A un passo dalla gloria. La cavalcata del Cagliari in Coppa Uefa – seconda parte


1995, Oliveira, Ca-Parma 2-0(Guerino)

Piergiuseppe Mulas per mondocalcio.wordpress.com

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Se gli ottavi si erano rivelati meno impegnativi del previsto, il sorteggio dei quarti regala al Cagliari un avversario da far tremare i polsi: la Juventus di Giovanni Trapattoni e del pallone d’oro Roberto Baggio, vincitrice dell’ultima competizione, sicuramente l’avversario più temibile del lotto. E se in molti staranno maledicendo la sorte non certo benevola, nell’occasione c’è chi, come Giorgi, a dispetto della difficoltà dell’impegno, sta forse pensando alla seconda occasione che la sorte gli ha offerto, dopo che quella finale con la Juve gli era stata negata dalla dirigenza viola. E del fatto che questa partita per i tifosi del Cagliari valga come una finale nessuno ne dubita. I bianconeri si sa, sono molto amati, ma anche molto odiati, e la Sardegna da questo punto di vista non fa eccezione. Al nord dell’isola i sostenitori della Vecchia Signora sono maggioranza, e questo motivo campanilistico fa risultare la squadra degli Agnelli ancora più indigesta ai tifosi rossoblu. E se la memoria dei meno giovani sta correndo all’epoca in cui questa sfida poteva valere uno scudetto, con l’ovvia cornice di polemiche arbitrali che già allora non potevano mancare quando c’era di scena la Juve,  i più giovani non hanno neanche assistito a una vittoria contro i “gobbi”, che manca da 14 anni. Invece i più maliziosi trovano un motivo di conforto nel fatto che essendo questa una sfida per la coppa Uefa sarà diretta da un arbitro straniero.

Il Cagliari gioca per la prima volta l’andata in casa e neanche a dirlo c’è il tutto esaurito. Giorgi annuncia per imposterà la partita secondo criteri “provincialistici” e dopo pochi minuti si capisce che tale intento si concretizza nella marcatura ad uomo di Baggio da parte di Marco Sanna, che si applicherà in maniera totale  facendo anche saltare i nervi al divin codino con una marcatura soffocante sempre ai limiti del regolamento. L’inizio è favorevole alla Juve che sciupa subito una palla goal a porta vuota con Ravanelli. Dopo la prima mezz’ora il Cagliari si sblocca e comincia a macinare il suo gioco impostato su una fase difensiva molto attenta e sui contropiedi portati da Moriero e Oliveira, micidiali nelle azioni in velocità. Sopratutto il tornante leccese è in giornata di grazia e risulta imprendibile per la difesa bianconera. Il Cagliari passa al sessantesimo grazie a Dely Valdes, che sfrutta una caparbia percussione in area del guerriero Pepe Herrera. Il Cagliari prima si salva in due occasioni, poi non sfrutta alcune buone chance per raddoppiare, ma riesce a portare a casa l’uno a zero.

L’attesa per il match di ritorno è ovviamente elettrica, e non mancano le polemiche. La prima coinvolge i tifosi sardi, infuriati con la Rai perché la gara sarà trasmessa da Telemontecarlo, la cui copertura del segnale nell’isola non raggiunge tutte le località. In molti saranno costretti a riparare da parenti e amici per poter assistere alla sfida. La seconda riguarda, neanche a dirlo, l’arbitraggio. Evidentemente il fatto che il direttore di gara sia un internazionale non assicura del tutto che sia immune dal fascino che la Vecchia Signora è capace di emanare. Giorgi si limita ad augurarsi che a fine partita “non ci siano piagnistei, uomini sempre e uomini per bene”.

Dopo il fischio d’inizio la Juve parte subito forte e costringe il Cagliari nella sua metà campo, Fiori deve intervenire in 3 occasioni per sventare le minacce portate dai giocatori bianconeri, ma nulla può al ventitreesimo sulla conclusione di Dino Baggio. Sembra il preludio a una passeggiata della Juve e invece il Cagliari reagisce immediatamente, e 10 minuti dopo pareggia con un colpo di testa di Firicano. Alla Juve saltano i nervi e, due minuti dopo, Kohler si fa espellere per un colpo proibito rifilato a Firicano. Una buona occasione per parte, ma il risultato non cambia e si va al riposo sull’1-1. Dopo 8 minuti della ripresa avviene il fattaccio: Ravanelli lanciato verso la porta rossoblu sull’out di sinistra viene contrastato da Fiori in uscita, che in scivolata gli toglie la palla e la spedisce in fallo laterale. L’arbitro incredibilmente assegna il rigore.

