Europei under 21 in Israele, perché è giusto boicottarli


le rovine dello stadio di Gaza City

le rovine dello stadio di Gaza City

vi proponiamo l’articolo di Nicola Sellitti pubblicato sul Manifesto del 30 maggio 2013

Il movimento anti finali dell’Europeo Under 21 volute dall’Uefa (5-18 giugno) in Israele inizia due anni fa, con 42 squadre di calcio palestinesi che rivolgono un appello a Michel Platini, presidente dell’Uefa. Un Paese che occupa militarmente la Palestina, non rispetta il diritto internazionale e viola costantemente i diritti umani non può organizzare un evento sportivo. Si rafforza così il senso di impunità. È un torneo, tra l’altro, a cui i tifosi palestinesi non possono assistere, per il divieto di transito nei Territori Occupati.

Dopo la richiesta presentata a Platini, ecco la campagna “Cartellino Rosso per l’Apartheid Israeliana”, promossa dal movimento globale Bds (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), nato sette anni nella società civile palestinese. Migliaia le firme raccolte online contro la decisione dell’Uefa. La protesta si è intensificata lo scorso dicembre, dopo il sanguinoso attacco israeliano a Gaza (mille razzi verso la Striscia e una strage degli innocenti che ha ucciso anche 10 bambini).

Sessanta tra i calciatori più importanti del panorama internazionale scendono in campo con un appello in cui si chiede all’Uefa di revocare l’evento. Una petizione trasversale, con nomi e cognomi di campioni della Premier League, della Liga spagnola e della Ligue 1 francese. Da Didier Drogba, ex punta del Chelsea e della Costa d’Avorio ora al Galatasaray, sino a Frederic Kanouté (che pubblica l’appello sul suo sito personale), da Eden Hazard, francese del Chelsea e Jeremy Menez del Paris Saint Germain, ex Roma. Nel documento si chiede alla comunità internazionale di mobilitarsi per proteggere i palestinesi che continuano a vivere sotto occupazione. Ultima richiesta: la scarcerazione del portiere della squadra olimpica palestinese Omar Abu Rois e di Ramallah Mohammed Nimr, detenuti da mesi in Israele.

L’appello contro lo svolgimento dell’Europeo Under 21 in Israele non vede firme di calciatori che giocano in Italia. Anche se la nazionale Under 21 allenata da Devis Mangia sarà presente al torneo, in un girone nel quale dovrà vedersela con l’Inghilterra, la Norvegia e il paese ospitante, Israele, l’8 giugno a Tel Aviv. Alcuni attivisti hanno poi manifestato lo scorso 21 maggio davanti alla sede nazionale della Figc, a Roma e il 26 a Milanello, centro il tecnico del Milan, ma senza sortire effetti.

Anche da parte dell’Uefa non c’è stata nessuna marcia indietro, anzi. Platini ha risposto alla petizione ribadendo l’apolicità dell’organizzazione della competizione e il metodo democratico che ha portato alla scelta di Israele. La Fifa invece si è impegnata a ricostruire lo stadio di Gaza, distrutto dal raid israeliano, “perché il calcio sia ancora veicolo di unione sociale”. Ma mai si è schierata per il cambiamento della sede del torneo. Perché gli interessi economici del pallone vengono prima dei diritti umani. Mentre in Israele non si fermano gli episodi di intolleranza razziale, dentro e fuori gli stadi.

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