Honduras-Salvador, il calcio come detonatore bellico


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Tommaso Lupoli per mondocalcio.wordpress.com

Certe volte, seppur involontariamente, una semplice partita di calcio può assumere un peso specifico maggiore. Maglietta e pantaloncino si riflettono nello specchio come divise militari. Entrare negli spogliatoi e sentirsi come nelle trincee. Questo è quanto accaduto nel giugno del ’69 alle Nazionali di calcio dell’Honduras e di El Salvador.

Le due Nazioni vivevano in un clima di altissima tensione, clima caratterizzato da divergenze politiche interne. Proprio in quel periodo le due nazionali di calcio stavano per affrontarsi nella semifinale della zona Concacaf valevole per le qualificazioni ai Mondiali di Messico 1970.

Superati con disinvoltura i rispettivi gironi, Honduras (Gruppo 1) e El Salvador (Gruppo 3) si ritrovarono per il primo confronto l’8 giugno 1969 in Honduras all’Estadio Nacional di Tegucigalpa.

La notte prima della gara, centinaia di persone circondarono l’hotel che ospitava i calciatori salvadoregni, intimidendoli con lanci di pentole e sassi. Andò peggio il giorno dopo quando alcuni fanatici scovarono il pullman che trasportava gli stessi giocatori all’Estadio Nacional e tranciarono le gomme al mezzo.

Sul rettangolo verde a passare furono i padroni di casa con una rete, allo scadere, di Roberto Cardona. In Salvador, una ragazza di 18 anni, Amelia Bolanos, si tolse la vita con un colpo di pistola “per non aver retto al dolore di vedere la patria messa in ginocchio”, diventando così martire ed eroina nazionale.

La storia si ripeté una settimana dopo. Questa volta subire gli onori di casa toccò ai giocatori dell’Honduras. Una fitta sassaiola contro le finestre dell’hotel che ospitava i calciatori honduregni rese indispensabile il trasferimento degli stessi presso un’altra struttura.  L’indomani i calciatori della squadra ospite vennero scortati all’Estadio de la Flor Blanca all’interno di carri armati. Come ampiamente prevedibile, i salvadoregni stravinsero la partita 3 a 0 (27′ rigore di Martínez, 30’ raddoppio di Acevedo e 41′ ancora Martínez). Ma poiché il regolamento non considerava ancora il numero di goal segnati, si rese necessaria una terza gara di spareggio in campo neutro.

Le squadre si affrontarono di nuovo il 27 giugno, questa volta però sul neutro dell’Estadio Azteca di Città del Messico. Le due tifoserie si divisero il palcoscenico arginati da oltre 5000 agenti di polizia. Anche i giocatori in campo acquistarono più coraggio e spinti dalla cornice di pubblico si sfidarono senza esitazioni. La gara si concluse 2-2 con una doppietta di Martínez per El Salvador e reti di Cardona e Gómez per l’Honduras. Nei supplementari, all’11’ minuto del primo tempo, è Mauricio “Pipo” Rodríguez a regalare a El Salvador l’accesso in finale contro Haiti.

Al fischio finale, le due tifoserie vennero a contatto generando una guerriglia urbana senza precedenti, durata ore. In Honduras, la sera stessa della partita, il governo ruppe le relazioni diplomatiche con El Salvador. La tensione si coniugò in conflitto armato il 14 luglio 1969 e terminò appena quattro giorni dopo con il “cessate il fuoco” imposto dall’Organizzazione degli Stati Americani.

Il triplice confronto agonistico non è stato (almeno non da solo) di certo la causa scatenante dello scontro tra i due paesi. In questo caso lo scontro calcistico ha semplicemente preceduto quello bellico.

Come scrisse Ryszard Kapuscinski, giornalista e scrittore di origini polacche, nel suo libro La prima guerra del football e altre guerre di poveri:

Il calcio contribuì a rinfocolare lo sciovinismo e l’isteria patriottica, tanto necessari per scatenare la guerra e rafforzare il potere dell’oligarchia in entrambi i Paesi.

* per mondocalcio.wordpress.com

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