Se gli ultras fanno paura ai militari


Un anno fa, il fenomeno aveva colto di sorpresa un po’ tutti, media compresi, come tante delle novità che hanno caratterizzato la Primavera araba. Adesso invece la partecipazione e il ruolo degli ultras egiziani alle proteste di piazza che caratterizzano l’epoca post-Mubarak vengono accuratamente monitorati.

Si spiega anche così la decisione della Federazione calcistica egiziana (Efa) di rinviare la 16esima giornata della locale serie A, che si sarebbe giocata il 25 e il 26 gennaio, in coincidenza con l’anniversario dell’inizio delle manifestazioni che hanno portato alla caduta del regime di Hosni Mubarak.

Il rischio concreto era che gli stadi si trasformassero in epicentro delle proteste contro il Consiglio supremo delle forze armate, che al momento governa il Paese.

Proprio gli ultras, e in particolare Ultras Ahlawi e Ultras White Knights, rispettivamente sostenitori di Al-Ahly ed Al-Zamalek, sono stati infatti tra i protagonisti indiscussi delle rivolte dello scorso anno.

I fan delle due squadre cairote – abituati, fino ad allora, a scontrarsi tra loro e con la polizia in quello che è ritenuto il derby più violento del mondo – hanno, in qualche modo, anticipato la rivoluzione del gennaio 2011, dando via alla contestazione al regime all’interno delle proprie curve. In piazza hanno poi portato la propria esperienza di guerriglia, accumulata negli scontri che settimanalmente, e da anni, caratterizzano gli stadi egiziani.

Più che le rivendicazioni politiche, è stata proprio la tradizionale avversione alla polizia (i gruppi ultras egiziani si ispirano al “modello italiano”) a spingere i supporter a scendere in piazza.

Come ha spiegato ad Al Ahram Online Mohamed Gamal Beshir, esperto dei movimenti del tifo egiziano e autore del libro Kitab Al-Ultras (Il libro degli ultras), “gli ultras non sono uniti dal punto di vista politico. I loro membri possono provenire da ogni parte politica, mentre altri sono completamente disinteressati. Perciò fuori dagli stadi si muovono in maniera individuale”.

Secondo Ahmed Gafaar, uno dei fondatori dei White Knights, la contrapposizione tra ultras e forze dell’ordine “è il risultato delle costanti violenze che a cui gli ultras sono stati sottoposti per lungo tempo. Loro odiano la polizia e si scontrerebbero in ogni occasione possibile”.

Ciò nonostante, il loro apporto in occasione delle principali manifestazioni dello scorso anno non è passato inosservato.

Gli ultras possono rivendicare anche un proprio martire: Mohamed Mostafa, studente di ingegneria e supporter dell’Al-Ahly, ucciso non lontano da Tahrir Square negli scontri dello scorso autunno.

Per Ahmed Ezzat, coordinatore dei Comitati popolari di difesa della rivoluzione, “tutti i dimostranti di piazza Tahrir hanno sempre accolto bene gli ultras. Sono altamente organizzati e non sono alla ricerca dell’attenzione dei media. Sono visti come dei compagni nel progetto rivoluzionari e hanno sostenuto con forza la rivoluzione”.

PUBBLICATO DA Linkiesta il 27 gennaio 2012

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