L’attaccante basco odiato da Franco, Hitler e Mussolini


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Isidro Lángara Galarraga. Basco, centravanti, ma soprattutto repubblicano durante la guerra civile spagnola. Fu tra i più capaci e proliferi attaccanti spagnoli degli anni ’30, capocannoniere di tre campionati differenti in altrettante nazioni, quasi mille reti segnate (circa 928, secondo una stima del 1977 su in El Mundo Deportivo ) nel corso della sua carriera. Con i piedi risolveva anche questione extra-calcistiche. In campo preferiva il destro, fuori decisamente il sinistro. Riuscito nell’impresa di mettersi contro Franco, Hitler e Mussolini.

Cresciuto nelle giovanili della Pasaia, appena diciottenne entrò a far parte della rosa della prima squadra dell’Oviedo. Con la casacca blu-bianca conquistò la nazionale spagnola e prese parte al campionato del mondo del 1934 in Italia. Nella competizione giocò due partite, una contro Brasile e l’altra contro i padroni di casa. Nella prima segnò una rete al ventinovesimo minuto del primo tempo che ipotecò il passaggio del turno della propria selezione. Il duce, attento osservatore, non approvò le doti calcistiche del basco. Temeva che l’attaccante potesse rovinare i suoi piani e compromettere la vittoria del titolo destinata all’Italia fascista. Mussolini, non è di certo un segreto, sin dagli inizi del regime aveva promosso lo sport, e in particolare il gioco del calcio, a scopi propagandistici e nazionalistici. L’incontro tra la Spagna di Lángara e i padroni di casa si svolse il 31 maggio a Firenze. La prima partita terminò in pareggio, al tempo erano previsti i tempi supplementari ma non ancora i rigori, la partita fu pertanto ripetuta il giorno seguente. Lángara non scese in campo perché infortunato.

Dopo il Mondiale italiano, anche la Germania nazista di Hitler decise di usare il calcio come strumento di propaganda. Il cancelliere tedesco però non si accontentava di un avversario debole, così identificò nella Spagna, che aveva ben figurato nel ‘34, l’agnello sacrificale. Lángara e compagni vanno a Colonia, ad attenderli un clima intimidatorio formato da 80 mila spettatori e svastiche sbandierate ovunque.

Intonato l’inno, rigorosamente a braccio destro alzato, dopo solo undici giri di lancette passano i tedeschi.

Lángara, coniugando in rete un cross del compagno di squadra Ventolrà, pareggia il conto. Una rete che gela completamente avversari, spettatori ma soprattutto Hitler. Sette minuti più tardi accade l’impensabile: ancora Lángara, ignifugo alle pressioni tedesche, firma il raddoppio e conduce gli spagnoli alla vittoria. La reazione del Führer non fu per niente tranquilla, addirittura la Germania dette la sensazione di voler scatenare una “guerra lampo”.

Lasciata la maglia della nazionale iberica, Lángara fece parte della squadra basca che durante la guerra civile in spagna realizzò un tour di sensibilizzazione per il pianeta, tour fondamentale per difendere i valori della democrazia e della Seconda Repubblica. Far parte di quella spedizione significava schierarsi esplicitamente dalla parte dei Republicanos, composti da truppe fedeli al governo repubblicano guidato dal Fronte Popolare di ispirazione marxista.

Nel 1937 e nel 1938, per volontà dell’allora presidente del governo  dei Paesi Baschi José Antonio Aguirre (ex-giocatore dell’Athletic Club) fu convocata la Euskal Selekzioa.  La Nazionale Basca formata da 18 giocatori quali: Gregorio Blasco, Rafael Eguskiza, Serafin Ahedo, Pedro Areso, Leonardo Cilaurren Jose Muguerza, Roberto Echebarria, Ángel Zubieta, Paolo Ships ‘Pablito’, Peter Regueiro, Luis Regueiro, Emilio Alonso ‘Emilin’ Jose Iraragorri, Ignacio Aguirrezabala, ‘Txirri II’, José María Urkiola, Guillermo Gorostiza e Isidro Langara.

“I nostri giocatori, dalla mano del governo basco, viaggiano all’estero per mostrare l’artiglio basco”.

Così presentava Aguirre la compagine impegnata, per la prima volta, in una serie di partite fuori dalla Spagna. Meno tagliente, o forse solo cauto, l’intervento di Luis Regueiro. Il capitano, ai microfoni francesi di Radio-Cité, difendendo l’incolumità sua e quelli dei compagni, chiarì le motivazioni di quel tour estero:

“La nostra missione è puramente umanitaria e pacifica. I fondi non verranno mai a comprare un solo fucile, ma per alleviare la miseria causata dalla guerra”.

La squadra giocò in paesi come Francia, Repubblica Ceca, Russia, Georgia, Norvegia, Danimarca, Messico e Cuba. Alla fine del 1938 la Euskal Selekzioa si iscrive regolarmente al campionato messicano per la stagione 1938/39 laureandosi campione. Con l’instaurarsi però della dittatura di Franco in Spagna e la successiva abolizione di qualsiasi espressione nazionalistica non spagnola, la Euskal Selekzioa smise di giocare fino al 16 agosto 1979, quando si organizzò un’amichevole contro l’Irlanda a Bilbao che finì 4-1 per i baschi.

Il forte centravanti, così come  gli altri giocatori baschi, pagò il suo schierarsi con l’esilio. Attraversò l’oceano per giocare in Argentina, dove al suo debutto a Buenos Aires con la maglia del San Lorenzo segnò quattro reti conquistando subito i tifosi. Si spostò poi in Messico, dove raccolse ulteriori successi a livello nazionale come la conquista di campionato e coppa nel biennio 1944-1945. Terminata la seconda guerra mondiale fece ritorno in patria, chiudendo la carriera nell’Oviedo.

Tommaso Lupoli per Mondo Calcio

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