Acab, il conflitto tra ultras e polizia in Egitto


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Leggi la prima puntata

di Mohamed Elgohari*

La polizia ha lavorato sodo per controllare e interferire con le attività degli ultras, in particolare censurando le loro forme di espressione, sia visive che verbali. Per ottenere dalle forze dell’ordine l’autorizzazione ad andare alle partite, gli ultras erano obbligati a fornire dettagliati resoconti delle iniziative previste per il match imminente. Gli ultras hanno protestato contro questa interferenza, che ha prodotto dei cambiamenti, come quando gli UA rimossero il “tifo” che avevano preparato per il derby contro l’al-Zamalek nel novembre del 2010.

I nomi dei membri più influenti dei gruppi ultras erano noti ai funzionari della sicurezza[1], il che si traduceva nell’arresto, da parte delle forze dell’ordine, dei leader di particolari gruppi la sera prima di ogni partita. Per le forze dell’ordine i derby tra al-Ahly e al-Zamalek erano un’occasione per dimostrare il loro controllo sui gruppi ultras e la loro abilità nello scoraggiare e bloccare qualsiasi comportamento sgradito da parte di questi ultimi. In preparazione di un derby nell’aprile del 2010, gli ufficiali di polizia predisposero rigorose misure di sicurezza: trenta posti di blocco, poliziotte che perquisivano da cima a fondo le tifose, telecamere di sorveglianza nascoste. In più, le forze dell’ordine vietarono ai tifosi di introdurre nello stadio bottiglie d’acqua, cibo, grandi bandiere, e fumogeni. La polizia negò anche l’accesso allo stadio ad alcuni membri degli UA e degli UWK. Più tardi nello stesso anno, nel dicembre del 2010, nei giorni immediatamente precedenti il secondo derby, le forze dell’ordine arrestarono cinquanta militanti ultras per prevenire qualsiasi eventuale violenza tra i due gruppi rivali.

A causa di questa costante repressione della polizia, i membri ultras hanno cominciato a vedere in essa un nemico, non solo in Egitto, ma anche nel resto del mondo. Dal loro punto di vista, il regime impiegava la polizia come una forza il cui scopo ultimo era controllare la società e ridurre in schiavitù gli individui. In tutti i paesi in cui ci sono ultras, i metodi repressivi sono stati messi in atto dallo stato attraverso la polizia, portando all’adozione del popolare slogan ultras “All Cops Are Bastards” (Acab). Usato dagli ultras di tutto il mondo, questo slogan denota il prevalere della loro posizione anti-poliziesca, che compare anche in canzoni, cori, e nella pratica dei graffiti. Gli ultras sono ribelli per natura, e rifiutano ogni forma di controllo, ingiustizia e oppressione, opponendosi a tutte le restrizioni imposte dalle forze dell’ordine[2].

Per fronteggiare la coercizione delle forze dell’ordine, gli ultras hanno adottato diversi metodi di resistenza. Hanno cominciato a scagliarsi con cieca violenza contro la polizia: il che è stato il primo passo nella rottura della visione convenzionale secondo cui il monopolio dei mezzi di coercizione apparteneva allo stato. Gli scontri avvenuti tra UA e forze dell’ordine a Port Said nel 2008 hanno rappresentato uno spartiacque nel corso della relazione tra ultras e polizia. La violenza contro la polizia era ignota a molti egiziani comuni, che sapevano per amara esperienza che la sua brutalità non poteva essere facilmente contrastata. Tuttavia, secondo uno dei membri degli UA presente agli scontri, “quella particolare battaglia è stata cruciale nel modificare le convinzioni della gente riguardo alla forza assoluta della polizia”.

Ad ogni modo, la relazione tra i funzionari della sicurezza e i leader dei gruppi ultras non è stata sempre conflittuale. Si è avvertita la necessità di un qualche coordinamento tra i funzionari della sicurezza e i Capi[3] dei gruppi ultras, perlopiù prima dei match particolarmente sensibili. Prima della rivoluzione, incontri del genere si tenevano alla vigilia dei derby tra al-Ahly e al-Zamalek[4]. Questo coordinamento è stato avviato dopo che i funzionari della sicurezza hanno capito che un approccio violento nei confronti dell’attività degli ultras non avrebbe potuto avere successo, e che gli ultras avrebbero potuto causare problemi se si fossero sentiti umiliati. Per parte loro, gli ultras hanno capito che non sarebbero stati in grado di abbattere completamente lo stato, dato che la polizia era al suo servizio, e possedeva un immenso arsenale di armi[5]. Tale comprensione reciproca della forza altrui ha condotto a una collaborazione occasionale tra le due parti.

[Puntata/2 – continua]

Leggi la prima puntata

* Pubblicato su Jadaliyya. Traduzione di Luca De Luca


[1] M. G.e M. A., membri degli UA, Intervista dell’autore, 15 marzo 2013.

[2] A. S., membro degli UWK,  Intervista dell’autore, 9 marzo 2013.

[3] Il “Capo”, termine italiano liberamente tradotto con “leader”, è la persona che ha la responsabilità della curva. Allo stadio, guida i cori e altre azioni. I Capi sono gli unici leader riconosciuti dal resto dei gruppi. Ci sono altri ultras che si occupano delle attività del gruppo, ma non sono riconosciuti dagli altri membri. Il Capo è scelto sulla base di alcune caratteristiche personali come il carisma, e il possesso di una voce forte, poiché deve guidare i cori scandendoli con voce sostenuta. Durante le partite, il minimo cenno della mano del Capo può condurre a un’esplosione di cori, o trasformare gli spalti in un’opera d’arte.

[4] Buffon, Intervista dell’autore.

[5] Buffon, Intervista dell’autore.

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