Il segreto del nuovo Monaco di Ranieri? Niente tasse da pagare


il neoacquisto Falcao a Monaco guadagnerà 10 mln netti a stagione

il neoacquisto Falcao a Monaco guadagnerà 10 mln netti a stagione

di Sarah Lyall *

Monaco può sembrare minuscola in maniera quasi comica – più che un paese reale, una pomposa cassetta di sicurezza ornata di palme e concessionarie di Lamborghini – eppure brulica di statistiche interessanti. Popolazione: 35.427. Numero di nazionalità presenti: 125. Tasso di disoccupazione: 0 per cento. Aliquota d’imposta sul reddito: 0 per cento.

Numero di milionari russi proprietari di squadre di calcio in lotta con il governo del calcio francese: uno.

Che sarebbe Dmitri Rybolovlev, un magnate del fertilizzante al carbonato di potassio che nel 2011 espresse il suo sostegno nei confronti del paese d’adozione acquistando le azioni di maggioranza della malmessa squadra di casa, l’A.S. Monaco, per poi procedere al rastrellamento aggressivo di costosi giocatori europei.

Da queste parti e di questi tempi, facoltosi proprietari stranieri, come Roman Abramovich al Chelsea e la Qatar Investment Authority al Paris St. Germain, valgono sì e no una manciata di euro. Perché Monaco è diversa dagli altri paesi. Rybolovlev può offrire ai giocatori non solo cospicui ingaggi, la possibilità di bazzicare altri ricconi dello sport, e l’emozione di vivere in un posto assolato che si gira a piedi in appena 45 minuti (di più, se ci si ferma a mangiare): può offrirgli la liberazione dal fastidioso inconveniente della tassa sul reddito.

Qualunque sia il tuo reddito, questa è una prospettiva felice; quando calcoli i tuoi guadagni in milioni, comincia a somigliare alla beatitudine. E ciò mette il resto della Lega francese in una significativa condizione di svantaggio. Mentre il Monaco si crogiola nel suo speciale status fiscale, i giocatori delle squadre francesi vanno soggetti al tipo di elevate aliquote fiscali che ultimamente ha spinto l’attore Gérard Depardieu a rinunciare alla cittadinanza, acquisire un passaporto russo e raccogliere legna da ardere urlando ai colli non francesi del Belgio.

“Francamente, è possibile dire che è sleale, che tutti devono stare sullo stesso piano,” ha detto un funzionario del governo monegasco, parlando a condizione di mantenere l’anonimato per timore di apparire critico nei confronti del suo paese. “Grazie alla sua situazione fiscale, il Monaco si trova in una posizione molto speciale”.

“Speciale” è un modo di vedere la cosa. È come avere una squadra di baseball della Major League con sede alle Isole Cayman.

In passato la Lega calcio francese si è limitata a qualche brontolio sulla situazione eccezionale del Monaco. Ma ora, allarmata dall’improvvisa striscia di vittorie della squadra e impressionata dai 120 milioni di euro o giù di lì (circa 157 milioni di dollari) spesi per l’acquisto di tre grandi giocatori – João Moutinho e James Rodrìguez dal Porto e Radamel Falcao dall’Atlético Madrid – finalmente ha fatto qualcosa. A marzo, ha stabilito che a partire dal prossimo giugno tutte le squadre che militano nel campionato francese dovranno avere la sede fiscale in Francia ed essere soggette al fisco francese.

Per “tutte le squadre”, leggi “Monaco”.

“Il Monaco appartiene al gotha del calcio francese,” ha detto all’epoca il presidente della Lega, Frédéric Thiriez. “Ecco perché la cosa più importante è che il club si adegui alle regole francesi, specialmente per quanto riguarda le tasse, così che nessun club della Lega si ritrovi in una posizione dominante”.

Tra le altre cose, ha detto Thiriez, il Monaco ha fatto dietrofront sulla promessa di acquistare una percentuale minima di giocatori francesi, che sono obbligati a pagare le tasse in Francia anche se risiedono a Monaco. E inoltre ha orientato i suoi acquisti più sui club europei che su quelli d’oltralpe, indisponendo i club francesi rivali per la mancata condivisione della sua ricchezza mediante gli oneri di trasferimento.

“Il problema si è notevolmente acuito con la crisi finanziaria, la flessione dei ricavi dai diritti Tv in Francia, l’arrivo di un azionista con risorse apparentemente illimitate a capo del Monaco e, soprattutto, una strategia di trasferimenti rivolta per l’80 per cento agli stranieri,” ha detto Thiriez.

