Caso Bergamini, nuove verità sul “calciatore suicidato”


Denis Bergamini

di Carlo M. Miele

Trapelano a poco a poco le verità sulla morte di Denis Bergamini, il 27enne centrocampista del Cosenza travolto da un camion il 18 novembre del 1989 sulla statale 106 jonica. Piccoli elementi contribuiscono a fare luce su uno dei casi più controversi della recente storia criminale italiana, frettolosamente chiuso dalla magistratura come “suicidio” e poi riaperto solo a distanza di molti anni.

Adesso la procura di Castrovillari tira in ballo Isabella Internò, l’ex fidanzata del centrocampista, a cui è stato notificato un avviso di garanzia per omicidio volontario.

Proprio la sua testimonianza, insieme a quella del camionista che aveva investito Berganini, era risultata decisiva, nel ‘92, per escludere l’ipotesi di omicidio. In quella prima deposizione Internò racconta che Denis è depresso, stanco delle pressioni dell’ambiente, e ha deciso di fuggire all’estero, verso qualche meta esotica. Quel pomeriggio – stando sempre all’ex fidanzata – il calciatore passa a prenderla con la sua Maserati bianca, e imbocca la statale jonica, con l’intenzione di raggiungere Taranto e imbarcarsi per chissà dove. La ragazza però si rifiuta di seguirlo. Ne nasce un violento litigio. Allora Bergamini si ferma su una piazzola e all’apice della disperazione si lancia sotto alle ruote di un camion in transito.

Peccato che alla tesi del suicidio, con l’eccezione dei magistrati che per primi esaminarono il caso, non abbia mai creduto nessuno. I familiari di Denis da subito hanno spinto per una riapertura delle indagini. E per conoscere la verità si battono da sempre anche i tifosi del Cosenza.

Alla fine degli anni novanta, e nel silenzio generale, Carlo Petrini si prese la briga di condurre un’inchiesta sul caso, poi raccolta nel libro “Il calciatore suicidato”. Ne emergevano più dubbi che verità. Si parlava di anche traffico di droga, di partite vendute. Solo voci, per quanto insistenti. Di certo, veniva  smontata l’ipotesi di un suicidio.

È stato così che due anni fa la Procura di Castrovillari ha deciso di riprendere in mano il caso e di affidare nuove perizie mediche sulle cause della morte ai Ris di Messina e ad un medico legale.

L’esito non ha lasciato dubbi: nel momento in cui fu investito dal camion Bergamini era già morto. La causa fu una “emorragia iperacuta”, procurata da lesioni nella parte bassa dell’addome. Il resto del corpo, invece, non presentava lesioni. Un quadro insomma incompatibile con la ricostruzione fatta da Internò e dal camionista, e poi ratificata dai magistrati calabresi in quella prima sentenza di  oltre venti anni fa.

Oggi sappiamo che Bergamini è stato ucciso. Resta da stabilire come e perché.

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