Non chiamatela Nazionale “multietnica”


L’hanno chiamata così un po’ tutti, “multietnica”. I neofascisti di Ultras Italia, per contestarla, e i suoi, pochi estimatori. L’opinione pubblica si è divisa, e qualcuno è arrivato anche a creare un gruppo Facebook per chiedere a Prandelli di ravvedersi. 

Peccato che di “multietnico” la Nazionale italiana abbia poco o nulla, esattamente come quelle che l’hanno preceduta.

Perché, se si esclude il povero Balotelli (primo obiettivo delle contestazioni dei difensori della purezza della razza italica), tra gli azzurri non c’è traccia dei troppo spesso citati “nuovi italiani”. In Italia i veri immigrati, di prima e seconda generazione, faticano a trovare spazio nelle squadre di club, figurarsi in nazionale.

E’ improprio citare i casi delle altre nazioni e nazionali europee.

Inghilterra e Francia hanno storici passati coloniali alle spalle e lì la nazionale multietnica è una realtà sin dalla fine degli anni settanta. Basti pensare a Regis (Guyana) e Blisset (Jamaica), schierati tra le fila dei leoni, oppure a Tresor (Guadalupe) e Tigana (Mali), scesi in campo per i bleus.

E lontanissimo dal caso italiano è anche quello della Germania, rimpinguata da qualche anno con giovani della storica e vasta comunità turca (solo Istanbul e Ankara hanno più cittadini turchi di Berlino) o di quelle polacca, bosniaca e nigeriana.

Con questi ultimi esempi l’Italia di oggi non ha niente a che fare.

Al massimo, le convocazioni di Thiago Motta, Ledesma, Amauri e, prima ancora, Camoranesi (professionisti arrivati in Italia in cambio di contratti multimilionari, che non trovano spazio nella propria nella propria nazionale e che, solo per caso, si trovano un lontano parente nel Bel Paese) ricordano quelle di Sivori, Altafini e Maschio, a cavallo tra anni cinquanta e sessanta.

Anche allora c’era un calcio italiano in crisi, a corto di talenti e di idee, che non trovò di meglio da fare che raccattare qualche straniero a fine carriera. La sola differenza è che allora si chiamavano oriundi. Altro che multietnicità.

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Una risposta a Non chiamatela Nazionale “multietnica”

  1. carmine ha detto:

    Sono completamente d’accordo…
    I casi Balotelli ed Okaka ( nell’under) sono emblematici: tutti li a parlarn e, di fatti sono rimasti due casi isolati…
    Aspetteremo prima di vedere Rom, asiatici , nordafricani , italiani di seconda generazione integrati nella società e poi nelle squadre di calcio…dunque nella nazionale.
    Speriamo bene

    Mi piace

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