Una cronaca fedele dell’estate 2009 di Gaetano D’Agostino (ovvero Il lato oscuro del calciomercato )


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Le storie del cinema e della letteratura sono piene di sliding doors, di treni che passano una volta sola. A un certo punto il nostro eroe si trova di fronte al bivio, a un passo dall’attraversamento di questo oscuro stargate che, col senno di poi, dividerà ciò che è stato da ciò che sarebbe potuto essere, la vita reale da quella possibile.

Difficilmente lo stesso accade nella vita di tutti i giorni. O, meglio, quegli stessi momenti cruciali non si palesano davanti a noi in maniera altrettanto netta e perentoria di quanto avviene sullo schermo di un cinema o nelle pagine di un romanzo. Quasi mai. Talvolta però accade. Ed è allora che la vita reale finisce per assomigliare a una storia narrata.

Sogni di gloria

Nell’estate del 2009 Gaetano D’Agostino ha 27 anni e, a detta di tutti, ha raggiunto la maturità calcistica. La sua terza stagione con la maglia dell’Udinese si è appena conclusa ed è stata la migliore della sua carriera. Pur essendo un regista, in 36 gare ha segnato 11 gol, quanto un buon attaccante, e ha fornito altrettanti assist ai suoi compagni. La consacrazione arriva il 6 giugno con l’esordio in Nazionale da titolare contro l’Irlanda del Nord.

Per completare l’ascesa nell’elite del calcio gli manca solo il trasferimento in una grande squadra. Ma anche quello, oramai, sembra solo questione di tempo. Appena chiusa la stagione, infatti, il palermitano diventa l’uomo più desiderato del calciomercato. Sembra destinato alla Juve, raccomandato alla dirigenza bianconera dall’allora ct Marcello Lippi. Anzi, la cosa appare già fatta, tanto che lui commenta felice ai microfoni l’imminente approdo a Torino:

“Con la Juve cambieranno gli obiettivi, le pressioni, i giocatori. Sono piccole difficoltà che affronterò con tranquillità come ho affrontato il debutto in Nazionale, mi sento maturo”[1].

Parla senza nascondersi dietro al condizionale, fregandosene della abituale prudenza del calciomercato e della scaramanzia di rito. Cosa può andare storto?

E invece la trattativa inaspettatamente si complica. Un po’, pare di capire, per le eccessive pretese del presidente dell’Udinese Pozzo, e un po’ perché la Juve non garantisce le giuste “contropartite tecniche” che i friulani chiedono per non rimanere scoperti a centrocampo. Fatto sta che l’affare salta e la Juve ripiega su Felipe Melo.

Il presidente dell’Udinese commenta la vicenda con evidente insofferenza:

“Ritengo che la Juve abbia sottostimato il valore del giocatore. Non lo considerano il campione che è, ma dimostreremo che si sbagliano. Vale il prezzo intero che stiamo chiedendo”.

Verso la Casa Blanca

Ma qual è il prezzo chiesto dall’Udinese per D’Agostino? Circa 25 milioni, non un euro di meno. In fondo nemmeno troppo per uno che, a detta degli esperti, è il migliore nel suo ruolo, secondo forse solo a Pirlo. E infatti una volta venuto meno il corteggiamento della Juve si fanno avanti le big straniere, che al contrario delle italiane non hanno problemi di liquidità.

Si parla inizialmente di un interessamento del Liverpool, intenzionato a fare di D’Agostino il nuovo perno a centro campo in caso di partenza di Xabi Alonso[2]. Ma la trattativa vera è quella con il Real. Florentino Perez è appena tornato al vertice della Casa Blanca e vuole rafforzare la squadra a modo suo, senza badare a spese. Oltre a Kaka’, Cristiano Ronaldo e Benzema, scrive Marca[3], le merengues vogliono anche il regista palermitano.

A rafforzare le voci provenienti dalla Spagna è Ernesto Bronzetti, sempre tirato in ballo quando si parla di Real. Scrive il mediatore sul suo blog caffebronzetti.com:

“La trattativa potrebbe chiudersi a momenti”.

Pozzo non smentisce:

“Ci sono trattative in corso, nei prossimi giorni sono in programma altri incontri”.

E anche il direttore sportivo madridista Miguel Pardeza conferma il gradimento per D’Agostino, valida alternativa agli apparentemente irraggiungibili De Rossi e Xabi Alonso:

“Non posso negare che ha le caratteristiche giuste per le esigenze tecniche che ha la squadra. Ci può aiutare, è un giocatore che è nel mercato e che potrebbe darci una mano in questa stagione”.

Lui, D’Agostino, forse memore della recentissima trattativa fallita con la Juve, questa volta sceglie la prudenza. Contattato dalla radio spagnola Onda Cero, si limita a ringraziare il Real per l’interessamento:

“Sono felice, ma non c’è nulla di ufficiale e in questo momento preferisco che parli il mio agente perché io sono impegnato in ritiro con l’Udinese”[4].

Eppure non riesce a nascondere la propria felicità:

“E’ il sogno di ogni giocatore giocare nel Real Madrid, ecco perché mi sento emozionato e nervoso. Ho seguito in tv le presentazioni dei campioni acquistati dal Real, una squadra unica nella storia del calcio, una squadra spettacolare. Sono reduce da una stagione molto importante per la mia carriera, ho fatto molto bene e adesso aspetto solo una chiamata”.

