Paris Saint-Germain, quando i soldi (degli sceicchi) non fanno la felicità


C’è qualcosa di meglio, per un tifoso, che vedere il propria club in testa al campionato e impegnato ad acquistare i migliori giocatori d’Europa? Evidentemente sì.

Basta andare a chiedere ai sostenitori del Paris Saint-Germain, che da un anno (da quando la squadra francese è stata acquistata dalla Qatar Sports Investments) sono tornati agli antichi fasti ma, al tempo stesso, denunciano “la perdita dell’identità del club”.

Sui risultati sportivi c’è poco da discutere. I proprietari venuti dal Qatar hanno scelto il meglio, affidando il ruolo di direttore sportivo all’ex Milan e Inter Leonardo e la panchina ad Ancelotti. Per la squadra hanno speso più di quanto avessero fatto i precedenti proprietari nell’ultimo decennio (43 milioni per il solo fantasista argentino Pastore). E il club, dopo anni di anonimato – nei quali ha rischiato seriamente anche la retrocessione in seconda serie – è tornato in testa alla Ligue 1.

Eppure per gli ultras parigini c’è molto che non va. Secondo Jeremy Laroche, fondatore dell’associazione “Liberté pour les abonnés”, “gli spalti sono pieni ma i sostenitori storici non ci sono più e l’atmosfera festiva e popolare è scomparsa. Lo stadio è morto”.

A determinare la situazione attuale è stato innanzitutto il cosiddetto “Plan Leproux”, lanciato nel 2010, prima dell’arrivo degli investitori arabi; un programma di riorganizzazione degli ingressi allo stadio, basato sulla cancellazione degli abbonamenti annuali nei settori caldi (Auteuil, Boulogne, G e K) e, di conseguenza, degli spazi riservati ai gruppi organizzati, come i Kop de Boulogne.

E, a detta dello stesso Laroche, la nuova dirigenza sta portando avanti la stessa politica “ultra-repressiva”, che punta a rimuovere tutte le forze ostili dall’interno dello stadio “allo scopo di creare un contesto congeniale al business”.

A dimostrarlo ci sarebbe anche l’incremento sensibile del prezzo dei biglietti e il proposito, al momento non confermato, di abbandonare lo storico Parco dei Principi, definito dal direttore sportivo del Psg Leonardo “uno stadio vecchio e inadatto”, per rimpiazzarlo con lo Stade de France o qualche altra struttura costruita ex novo.

A giudicare dal clima generale, non solo francese, quella degli ultras del Psg, noti fuori dai propri confini per le simpatie razziste e antisemite e le ripetute violenze, sembra una battaglia persa. Ma loro la vedono diversamente. “Non abbandoneremo la lotta – dice Laroche – Saremo dovunque, sempre. Perché i dirigenti passano,ma i supporter restano”.

ARTICOLO PUBBLICATO SU Linkiesta

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