In Egitto gli ultras dicono addio alla politica


(foto di Francesco La Pia ripresa da Futbologia.org)

(foto di Francesco La Pia ripresa da Futbologia.org)

di Mohamed Elgohari*

Sospesi tra politica e calcio, i tifosi “ultras” egiziani hanno trascorso i due anni dall’inizio della Rivoluzione del 25 gennaio cercando di scoprire, ridefinire e sottolineare la loro identità di giovani che si sono aggregati per esprimere il loro amore per lo sport in generale, e per la loro squadra d’elezione in particolare. Prima della rivoluzione, la presenza di questi gruppi nella sfera pubblica era limitata, e connessa al rapporto conflittuale con le forze dell’ordine, che cercavano di controllare le loro attività negli stadi egiziani. Di colpo, a quattro anni dalla loro fondazione, tutti parlavano della coraggiosa partecipazione degli ultras alla rivoluzione, e del ruolo fondamentale che hanno giocato nella sconfitta della polizia il 28 gennaio 2011.

Il coinvolgimento politico collettivo degli ultras è cominciato durante gli scontri del novembre 2011 in Mohamed Mahmoud Street al Cairo, quando i membri dei gruppi percepirono l’omicidio di Mohamed Mostafa Karika, un membro degli Ultras Ahlawy (UA), e l’arresto di Shika Omran, un membro degli Ultras White Knights (UWK), come una minaccia agli ultras in quanto gruppi e non in quanto comuni egiziani[1]. Questo impegno collettivo è cresciuto con la mobilitazione che chiedeva giustizia per le vittime del massacro di Port Said, in cui oltre settanta giovani ultras supporter di al-Ahly, la squadra del Cairo, furono aggrediti e ammazzati da altri spettatori, apparentemente sotto lo sguardo della polizia. Considerata questa mobilitazione, molti osservatori immaginavano che gli ultras sarebbero diventati una forza politica, nonostante il fatto che essi stessi non abbiano mai affermato una cosa del genere.

Oggi, mentre cresce la rabbia sociale contro i Fratelli musulmani e il loro rappresentante alla presidenza, Mohamed Morsi, i gruppi ultras paiono disinteressati a impegnarsi in un acceso conflitto politico, per quanto abbiano sicuramente i loro motivi per essere arrabbiati. L’attuale fonte della loro rabbia è il divieto di partecipazione, impostogli dalle autorità, alle partite del campionato egiziano e della Coppa di Lega africana. La maggior parte dei gruppi ultras egiziani ha rilasciato dichiarazioni che sfidano questo divieto e chiedono al Ministro della Sport, Al-Amry Farouk, di revocarlo o di accettare che gli ultras vadano alle partite con tutte le conseguenze del caso.

In questo articolo si sostiene che i gruppi ultras egiziani, come corpi collettivi, non si lasceranno più coinvolgere nei conflitti politici in corso in Egitto, poiché i due anni di impegno politico hanno prodotto cambiamenti profondi e indesiderati nella natura originaria e negli obiettivi degli ultras come movimento. L’argomento a sostegno di questa tesi deve rispondere a due domande fondamentali: primo, esiste una chiara relazione tra i gruppi ultras e la politica egiziana? Ciò implica una discussione, da un lato, sulla relazione tra i gruppi ultras, che sono stati fondati nel 2007, e lo stato egiziano, e dall’altro, sulle interazioni tra gli ultras e il processo rivoluzionario. La seconda domanda è: perché i gruppi ultras si sono ritirati dalla scena politica e hanno scelto di concentrarsi sulla loro lotta per tornare negli stadi? Qui, occorre sottolineare la relazione tra gli ultras e lo stadio, e specificamente la curva[2], come simbolo e riflesso della loro identità collettiva, e infine il ruolo dei leader nel preservare la coesione interna ai gruppi, fondata sull’autorità e la credibilità che si sono guadagnati nei confronti dei membri ordinari all’interno di ciascun gruppo.

La relazione conflittuale tra ultras e Stato

In Egitto, esistevano precedenti modelli di associazioni create per organizzare il tifo per le squadre sportive: si chiamavano Fan Associatons (FA). In gran parte, le FA venivano costituite dai dirigenti dei club di calcio, che raccoglievano i fondi per le loro attività, e spesso ottenevano forti sconti o biglietti gratis per le partite di ritorno. Non era insolito per i dirigenti e anche per i giocatori tentare di condizionare le FA per conseguire scopi personali, come influenzare il voto nelle elezioni del club, oppure fare pressione su coloro con cui erano in disaccordo. Nel frattempo, la relazione tra le FA e la polizia filava abbastanza liscia. Per dirla con le parole di “Buffon”*, un membro degli Zamalek, gruppo affiliato agli Ultras White Knights: “Eravamo ben noti agli agenti di polizia e ci salutavamo”[3]. Questa relazione priva di attrito tra la polizia e le FA è comprensibile, dal momento che queste ultime non rappresentavano nessuna minaccia per il regime del deposto presidente Hosni Mubarak, per la polizia, o per il mantenimento dell’ordine dentro e fuori lo stadio. E allora cos’è successo in seguito, per cui la relazione tra i tifosi egiziani e la polizia si è trasformata in una relazione conflittuale?

Nel 2007, i membri più giovani delle FA cercarono di eliminare l’influenza dei dirigenti dei club. Poiché viaggiavano all’estero per seguire le partite delle loro squadre, finirono per aprirsi alle idee dei gruppi ultras più vecchi, specie quelli con sede in Nord Africa. Visitando la Tunisia, dove si erano costituiti i primi gruppi ultras del mondo arabo, si aprirono ai nuovi stili del tifo calcistico adottati dai tifosi di club popolari come al-Taragy. Nel 2007, decisero di fondare un nuovo tipo di associazione, i gruppi Ultras, che in breve tempo adottarono forme innovative di tifo calcistico, e svilupparono una forte identità collettiva[4]. La loro rigida organizzazione all’interno dello stadio, insieme alla professata autonomia dal controllo dei dirigenti di club e delle FA sulle loro tattiche di tifo, preoccupavano le autorità. Queste ultime si sforzavano di capire le caratteristiche di questi nuovi gruppi, e qual era il significato della loro esistenza nella società per l’autorità statale.

