Balotelli. Il futuro che fa paura


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di John Foot*

Mario Balotelli è nato a Palermo, in Sicilia, il 12 agosto 1990. E’ cresciuto nella cittadina di Concesio, vicino Brescia, nel nord Italia. Il suo precoce talento calcistico fu notato mentre frequentava le scuole medie: a 15 anni già giocava nel Lumezzane, prima di firmare con l’Inter nel 2006. Fa il suo esordio in serie A alla fine del 2007 e pochi mesi dopo cattura l’attenzione degli sportivi segnando due gol alla Juventus in una partita di Coppa Italia. Mancini comincia a farlo giocare titolare e lui contribuisce alla conquista dello scudetto ancora 17enne. Quest’anno ha continuato a segnare sotto la guida di Josè Mourinho mentre l’Inter metteva in bacheca un altro titolo. Balotelli è andato a segno con continuità anche con la maglia della nazionale Under 21 e presto verrà aggregato a quella maggiore. E’ grosso e forte, ha un tiro potente e parla italiano con un accento marcatamente bresciano.

Due mesi fa i tifosi della Juventus l’hanno preso di mira durante il match scudetto giocato all’Olimpico di Torino. Gli hanno gridato “Non ci sono negri italiani… Balotelli sei un africano”. Secondo il giudice sportivo Gianpaolo Tosel, quei cori furono intonati “in molteplici occasioni” (con particolare riferimento ai minuti 4′, 26′, 35′, 41′, 42′ del primo tempo e 11′, 19′ 22′, 25′, 30′ del secondo tempo) e “in vari settori dello stadio”, sottolineando “l’assenza di qualsiasi manifestazione dissociativa da parte di altri sostenitori ovvero di interventi dissuasivi da parte della società”. La Juventus pagò il razzismo dei suoi tifosi con una partita a porte chiuse.

Mario Balotelli è italiano e nero. I suoi veri genitori sono ghanesi ma lo diedero in adozione a una famiglia italiana quando lui aveva 3 anni. Benché fosse nato e cresciuto in Italia, Balotelli ha dovuto aspettare il compimento del 18esimo anno per diventare un cittadino italiano a tutti gli effetti. Le assurde e discriminatorie leggi italiane sulla cittadinanza non sono al passo con quelle del resto d’Europa e Balotelli ha rischiato di perdere il suo diritto a essere italiano se solo avesse lasciato il Belpaese. Subito dopo aver raggiunto la maggiore età, fu organizzata una cerimonia speciale per celebrare l’acquisizione di ciò che Balotelli riteneva giustamente un suo diritto – un pezzo di carta che stabiliva ufficialmente il suo essere italiano. Da allora, è entrato a far parte della nazionale Under 21 come black italian e sabato scorso a Roma, mentre era in libera uscita insieme ad alcuni compagni di squadra con i quali si appresta a giocare gli Europei in Danimarca, è stato deriso e insultato da un gruppetto di tifosi romanisti che gli hanno tirato due banane. Si tratta di un gesto razzista che mi ricorda quanto avvenuto molti anni fa in Inghilterra all’attaccante del Liverpool John Barnes, al quale alcuni tifosi dell’Everton lanciarono banane. Barnes le raccolse e le gettò via.

Molti italiani odiano Balotelli, soprattutto tra i tifosi di calcio. In parte questo è dovuto al fatto che il ragazzo gioca nell’Inter, la squadra che domina il campionato da 3 anni a questa parte. Ma la vera ragione è molto più profonda. Balotelli smaschera infatti tutte le contraddizioni dell’immigrazione straniera in Italia, colpita da un’ondata di razzismo (dall’alto e dal basso) senza rivali per intensità nel resto d’Europa. Molti italiani non possono accettare che Balotelli sia uno di loro. Lui è diverso, nero, africano (in senso spregiativo), inferiore. E’ anche molto bravo a giocare a pallone e ha commesso un altro crimine. Non conosce l’umiltà – dicono – è un tipo arrogante e troppo sicuro di sé. Non abbassa mai la testa, anzi sembra quasi godere della notorietà ricevuta. E’ fortissimo e lo sa.