Mi telefoni o no?

In attesa di quella chiamata, D’Agostino vive ore di angoscia. Resta in ritiro con l’Udinese, ma la testa è da un’altra parte. È tormentato, come è ovvio, dalla paura di perdere ancora una volta tutto. Anche i compagni se ne rendono conto. Spiega Floro Flores[5] ai giornalisti che gliene chiedono conto:

“L’argomento mercato nemmeno lo sfioriamo con lui per il bene suo e del gruppo”.

La chiamata del Real però non arriverà mai. E per D’Agostino quello che pareva un incubo diventa realtà. A un certo punto, sul più bello, il Real lascia cadere tutto.

Perché? Ancora una volta – secondo quanto trapela nelle ore successive – la trattativa salta a causa dell’irrigidimento di Pozzo, irremovibile sulla richiesta di 25 milioni di euro ritenuta eccessiva da Florentino Perez[6]. C’è però anche una seconda ipotesi, forse più semplice: nel frattempo si è riaperta la pista che porta a Xabi Alonso, prima scelta delle merengues, e la dirigenza madridista ha cambiato obiettivo.

A chiarire il tutto sono le dichiarazioni del d.g. Udinese Sergio Gasparin, che nell’annunciare la fine della trattativa dà anche la propria interpretazione della vicenda:

“Resta da stabilire se i dirigenti spagnoli hanno fatto questo sondaggio per D’Agostino perché davvero interessati o se avevano come scopo solo quello di far abbassare il prezzo si Xabi Alonso”[7].

La discesa agli inferi

A rivedere i fatti col senno di poi sembra quasi che tutti si siano messi d’accordo per fare uno scherzo a D’Agostino. Uno di quelli brutti, che fanno male, in cui ridono tutti, tranne uno. Sfumata l’ipotesi Juve, sfumato il Liverpool, sfumato il Real Madrid, l’erede designato di Pirlo è costretto a restare all’Udinese. Niente di male, certo, ma vuoi mettere con il fascino galacticos?

Lo deve avere pensato anche lui, chissà quante volte. Certo, e non può essere un caso, da quel momento inizia il declino della carriera sportiva di D’Agostino, graduale e inesorabile.

Nell’annata 2009-2010, quella successiva alla mancata cessione, colleziona 20 presenze con i friulani e segna un solo gol, nella partita persa 2-1 con il Siena. L’anno dopo si trasferisce, finalmente, ma alla Fiorentina, che ottiene la comproprietà per soli 4,5 euro. Davvero poco se si considera la valutazione fatta solo un anno prima. In compenso D’Agostino ha l’occasione di rimettersi in gioco, di riscattarsi, e fa il possibile per riuscirci. Parte anche bene, segnando nella gara d’esordio contro il Napoli, ma poi gli infortuni lo fermano: prima si fa male al ginocchio, il 16 settembre, e resta fuori per un paio di mesi; poi a primavera si frattura una mano in allenamento e salta alte tre giornate. Alla fine chiude la stagione con 20 presenze e 5 gol.

A fine campionato, la Fiorentina non lo riscatta e torna all’Udinese, che a sua volta lo gira al Siena, con cui gioca 24 partite, segnando 3 gol. Un altro gradino nella discesa di D’Agostino verso gli inferi sportivi.

Nell’ultima stagione, quella appena finita, viene acquistato completamente dal Siena, che però già a gennaio lo cede in prestito al Pescara, ad una squadra già condannata a retrocedere. Nel complesso, tra Toscana e Abruzzo mette insieme appena 15 presenze (di cui solamente 6 dall’inizio alla fine) e segna 2 reti.

Addio alle armi

Oggi D’Agostino ha 31 anni, ma calcisticamente ne dimostra di più. È come se col passare del tempo per lui divenisse sempre più difficile intravedere uno spiraglio.

All’inizio dell’estate aveva espresso la sua contrarietà a un ritorno a Siena, per di più in serie B:

“Non so cosa potrà succedere, ma non credo proprio ci siano i presupposti per tornare in bianconero. Sinceramente spero di avere un’altra occasione in serie A. Sono convinto di poter dare ancora tanto e ad alti livelli”[8]. 

Invece D’Agostino ripartirà proprio dalla città toscana e, a calciomercato concluso, anche le dichiarazioni sono cambiate:

“C’è voglia di riscatto, il rischio del fallimento ci dà tanti stimoli per la stagione che arriva. Dopo queste vicissitudini abbiamo capito quanto è importante la maglia del Siena. Sono contento di rimanere qui ed entusiasta di far parte di questo gruppo. A gennaio, sinceramente, quando sono andato a Pescara mi sono sentito un peso per la società ma ora voglio essere utile alla causa bianconera” [9]

Proverà a riconquistare la – meritata – massima serie sul campo. L’impressione però è che, in qualche modo, il calcio per D’Agostino faccia già parte del passato. È come se tutto fosse finito allora, nell’estate del 2009, quando aveva solo 27 anni. Come se in quel preciso istante, alla fine di quella drammatica stagione di calciomercato, D’Agostino avesse smesso di giocare realmente a calcio. Come se con il passare del tempo il peso del “non è stato” (o del “sarebbe potuto essere”) fosse cresciuto sempre di più, tramutandosi in fardello impossibile da trascinare.

Con addosso una zavorra così si fa fatica a respirare, altro che giocare a pallone.

Carlo Maria Miele per Mondo Calcio


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