Nei primi anni di esistenza dei gruppi, le forze di sicurezza li consideravano una minaccia per l’ordine pubblico e per l’ordine all’interno dello stadio, poiché usavano fumogeni, e talvolta insulti, contro gruppi e squadre rivali. Nel 2008, durante un match tra al-Ahly e Police Union, le forze dell’ordine incaricate di mantenere la sicurezza nello stadio vietarono agli ultras di introdurvi il loro materiale. Per ritorsione, il gruppo ingaggiò violenti scontri con la polizia.

Tali livelli di scontro tra gli ultras e la polizia sono derivati da pochi fattori chiave: primo, i limiti imposti alla libertà degli ultras all’interno degli stadi hanno creato un notevole risentimento nei confronti dello Stato. Ai tifosi non è stato consentito l’uso dei fumogeni negli stadi. Gli ultras hanno infranto continuamente questa regola, il che ha causato scontri tra i loro appartenenti e le forze dell’ordine, che in genere si sono conclusi con l’arresto degli ultras. Stando alle loro affermazioni, gli ultras hanno tentato di esprimersi liberamente all’interno dello stadio, facendo il tifo per la loro squadra, senza alcun intervento da parte dei funzionari della sicurezza né restrizioni da parte della Egyptian Football Association (EFA). Inoltre hanno dichiarato che le regole che governano la curva devono essere stabilite dai tifosi stessi, non dai repressivi ufficiali di polizia o dai corrotti funzionari dell’EFA. A margine del dibattito sulla libertà allo stadio, c’è stata una continua tensione tra gli ultras e la polizia o l’EFA sul diritto di andare alle partite. Le forze dell’ordine e l’EFA hanno sempre avuto l’ultima parola sulla concessione o meno di questo diritto ai tifosi.

Un secondo motivo di conflitto tra gli ultras e la polizia, che è apparso chiaro dopo la Rivoluzione del 25 gennaio, è imperniato sulla libertà di disegnare graffiti. Gli ultras si affidavano ai graffiti per comunicare le loro idee, il loro credo, le loro cause, ma la polizia ha perseguitato e a volte arrestato i writer ultras, perché li riteneva responsabili di imbrattamento dei muri pubblici, che in Egitto è un crimine. Nell’agosto del 2012 a Port Said, tre membri degli Ultras Green Eagles (UGE) sono stati arrestati per aver dipinto graffiti contro il governo.

Ma forse il motivo di conflitto più importante per gli ultras è stato il divieto del governo di fare politica all’interno dello stadio. I gruppi ultras egiziani, come corpi collettivi, non sono legati a una specifica ideologia politica. Tuttavia, come individui, abbracciano orientamenti politici molto diversi. Prima di partite importanti o di alto profilo, solitamente i funzionari della sicurezza si incontravano con i rappresentanti degli ultras, e una delle loro principali richieste era che i membri si astenessero dall’esporre qualsiasi simbolo dal significato politico, e che tutti i membri dei gruppi di opposizione come il “6 April Youth Movement” venissero esclusi. Nel maggio del 2010, in conformità a tale divieto di propaganda politica, le forze dell’ordine obbligarono gli Ultras White Knights, durante una partita della loro squadra, a rimuovere uno dei loro “tifos”, ossia coreografie disposte in modo da formare un messaggio, dedicato al sostegno della causa palestinese.

Oltre a queste restrizioni, inizialmente i funzionari della sicurezza hanno cercato di infiltrare i gruppi ultras e usare i loro appartenenti per conseguire alcuni obiettivi del regime, soprattutto nelle campagne elettorali. Per esempio, l’ex Ministro degli Interni, Habib al-Adly, ha provato insistentemente a cooptarli, ma i suoi tentativi sono andati a vuoto[5]. Di conseguenza, il regime e la polizia hanno adottato una nuova strategia offensiva che mirava, di contro, a contenere o eliminare gli ultras. Ciò si è verificato dopo una partita tra al-Ahly e al-Ismaili, nella stagione 2009-2010 del campionato locale, quando scoppiarono pesanti scontri tra supporter rivali, Ultras Ahlawy e Ultras Yellow Dragons (UYD). Dopo quella partita, circa un centinaio di membri degli UA furono arrestati. L’apparato delle forze di sicurezza ha successivamente creato un ufficio speciale per gestire le questioni relative alla presenza dei gruppi ultras nella sfera pubblica[6].

[Puntata/1 – Continua]

* Pubblicato su Jadaliyya. Traduzione di Luca De Luca


[1] Gli Ultras Ahlawy sono supporter del club al-Ahly, mentre gli Ultras White del club al-Zamalek.

[2] Il termine “Curva” è un’espressione italiana che designa un luogo specifico dello stadio scelto dagli ultras per posizionarsi durante le partite della loro squadra.

* Identifico le fonti attraverso le iniziali o i nickname, per preservarne l’anonimato.

[3] Membro degli UWK, nickname “Buffon”, Intervista dell’autore, 11 marzo 2013.

[4] Membro degli UWK, A. S., Intervista dell’autore, 9 marzo 2013.

[5] Dina Yossif, Intervista dell’autore, 4 marzo 2013.

[6] Hany Darwish, Intervista dell’autore, 10 marzo 2013.

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