Com’era prevedibile, l’A.S. Monaco non ha gradito la decisione della Lega. Né le è piaciuto il compromesso avanzato dalla Federazione Calcio Francese, che consentirebbe al club di pagare una percentuale una tantum di 200 milioni di euro, quasi 263 milioni di dollari, agli altri club in cambio del permesso di risiedere a Monaco. Estorsione, l’ha definito la squadra. “La posizione del club è molto chiara: l’A.S.M. F.C. ritiene che una richiesta del genere sia non solo oltraggiosa, ma anche totalmente inaccettabile”.

Con le trattative, per quel che valevano, in fase di stallo, la squadra ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, la più alta corte amministrativa di Francia, sostenendo che il nuovo requisito della residenza proposto dalla Lega viola “parecchi principi fondamentali del diritto francese ed europeo”. Che includono, ha detto la squadra, “i principi di libera circolazione, di libera concorrenza, di libero accesso alle competizioni sportive, e finanche l’accordo fiscale franco-monegasco siglato il 18 febbraio 1963″.

Non è prevista una sentenza, almeno in tempi brevi, ma la controversia si è tinta di animosità. Alcuni team rivali, preoccupati che il Monaco si sia messo in posizione privilegiata per agguantare uno dei due posti sicuri riservati alla Francia nella redditizia Champions League, hanno parlato di boicottaggio del Monaco, se quest’ultimo dovesse rinunciare a trasferirsi in Francia. Altri si sono rivelati in sintonia con una squadra che potrebbe appassionare il pubblico televisivo, destare il calcio francese dal suo annoso torpore e far aumentare le entrate, per quanto non necessariamente in patria.

Questo è un altro problema: alcuni critici credono che Monaco sia prima di tutto un posto ridicolo per avere una squadra di livello mondiale. Il suo sontuoso stadio, lo Stadio Luigi II, ha spazio per 18.500 spettatori, ma anche distribuendo pacchi di biglietti alle rivendite, di rado le partite ne attirano più di 7.000.

“Il fatto è che non hanno una base di tifosi”, ha detto Philippe Auclair, che scrive di calcio francese e non è tifoso del Monaco. “I loro 73 tifosi totali si arrabbieranno col sottoscritto, ma sono un club artificiale. Generalmente, i club sono nati da associazioni giovanili, squadre parrocchiali o gruppi di compagni di lavoro radicati in una comunità. Ma che comunità c’è a Monaco, a parte i giocatori di tennis milionari e gli evasori fiscali?”

Un’opzione sarebbe cercare tifosi al di fuori di Monaco, nel sudest della Francia, ha detto, “ma Monaco, quei tifosi, non la possono comunque soffrire”. Assolutamente falso, dicono qui. Tanto per dirne una, la squadra ha una storia di quasi 100 anni, alcuni dei quali assai illustri. Nel 2004, giocò la finale di Champions League, perdendo 3-0 con il Porto. Quando la Francia vinse la Coppa del Mondo nel 1998, quattro dei giocatori della nazionale provenivano dal Monaco.

“L’A.S.M. F.C. è iscritta alla Federazione Calcio Francese dal 1919 e, per lunghi periodi di tempo, ha investito somme considerevoli nel calcio francese,” ha detto recentemente Rybolovlev. “Il club ha dato tanti giocatori alla nazionale e ha orgogliosamente rappresentato il calcio francese nelle competizioni europee. Perciò, proprio non la capisco la mancanza di riconoscimento di tale contributo da parte delle autorità calcistiche francesi”.

Poco tempo fa, parlando dopo la finale di Europa League, Michel Platini, presidente della Uefa, l’organo che governa il calcio europeo, ha detto di sentirsi spiazzato dall’atteggiamento della Francia nei confronti del Monaco. “Ho una certa difficoltà a capire,” ha dichiarato Platini al Guardian. “È come se al calcio francese il Monaco fosse sempre andato a genio finché non ha cominciato a vincere”.

Jérôme de Bontin, un ex presidente dell’A.S. Monaco che ora è general manager dei New York Red Bulls, ha detto che la squadra è fondamentale per la consapevolezza che Monaco ha di sé – e per chi la governa, il principe Alberto II, un appassionato tifoso di calcio. “Adesso, con l’aiuto della nuova proprietà, possiamo nuovamente avvalerci di un portabandiera, di un valido ambasciatore per il principato,” ha detto.

Senza la possibilità di ricavare grosse entrate dalla vendita dei biglietti, il Monaco ha diritto a cercare benefici altrove, ha detto de Bontin. Che attribuisce l’atteggiamento della Francia a inveterata gelosia e al sospetto.

“Il governo socialista sembra aver preso di mira i ricchi,” ha detto. “A quanto pare, c’è questa nuova filosofia in Francia: che avere successo non è più una cosa positiva.”

* PUBBLICATO sul New York Times del 23 giugno 2013[1]Traduzione di Luca De Luca

 

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