La prossima rivolta araba scoppierà in Algeria. Parola di ultras


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Dove scoppierà la prossima rivolta araba? Sicuramente in Algeria. E per capirlo basta tenere d’occhio quello che sta avvenendo da mesi negli stadi di Algeri e dintorni.

Quello di utilizzare il calcio, o meglio il tifo calcistico, come barometro della stabilità politica di un Paese può apparire azzardato ai più. Non lo è secondo James M. Dorsey, senior fellow presso la S. Rajaratnam School of International Studies, direttore dell’Institute for Fan Culture dell’Università di Würzburg e fondatore di un seguitissimo blog sul calcio in Medio Oriente.

Dorsey non fa altro che utilizzare il calcio (e i suoi fan) come strumento di rilevazione del discontento popolare. Anche a partire dalla considerazione che in alcuni regimi gli stadi rappresentano uno spazio di relativa libertà rispetto ad altri luoghi di aggregazione. Ciò che non è possibile fare o urlare per strada viene invece tollerato all’interno delle strutture sportive. Gli stadi insomma diventano degli incubatori del dissenso.

In effetti, come ha confermato all’Atlantic un funzionario della Cia, da sempre gli agenti dei servizi segreti che operano in Medio Oriente e Nord Africa frequentano le gradinate degli stadi per interpretare gli umori della popolazione.

A ulteriore sostegno della sua tesi Dorsey ricorda il fatto che in anni recenti all’aumentare delle tensioni all’interno delle curve ha solitamente fatto seguito un processo analogo nelle piazze.

Ciò è avvenuto in Egitto, in Tunisia, in Libia, nello Yemen e in Siria. E qualcosa di molto simile, sostiene Dorsey, sta avvenendo oggi in Algeria, in un clima già avvelenato dalle incertezze sullo stato di salute dell’attuale presidente della repubblica, il 76enne Abdelaziz Bouteflika.

Durante l’ultimo mese i supporter algerini sono scesi in piazza per manifestare contro l’attuale leadership, sul modello di quanto fatto in passato dagli ultras egiziani. In altri stadi algerini il minuto di silenzio indetto dal regime per ricordare l’ex leader assassinato Mohamed Boudiaf è stato interrotto dal coro “Bouteflika è il prossimo”.

Nel frattempo in Algeria si sono intensificate le violenze in contesto calcistico, a dimostrazione che il recente aumento degli stipendi e la politica di spesa sociale intrapresa dal governo a partire dal 2011, proprio al fine di prevenire rivolte simili a quelle avvenute in altri paesi della regione, non sembrano avere placato la frustrazione popolare e in particolare quella delle generazioni più giovani.

Si stima che negli ultimi cinque anni gli incidenti avvenuti all’interno o nei pressi degli stadi in Algeria abbiano causato almeno 7 morti e quasi 3mila feriti.

Carlo Maria Miele – PUBBLICATO SU il Calibro del 28 maggio 2013

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