A un passo dalla gloria. La cavalcata del Cagliari in Coppa Uefa


Bruno Giorgi

Bruno Giorgi

Piergiuseppe Mulas per mondocalcio.wordpress.com

Lui ha i capelli grigi, gli occhi azzurri e un’aria malinconica, un gentiluomo che sa fin troppo bene, per intuito ed esperienza, che non vi è gloria nella sconfitta. Ciò ovviamente non modifica in nulla il suo modo di essere e di vivere il calcio. Alcuni sostengono che somigli a Paul Newman, e se c’è stato un momento in cui anche a lui può esser balenato nella mente che qualcuno lassù lo ami, deve essere stato quel giorno in cui si trovava seduto su una panchina nella lontana Trebisonda; quando, allo scoccare del fatidico novantesimo, un tiro ciccato malamente da Massimiliano Allegri si trasforma in un involontario assist per Julio Cesar Dely Valdes, che non si fa pregare e deposita la palla in rete, siglando il tanto agognato 1-1. E l’ipotesi che gli dei del calcio avessero posato il loro benevolo sguardo su di lui viene rafforzata al ritorno, quando a dirigere l’incontro viene designato il gallese Cooper, un uomo basso, tozzo e pelato con una ghigna da far passare a qualunque giocatore la voglia di protestare; più simile ai minatori che lottarono contro la Thatcher che a un arbitro di calcio. E figuratevi se un tipo del genere poteva farsi intimorire dal nubifragio che si abbatté quel giorno su Cagliari e decidere di rinviare la partita. Si giocò in un pantano e i rossoblu portarono a casa lo 0-0 che valeva lo storico ingresso al terzo turno delle coppe europee, traguardo mai raggiunto.

Lui è Bruno Giorgi, e a dirla tutta non dovrebbe nemmeno trovarsi sulla panchina del Cagliari che dopo l’epopea di Gigi Riva si appresta nuovamente a disputare una competizione europea. Se non fosse che da un anno il presidente della squadra sarda è Massimo Cellino, che proprio in quella stagione inizia a costruirsi la sua fama di mangia-allenatori, esonerando Gigi Radice già alla prima giornata.

Giorgi non ha certamente il curriculum di Radice, la sua carriera fino ad allora era stata contraddistinta da un continuo girovagare per la provincia italiana tra la A e la C1. La sua grande occasione l’aveva avuto qualche anno prima con la Fiorentina, quando portò la squadra fino alla semifinale di Coppa Uefa, ma gli fu impedito di giocarsela a causa dei cattivi risultati in campionato, mentre con l’Atalanta si era dovuto arrendere ai quarti contro l’Inter.

E forse anche a questo sta pensando in quel pomeriggio turco, a come la vita può sempre riservare una seconda occasione quando meno te l’aspetti.

Il Cagliari in Europa ce l’aveva trascinato un altro allenatore uso a fare la spola tra le piccole dello stivale, Carlo Mazzone, che ha rinunciato a quell’avventura per giocarsi la sua di grande occasione, nell’amata Roma. Rispetto all’anno prima, la squadra ha subito poche variazioni, anche se i due addii sono stati entrambi dolorosi: Enzo Francescoli, il Principe, uno dei principali artefici della cavalcata che ha portato la squadra in Europa, e Mario Ielpo, il portiere protagonista della risalita dalla C1 alla Coppa Uefa. Al loro posto sono arrivati lo sconosciuto attaccante panamense dai denti d’oro Dely Valdes, che sembra un acquisto degno delle gag de “L’allenatore nel pallone”, e dalla Lazio il portiere Valerio Fiori, reduce da una stagione che gli era valsa il sopranome di “saponetta”, non esattamente il migliore dei biglietti da visita, ma che a Cagliari avrà modo di riscattarsi. La ciliegina sulla torta del mercato era stata l’acquisto di Allegri dal Pescara, reduce da una grande stagione a dispetto della retrocessione degli abruzzesi.

Una squadra quindi collaudata, la cui pecca maggiore è però la totale inesperienza nelle coppe di quasi tutti i suoi giocatori. Coloro che possono vantare precedenti nelle competizioni continentali sono: Nicolò Napoli, che la Uefa l’ha anche vinta con la Juventus; il capitano Gianfranco Matteoli, ai tempi in cui militava nell’Inter dello scudetto dei record; e Lulù Oliveira durante la sua permanenza all’Anderlecht. Tutti gli altri i mercoledì di coppa li hanno visti solo alla tv.

E l’inesperienza si palesò clamorosamente già alla prima uscita della compagine rossoblu, che nei trentaduesimi la vedeva opposta ai rumeni della Dinamo Bucarest, squadra meno blasonata dello Steaua, ma comunque insidiosa e sicuramente più esperta dei cagliaritani. Dopo esser andata nel primo tempo due volte sotto, a causa di marchiani errori difensivi, ed aver due volte rimontato, nella ripresa il Cagliari domina in lungo e in largo, ma spreca, e alla fine viene beffato da un rigore quantomeno dubbio. Il 3-2 in trasferta rimane senza dubbio un risultato non così malvagio, ma l’incubo di abbandonare l’Europa appena assaporata è ben vivo tra tifosi e commentatori.

Bastano pochi minuti della gara di ritorno per spazzare via dubbi e angosce, sei per la precisione, quando Firicano viene steso in area e Matteoli trasforma dal dischetto. Nella ripresa Oliveira raddoppia e la pratica rumena viene archiviata.

Dopo il fortunato superamento dei sedicesimi a spese dei turchi l’urna pone di fronte un avversario i cui destini spesso si erano incrociati con quelli delle squadre italiane: il Malines. Certo, la squadra delle Fiandre non era più quella che a fine anni ottanta era stata capace di vincere una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea, oltre che costringere il Milan di Sacchi ai supplementari in un quarto di Coppa dei Campioni. Ma i belgi hanno ancora tra le loro fila un certo Michel Preud’homme, considerato uno dei portieri migliori della storia del calcio, oltre che una consuetudine con queste sfide che il Cagliari si sogna.

La prima sfida vede i rossoblu ancora una volta impegnati in trasferta. Trasferta che è tale solo sulla carta, dato il gran numero di emigrati sardi che accorre da tutto il nord Europa per assistere alla sfida di una vita. Tifosi che saranno ricompensati alla grande da un Cagliari che regala una serata indimenticabile tra le nevi di Malines, cogliendo negli ultimi 8 minuti una vittoria che proietta la squadra ai quarti. Dopo un primo tempo chiuso sull’1-1, con i belgi che replicano al gran goal di Matteoli, nella ripresa arrivano le reti del belga Oliveira e di Pusceddu a sancire il trionfo.

Il ritorno è poco più che una formalità, si trasforma in un’occasione per gli appassionati cagliaritani di ammirare le qualità di Preud’homme, il quale però non può nulla sul colpo di testa di Firicano e sulla conclusione ravvicinata di Allegri che fissano il punteggio sul 2-0.

[segue – martedì 10 settembre la seconda parte su MondoCalcio]

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Una risposta a A un passo dalla gloria. La cavalcata del Cagliari in Coppa Uefa

  1. Sr. Dionigi ha detto:

    Grande nostalgia per quel Cagliari. Ricordo benissimo, dai banchi delle elementari, quella stagione europea. Verso una lacrima per la prima scommessa della mia vita, 500 lire su chi passava tra Cagliari e Malines, istigato dal mio compagno di classe Nesat. Non ricordo su chi puntai.
    Saluti.
    Sr. Dionigi | @lebenevole

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