Hillsborough di Sheffield, nel 1989, gli inglesi (almeno loro) hanno imparato a costruire stadi più sicuri, più belli e meno violenti.

Perché era meglio? Forse perché all’epoca noi italiani andavamo in giro vantandoci di essere Campioni del Mondo. Lo siamo stati anche in anni recenti, nel 2006. E, lo ricordo bene, l’urlo con cui ho salutato il rigore vincente di Fabio Grosso contro la Francia non è stato tanto diverso da quello che ha fatto seguito al gol del due a zero di Marco Tardelli contro la Germania Ovest.

Allora perché rimpiangiamo e guardiamo con nostalgia al calcio di quegli anni? La spiegazione, forse, è la più semplice e banale di tutte. Quel calcio ci manca perché ci riporta indietro nel tempo, quando avevamo tutti trent’anni di meno. E non è poco.

E se potessi tornare indietro

Indietro io ci tornerei.

Francesco De Gregori, La ragazza e la miniera

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* tratto da “Quando c’era Paolo Valenti”, Sport.doc 

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