Meraviglie della propaganda. Ovvero perché la Siria se la prende proprio con Messi e il Barcellona


L’associazione tra Barcellona e resistenza non è nuova. Per decenni, protetto dalle insegne blaugrana, il popolo catalano ha potuto manifestare la propria opposizione al franchismo, facendo così della propria quadra qualcosa di unico al mondo. “Més que un club”, per citare il motto ufficiale.

Resta però difficile immaginare come e perché, oggi, lo stesso club possa decidere di prendere parte a un’altra resistenza, quella contro il regime di Bashar al Assad in Siria. Eppure, a quanto pare, la tv di Stato di Damasco ne è assolutamente convinta. Tanto da arrivare ad affermare che il caratteristico gioco palla a terra abitualmente messo in pratica da Messi e compagni non sarebbe altro che un modo (piuttosto complesso a dire il vero) per indicare ai ribelli il percorso da seguire per contrabbandare armi con il Libano.

Per dimostrare la propria tesi, e per meglio spiegare il meccanismo, la tv al Dunya, controllata dalla famiglia Assad, ha deciso anche di mostrare un video con le immagini dell’ultimo clasico Barça-Real, sovrapponendovi una mappa del nord ovest siriano: la trama di passaggi degli uomini di Guardiola – afferma il commentatore – coincide perfettamente con le rotte del contrabbando seguite dai combattenti anti-Assad; più precisamente, nel messaggio in codice i calciatori in maglia blaugrana rappresenterebbero i contrabbandieri mentre il pallone indicherebbe la localizzazione delle armi.

Ma da cosa nasce quest’attacco siriano al club più famoso, ricco e amato del mondo? C’è qualcosa a motivarlo, oltre alle farneticazioni di un regime in evidente affanno?

L’ipotesi più verosimile è che attaccando i blaugrana la propaganda di Damasco voglia in realtà colpire indirettamente il Qatar, che – da solido alleato – si è trasformato in breve tempo in uno dei suoi più agguerriti nemici nella regione. L’emirato del Golfo, infatti, è tra i principali sostenitori di un intervento internazionale in Siria e, stando ad alcune fonti vicine all’intelligence israeliana, starebbe già assistendo i combattenti della città ribelle di Homs.

E, al tempo stesso, il Qatar – tramite la Qatar Foundation, è il principale sponsor commerciale del Barcellona. Poco più di un anno fa la fondazione araba, a capitale misto pubblico privato, ha avuto il privilegio di apporre il proprio marchio sulla maglia della squadra catalana, fino ad allora mai “sporcata” da marchi commerciali; il tutto alla modica cifra di 150 milioni di euro distribuiti in cinque anni.

Accusando il Barcellona, insomma, la Siria non farebbe altro che mandare un messaggio al Qatar. Tutto folle, certo, ma dal punto di vista della propaganda assolutamente ineccepibile.

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