La reazione ai cori razzisti contro la Juventus era stata illuminante. Molti avevano accusato Balotelli di aver un atteggiamento provocatorio, di non essere un vero campione. Di non saper stare al suo posto. Secondo questo ragionamento, i tifosi bianconeri avevano ragione a fargli buuu. Molti hanno negato che si trattasse di cori razzisti. Dopo la dura reazione del presidente dell’Inter Massimo Moratti, che avrebbe ritirato la squadra fosse stato presente a Torino, la Federazione decise di agire obbligando la Juventus a giocare una partita senza i suoi tifosi. La società bianconera fece ricorso e tutto sommato aveva anche qualche ragione. Perché prendersela solo con la Juve? Quando l’Inter ha giocato col Palermo poche settimane dopo, i tifosi rosanero hanno rivolto a Balotelli il classico coro “Balotelli negro di merda” ma nessuno ne ha dato notizia tra i media. Ovunque vada a giocare, Balotelli è trattato come il simbolo di un Italia che molti rifiutano, un Italia multi-culturale che non piace a chi difende l’essenza bianca dell’Italia dall’arrivo dei diversi.

E’ ovviamente una situazione già vista, in Italia e in altri paesi. Molte cose sono cambiate negli stadi inglesi dai tempi di John Barnes ma qualunque tifoso della mia generazione è cresciuto tra gli anni ’70 e ’80 sentendo risuonare i cori scimmieschi nelle proprie orecchie sin dal principio. Il Plymouth Argyle, una delle squadre per cui faccio il tifo, aveva una canzoncina razzista persino per i nostri giocatori neri. Tuttavia l’Italia non è l’Inghilterra di 20 anni fa, qui le cose stanno peggiorando per una semplice ragione. Il razzismo è predicato dall’alto, incoraggiato dai politici e soprattutto da coloro che detengono le redini del potere.

Anziché contrastare simili comportamenti, partiti di governo come la Lega Nord li incoraggiano attivamente. Il razzismo funziona in Italia. Porta voti. Un preoccupante pacchetto di misure discriminatorie è stato approvato di recente sia a livello locale che nazionale. Questo comprende il divieto di mangiare kebab in pubblico e giocare a cricket nei parchi, rimandare indietro barconi pieni di immigrati disperati, restrizioni sui matrimoni degli immigrati e – quel che è più grave – tentativi di isolare i bambini stranieri nelle scuole e costringere i dottori a denunciare i clandestini che si presentino in ospedale per essere curati. Queste misure hanno prodotto casi eclatanti come quello di un’immigrata perseguitata mentre stava per dare alla luce il suo bambino in ospedale, scoprendo poi che il suo permesso di soggiorno era stato ritardato per motivi burocratici. La violenza della polizia contro gli immigrati è cosa comune e ha creato furore anche sulla stampa, se non addirittura nell’opinione pubblica. Le autorità politiche hanno bloccato la costruzione di moschee in tutto il paese e i politici di regioni come il Trentino Alto Adige hanno promesso di mantenere le loro terre libere dai santuari islamici.

In questo contesto, Mario Balotelli rappresenta un obiettivo d’alto profilo, impallinato dal triste mondo del calcio italiano, un tempo grande sport, oggi in deprimente declino. Qualunque cosa cantino quei tifosi razzisti, Balotelli è italiano, e rappresenta il futuro di questo paese. Tuttavia, per il suo bene, potrebbe esser meglio se emigrasse all’estero. Pare che un altro italiano voglia portarselo via, Gianfranco Zola, allenatore del West Ham. Vedere Balotelli giocare in Premier League sarebbe un bel colpo per noi inglesi e una brutta perdita per l’Italia.

Quello che il caso Balotelli rivela è dunque l’odio profondo nei confronti della società multi-culturale. Gli italiani – non tutti ma molti di loro – trovano semplicemente impossibile accettare che Mario Balotelli sia di fatto italiano. Per loro, non esistono balck italian. Gli immigrati vanno bene fintanto che restano invisibili, non camminano per strada, non danno fastidio e non hanno diritti. Sono buoni a nulla, non possono essere «uno di noi». Balotelli fa cadere il velo su queste spaventose contraddizioni. E’ nero, italiano e bravissimo in quello che fa. Rifiuta il ruolo dell’umile, dell’inferiore che per paura abbassa lo sguardo. Per questo motivo, inspira odio e timore. E’ la visione di un futuro che molti italiani trovano profondamente disturbante.

PUBBLICATO SU il Manifesto del 9 giugno 2009

* Storico inglese residente a Milano, autore del libro Calcio 1898-2007, Storia dello sport che ha fatto l’Italia (ed. Rizzoli)

John Foot è su Twitter: @footymac

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