Con la rappresentazione del bel gioco la Spagna ipnotizza il Brasile


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di Tim Vickery – Bbc Sport, 17 luglio 2013*

Di recente, mentre conducevo uno show alla Tv brasiliana, i giornalisti locali discutevano di quanto fosse curioso che il loro paese stesse per ospitare un grande evento.

In un certo senso, si sentivano presi in giro. Non avrebbero nemmeno avuto bisogno dei passaporti. Invece di avventurarsi alla scoperta del mondo, era venuto il mondo a scoprire loro.

La prova generale della Coppa del Mondo in Brasile, la Confederations Cup, è piena di nuove, sorprendenti esperienze: stadi nuovi e insoliti, squadre differenti, e perfino il popolo brasiliano, che si è sbarazzato della sua consueta passività con un’ondata di proteste.

Per i media internazionali, un viaggio in Brasile – specie se è il primo – colma i sensi e lascia i giornalisti liberi di bighellonare alla ricerca di triti cliché sul tramonto, le spiagge e il samba.

Domenica sera, tuttavia, i ruoli si sono invertiti. Nel nuovo stadio di Recife era venuto il momento che il pubblico brasiliano facesse la conoscenza della Spagna. E c’era un ovvio cliché di cui andare in cerca, in tutto e per tutto banale come la roba tipo samba, ma quantomeno appropriato – lo stile con cui i piccoli spagnoli hanno surclassato i loro avversari richiama subito alla mente la corrida.

Il punto di vista è un elemento determinante. A coloro che sono esperti di calcio europeo, la vittoria per 2-1 della Spagna sull’Uruguay può anche aver dato la sensazione di assistere a una partita di beneficenza. Ma per la gente del posto, e per me, è stato uno spettacolo di gran lunga più impressionante.

Dopo il primo tempo un giovane brasiliano mi si è avvicinato per dirmi che, in tutti e diciassette gli anni in cui ha frequentato gli stadi, non aveva mai visto qualcosa di simile allo sfoggio di tecnica mostrato dalla Spagna nei primi 45 minuti.

Devo confessare che l’ho trovato ipnotizzante. Vederlo dispiegarsi davanti ai tuoi occhi è diverso dal seguirlo in Tv. Da vicino, il possesso palla della Spagna è un rigoroso esercizio di geometria, una continua costruzione di triangoli, ciascuno dei quali apre vie inusitate, con il pallone scambiato da angolazioni avvincenti.

Andres Iniesta è capace di entrare in scivolata e girarsi e scoccare improvvisamente un passaggio in un arco completo di 360°. È anche geometria a diverse velocità, poiché quando si aprono spazi ecco che arriva, improvvisa, una brusca accelerazione. Nelle fasi iniziali, non essendo avvezzo a una tale velocità, ho avuto immensi problemi nel ricostruirne a mente i movimenti.

C’è stato un istante in cui Xavi ha suscitato nel pubblico un sospiro seguito da applausi alla vista di un controllo di palla mozzafiato. Avrei scommesso che persino il giocatore fosse più preoccupato di effettuare col tocco successivo un passaggio a tagliare il campo che di sbagliare, e prestare il fianco al contropiede uruguaiano. “Senza i miei compagni di squadra il mio gioco non ha senso,” dice lui – una sintesi stupendamente concisa del calcio collettivo che la sua squadra ha messo in pratica.

La concezione brasiliana è molto più individualistica. Il top player sfrutta l’opportunità e fa pendere la bilancia dalla parte della vittoria, preferibilmente con un mucchio di dribbling lungo il tragitto.

Uno scontro Brasile-Spagna nella finale della Confederations Cup è una prospettiva intrigante, visto e considerato che nelle competizioni maggiori le due squadre continuano a trovare modi per evitarsi.

Ma ci stiamo anticipando. Prima viene la lotta per un posto in semifinale, per il quale l’Uruguay proverà a battere la Nigeria giovedì. Gli uruguaiani sono una squadra sufficientemente esperta da sapere che al match d’esordio le competizioni non si vincono e non si perdono.

Di sicuro, la striscia di successi di cui ha goduto la squadra attuale cominciò con una sconfitta; nella partita d’apertura della Coppa America 2007, l’Uruguay venne travolta dal Perù. Il che pose rapidamente fine ai progetti di mister Oscar Tabarez di schierare un rigido 4-3-3.

Da allora, Tabarez ha adottato un approccio flessibile, variando il modulo tra una partita e l’altra, e anche durante. Contro gli spagnoli ha rimescolato le carte. L’idea originaria era di far lanciare Luis Suarez da Gaston Ramirez, ma il pressing della Spagna non ha concesso al giocatore del Southampton lo spazio per entrare in partita, ed è stato sostituito nell’intervallo.

Nella ripresa, Tabarez sperava che la presenza di un centrocampista esterno su entrambe le fasce avrebbe aperto spazi per servire Suarez. Verso la fine aveva rinunciato a tutti i suoi soliti centrocampisti difensivi e sperava che il piccolo Nicolas Lodeiro potesse orchestrare da dietro. Ma quest’ultimo ha sempre girato a vuoto.

Dopo la partita Tabarez ha confessato che la sconfitta avrebbe potuto essere disastrosa, ma che era convinto che il gruppo sarebbe riuscito a ritrovare un po’ di dignità con la prestazione del secondo tempo.

Ha pure sottolineato che il match contro la Nigeria è cruciale. Un incontro che dovrebbe essere uno degli eventi clou del torneo. I campioni africani se la dovranno vedere con la prima squadra ad aver avuto in rosa discendenti dell’Africa – il grande Isabelito Gradin fu capocannoniere quando l’Uruguay vinse la prima edizione della Coppa America nel 1916.

E la partita si svolgerà a Salvador de Bahia, la città più africana del Brasile. In questa prima fase dell’incontro tra il Brasile e il mondo, non poteva esserci occasione più appropriata.

* Traduzione di Luca De Luca dall’originale “Brazilians mesmerised by Spain’s portrayal of the beautiful game”

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