L’intervento è chiaramente sulla palla e inoltre pare anche avvenire fuori dall’area di rigore, ma il fischietto polacco è irremovibile. Della battuta si incarica Roberto Baggio che spiazza Fiori ma spedisce la palla sul palo. Dio c’è. Come si avrà modo di constatare anche in seguito, quel ’94 non sarà esattamente un anno pieno di soddisfazioni dal dischetto per il divin codino. Al Cagliari non sembra vero e cerca il colpo del ko. Pochi minuti dopo Dely Valdes si vede annullata una rete per un dubbio fuorigioco. Ma al sessantunesimo il contropiede dei sardi è devastante: lancio di Moriero in verticale, taglio di Oliveira che lascia sul posto Porrini è insacca alle spalle di Peruzzi. Esplode la gioia del diecimila cagliaritani accorsi al Delle Alpi. La Juve prova a reagire, ma ora sono tre i goal che servirebbero per accedere alla semifinale, e in un uomo in meno è un impresa improba anche per una grande come la Juve.

Finisce 2-1 e la festa per i tifosi rossoblu può cominciare, non solo a Torino sugli spalti, ma anche per le vie di Cagliari con i caroselli delle auto. L’accoglienza all’aeroporto per gli autori dell’impresa è a dir poco trionfale, e perfino a Giorgi scappa qualche lacrima di commozione.

La sorte mette di fronte l’altra squadra italiana superstite del torneo, l’Inter di Marini, subentrato a Osvaldo Bagnoli a stagione in corso. Ancora una volta il destino dà a Giorgi un’occasione di riscatto: appena tre anni prima era stata proprio la squadra nerazzurra a sbarrare il passo delle semifinali all’Atalanta del tecnico originario di Pavia. L’Inter è una squadra in piena crisi di risultati e societaria, con il presidente Pellegrini che è finito nel mirino di critica e tifosi, dopo aver suscitato grandi speranze nella piazza sull’onda dell’acquisto degli assi olandesi Jonk e Bergkamp, che invece deludono ampiamente le aspettative. Ciò nonostante la squadra, a dispetto di un andamento disastroso in campionato, che la vede stazionare a ridosso della zona retrocessione, ha raggiunto il penultimo atto della competizione europea, e lo stesso Bergkamp sembra dottor Jekyll e mister Hyde: inguardabile in campionato, è il capocannoniere della manifestazione continentale.

Il 30 marzo 1994 il Sant’Elia si prepara per la partita più importante della sua storia, non si trova un biglietto neanche a pagarlo oro, stadio gremito in ogni ordine di posto per dirla alla Pizzul.

Neanche il tempo di cominciare che arriva la doccia gelata: al sesto minuto l’Inter si porta in vantaggio con un colpo di testa di Fontolan. Ma dopo solo 5 minuti pareggia il solito Oliveira, lesto a ricevere in area, girarsi e battere Zenga. Un palo di Ruben Sosa e una conclusione di Dely Valdes salvata sulla linea sono le altre emozioni della prima frazione. Al sessantunesimo l’Inter si riporta in vantaggio. Palla in verticale per Sosa il cui tiro è deviato da Villa e si insacca alle spalle di Fiori. Sembra il colpo del definitivo ko, ma Giorgi ha non una, ma due ottime intuizioni che ribaltano l’esito della gara: spedisce in campo Criniti e Pancaro che nei minuti finali rovesciano il risultato; il primo segna di testa su cross di Napoli, il secondo risolve una mischia in area con un sinistro deviato da Antonio Paganin che non lascia scampo a Zenga. Il miracolo si è avverato, e forse Giorgi, che con i suoi cambi ha ribaltato il match, inizia a credere veramente che questa possa essere la volta buona, mentre insegue Pancaro sulla pista di atletica per andare ad abbracciarlo.

La gara di ritorno potrebbe spalancare le porte della finale alla squadra rossoblu. Quasi non ci si crede, ma ora i favori del pronostico pendono dalla parte degli isolani. L’Inter con l’incontro del Sant’Elia è alla quinta sconfitta consecutiva tra campionato e coppe, e sarà priva al ritorno di importanti titolari.

Sarà un brusco risveglio per il Cagliari. L’Inter domina, aggiudicandosi l’incontro con un perentorio 3-0. Al Cagliari viene a mancare quella personalità che i fuoriclasse nerazzurri riservano per queste partite, quando più che la cifra tecnica o la condizione atletica sono il blasone che ti porti dietro e la determinazione dei forti a fare la differenza. Il sogno finisce così il 12 aprile allo stadio San Siro. Niente finale continentale, niente trasferta nel mitico Prater di Vienna, tanta amarezza per un’impresa che sembrava a portata di mano e che invece è svanita sul più bello. Amarezza che certo non diminuisce quando si appura che l’avversario della finale sarebbe stato alla portata dei sardi: l’Inter infatti si sbarazza dell’Austria Salisburgo vincendo per 1-0 entrambe le gare e si aggiudica per la seconda volta nella sua storia il trofeo.

E Giorgi, l’allenatore gentiluomo, deve ancora una volta fare i conti col destino cinico e con la poca riconoscenza che da sempre caratterizza il mondo del calcio. A fine stagione viene sollevato dall’incarico. Si dice che a Cellino che non sia piaciuta quella salvezza in campionato raggiunta solo all’ultima giornata. Lui all’uscita dello stadio di Via del mare abbraccia tutti quei ragazzi che gli hanno regalato quella seconda chance e se ne va senza far polemica, “senza piagnistei, uomini sempre e uomini per bene”.

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