Meritocrazia contro linea verde, la protesta dei calciatori “vecchi” rischia di fermare la Lega Pro


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Se la protesta viene dalla Lega Pro, l’ex C1, fa meno rumore. Il tema però è di quelli trasversali, che dovrebbe coinvolgere tanto le serie nobili del calcio quanto altri settori della società: è giusto favorire i giovani con apposite “quote”? Oppure va premiato il merito, al di là dell’età?

La questione, tutt’altro che astratta, si è posta negli ultimi giorni, non appena sono emerse le prime voci sulla cosiddetta “riforma dell’età media” riguardante la Lega Pro. Se confermata, a partire dal prossimo campionatole società di terza serie si vedranno obbligate a schierare un numero di giovani tale da garantire un’età media di 25 anni (o 23 a seconda delle indiscrezioni), pena il mancato accesso ai contributi della Legge Melandri.

La conseguenza è che tanti calciatori – quelli più avanti negli anni – resteranno disoccupati, e non per demeriti sportivi ma semplicemente perché attempati.

Non è un caso che la protesta sia partita proprio dagli “svincolati” che si stanno allenando nei ritiri dell’Associazione italiana calciatori (Aic), dove statisticamente l’età media è più avanzata. I calciatori presenti a Novarello e Coverciano hanno creato un gruppo su Facebook (“25 agosto, dimissioni di Macalli per tutelare il calcio e la meritocrazia”), che è già arrivato a raccogliere 1500 adesioni, e si sono scagliati contro il presidente/patriarca Mario Macalli, che “da più di un decennio è alla guida della serie C e della Lega Pro e sta distruggendo i valori primari del gioco del calcio”.

Il malcontento si è esteso anche alle dirigenze dei club di terza serie, che in mancanza di certezze sulle regole, si sentono limitati nell’allestimento delle rose. Si parla di un clamoroso sciopero in occasione della prima giornata di campionato, prevista per il prossimo 1 settembre.

Al fianco dei calciatori ribelli c’è, ovviamente, l’Aic guidata da Damiano Tommasi, secondo cui la riforma creerebbe solo illusioni, senza riuscire a favorire realmente i giovani. Il presidente Macalli, invece,  si limita a ricordare che “le società possono esprimere la loro opinione con il voto e dire come utilizzare il 60 per cento delle risorse”.

Insomma le parti sono lontane e col passare dei giorni l’ipotesi dello sciopero acquista concretezza. Resta meno di un mese per trovare un accordo.

Carlo Maria Miele per Mondo Calcio

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