Con Brasile-Spagna il tiqui taca è morto. E il calcio è salvo


Brazil v Spain: Final - FIFA Confederations Cup Brazil 2013

Carlo M. Miele per mondocalcio.wordpress.com

Manco a dirlo, i pronostici nel calcio sono fatti per essere sbagliati. Di qui a un anno la Spagna potrebbe vincere un’altra Coppa del Mondo e consacrarsi superpotenza calcistica. Per un momento però, e a rischio di essere smentiti, è bello poter annunciare la fine del tiqui taca e del ciclo spagnolo.

Perché tanta gioia? La questione non è solo di mera rivalità sportiva. Non si tratta solo della naturale predisposizione a godere per la sconfitta del più forte. La chiusura (speriamo) dei trionfi iberici segnerebbe anche la fine un incubo. La fine della breve e terribile era di un calcio che, da gioco più imprevedibile del mondo, si era trasformato in sport qualunque, in cui – banalmente – a vincere è sempre il più forte (fino ad oggi la Spagna, senza dubbio). La fine del calcio trasformato in noioso saggio di tecnica corale.

La sconfitta contro il Brasile nel rinnovato Maracanà di per se non sarebbe sufficiente a dichiarare morto il modello spagnolo. Una partita di Confederation Cup, anche la finale, vale poco più di una gara del trofeo Moretti. E tuttavia una disfatta di queste dimensioni (3-0) in gare ufficiali gli spagnoli non la vedevano dai tempi dall’era franchista. Qualche passaggio a vuoto nella dorato quadriennio iniziato nel 2008 c’è pure stato: il clamoroso 2-0 subito dagli Stati Uniti, proprio in Confederation Cup, nel 2009, e la sconfitta di misura contro la Svizzera all’esordio del mondiale poi vinto nel 2010. Nelle precedenti finali giocate, però, gli spagnoli avevano sempre dominato l’avversario, al di là del risultato striminzito (1-0 contro Germania e Olanda, rispettivamente nella prima finale degli Europei e in quella di Coppa del Mondo) o roboante (4-0 all’Italia) che fosse, e non avevano mai subito reti. Questa volta, invece, hanno perso, senza mai essere in partita. Hanno incassato gli olé del pubblico carioca e non sono riusciti a segnare. Soprattutto del tiqui taca non si è vista traccia.

Di certo il movimento calcistico spagnolo non appare affatto in crisi. I successi delle nazionali giovanili (il 4-1 delle furie rosse agli azzurrini in Israele è recentissimo) stanno a dimostrarlo. Quello che sembra essere cambiato è la predisposizione degli avversari, non più disposti a farsi incantare dal monotono tessere degli spagnoli, ma pronti a pressarli e ad aggredirli. Chi non lo ha fatto (l’Uruguay, all’inizio della competizione) è stato travolto, come sempre. Chi ci ha provato ha invece avuto successo (il Brasile ieri) o almeno ci è andato vicino (la stessa Italia in semi-finale).

La stessa cosa – non è un caso – era avvenuta solo qualche mese fa con il Barcellona, massimo esponente del tiqui taca nel calcio per club. Per i blaugrana orfani di Guardiola quella che si è conclusa da poco non è stata una semplice stagione storta ma un annus horribilis, come in Catalogna non se ne vedevano da chissà quanto, costellata da sconfitte più o meno memorabili – vedi il 2-1 subito in Scozia col Celtic – e coronata dal 7-0 (tra andata e ritorno) inflitto dal Bayern.

Bastano questi elementi a sancire la fine del ciclo spagnolo? Difficile dirlo. Noi ce lo auguriamo. Per il bene del calcio.

PUBBLICATO SU il Calibro del 1 luglio 2013

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7 risposte a Con Brasile-Spagna il tiqui taca è morto. E il calcio è salvo

  1. Piergiuseppe ha detto:

    Condivido che il bello del calcio sia proprio il fatto che a differenza di sport come il basket e il rugby non sempre il più forte vinca, e quindi bene che il ciclo spagnolo sia alla fine (speriamo). Detto questo a me il tiqui taca piace. :-)

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  2. redazione ha detto:

    il tiqui taca può anche piacere. ma a piccolissime dosi.

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  3. Juan Ramón Lara ha detto:

    Non si tratta solo della naturale predisposizione a godere per la sconfitta del più forte… ma soprattutto si tratta di questo. Come non godere quando si vedono calciatori chi scegliono sempre la giocata essatta, chi si muovono senza palla sempre bene? Questo è il tiquitaca, forse noioso dopo cinque anni, ma bello sempre.

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  4. redazione ha detto:

    ci sarà anche quello, va bene (anche se la vincitrice in questione è il Brasile, non certo un outsider). in ogni caso quello che intendo dire è che è bene che il “modello spagnolo” non diventi un dogma, l’ideale da inseguire. in quel caso – secondo me, è un’opinione – il calcio ne perderebbe in termini di ricchezza.

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  5. redazione ha detto:

    e poi – sempre a mio modesto parere – il tiqui taca non è noioso dopo cinque anni, ma noioso fin dal primo momento. a uno Spagna-Italia 4-0 preferisco sempre un Italia-Germania 4-3, o un Argentina-Germania Ovest 3-2.

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    • Piergiuseppe ha detto:

      Anche nel calcio ci sono le mode, è il tiqui taca è (stata?) una di queste, il modello per un periodo, poi verrà superato da qualche altra “innovazione”. Un tempo non si poteva derogare dal 4-4-2, costringendo gente come Zola o Savicevic a fare i centravanti o i quarti di centrocampo. Ora, quel modello messo in pratica dal Milan di Sacchi con quegli interpreti era spettacolo puro, in altri contesti una palla mostruosa fatta di anonimi giocatori muscolari buoni solo a distruggere il gioco altrui. Lo stesso il tiqui-taca, se lo fanno Iniesta, Xavi e Messi è poesia del collettivo, se ci provano altri rischia di diventare noiosissimo possesso palla fine a se stesso.
      Italia-Germania 4-3 fino al minuto 93 fu una delle partite più noiose della storia del calcio se vogliamo dirla tutta, il trionfo del dogma catenacciaro. Poi saltarono tutti gli schemi…

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  6. Juan Ramón Lara ha detto:

    Allora siamo assolutamente d’accordo. Vedere vincere sempre alla stessa squadra e vedere copiare tutti lo stesso modo di giocare è veramente noioso. Preferisco che la Germania sia la Germania, l’Italia, l’Italia (mi piace tanto vedere come si muove Pirlo in difesa!)… Ma penso si deve riconoscere che estetica e tatticamente il modo Barcelona/Spagna è ammirabile e bello, e è stato anche nuovo (la coralità offensiva, sì). Non posso capire che questa cosa vecchissima, dell’anni 70!, che ha fatto ieri Brasil (pressione forte nel mezzo e contra veloce, palle lunghe diagonali ai esterni, calciare dietro le gambe e fare fallo ogni volta che ti sorpassano) sia bella né dica niente nuovo.

    Sono spagnolo, ma non sono del Barça… e mi piacciono tutti due. (Scusate il mio italian; aspetto si mi capisca bene).

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