I corsari del Brest


“Più che la Route 66 in Harley Davidson, preferisco il 69 con mia moglie. Ma nella vita non si fanno solo porcate, c’è anche il sesso”. Il virgolettato è di “Sir” Alex. Non Ferguson, ma Dupont. Come dire, il signor Rossi del calcio francese: faccia da marinaio, anzi, da corsaro. Stazza da pirata, sorriso facile, battuta pronta, sguardo spietato quando serve. Pelle ruvida, scolpita dal mare, dal vento, dalla pioggia che sferza sul suo stadio. Siamo a Brest, “buco del culo del mondo”, come dice chi ci vive: qui gioca lo Stade Brestois 29 che domina la Ligue 1. Classe operaia al potere di un calcio ormai andato.

La storia di Dupont è anche quella del genio incompreso. Prima di prendere il timone di un Brest alla deriva, travolto da ondate furiose che lo sbattevano dritto verso gli scogli della retrocessione in C nel 2009, Sir Alex si dilettava a fare il Mourinho della nazionale della polizia che a maggio di quest’anno, a promozione conquistata con i bretoni dopo 19 anni di purgatorio, ha portato sul tetto d’Europa battendo in finale la Germania (3-1 ai rigori). Storico come la finale di coppa di Lega vinta nel 2000. Dupont si presentò allo Stade de France con una squadra di B, il Gueugnon, e riflilò un sonante 2-0 al Paris Saint Germain che già allora sapeva di sberleffo al calcio delle star e dei milionari. L’anno dopo, Dupont si tolse lo sfizio di andare in coppa Uefa, piazzando al quinto posto un’altra squadra anonima, di giocatori anonimi, arrivata dritta dalla B: Sedan, 20 mila abitanti, estremo est francese.

Brest di abitanti ne ha qualcuno in più, stretti intorno allo stadio. E al porto, estremo ovest del paese. Più in la c’è solo l’oceano che con tempeste da sempre scolpisce il carattere bretone: duro, chiuso, ma cuore tenero quando ti adotta. Come per Dupont, pirata anticonformista che regala uno scorcio di sole alla Ligue 1 malata di sogni milionari. A Brest, Sir Alex ha stabilito poche regole. Una fondamentale: i giocatori fanno colazione insieme. Ogni giorno. Arma fatale di un gruppo affiatato di mozzi quasi esordienti o vecchi marinai, scarti di grandi bastioni che adesso guardano di sbieco l’intruso. Spiega Didier Deschamps, allenatore del Marsiglia dal passato juventino: “Brest è una bella favola, ma un brutto segnale per il calcio francese”.

A Brest però non se la tira nessuno. I giocatori continuano a scherzare con le vecchiette che magari si guardano le partite dal balcone dei palazzi affacciati sullo stadio, e a festeggiare le vittorie nei ristoranti del porto, nei bar dei pescatori che da sempre votano comunista e appena possono offrono da bere a Dupont: “Non so mai chi mi paga la birra”. Il presidente del club, Michel Guyot, che ha fatto soldi coi ferrivecchi, alla ciurma, dopo il vergognoso mondiale francese, ha vietato l’ipod. Per dare l’esempio a gente come Thierry Henry che “quando c’era da firmare autografi ignorava tutti ascoltando musica e da Sarkozy c’è andato tutto impettito”. Troppo fighetto. A Guyot gente così capita di prenderla a schiaffi. Irruente come quando minaccia gli ultrà ribelli proponendo di risolvere i problemi a mani nude: “Venite con i vostri amici frocetti e io chiamo i miei amici gitani”.

A Brest, il calcio fa da contorno a tutto il resto. Senza dimenticare che da quel buco è uscita gente come Ginola, Guivar’ch, Lama che giocava senza guanti, l’ex bianconero Julio Cesar, Higuain padre, Makelele e da ultimo Franck Ribery. Il primo posto oggi è quasi un dettaglio. Ewolo, centrocampista, capitano, predicatore evangelico a tempo perso, dice: “L’importante è divertirsi”. Dupont: “Essere primi mi sta sulle palle, ma godiamone senza limiti”. Brest fu primo anche nell”86, ma alla terza giornata. E quell’anno finì ottavo, miglior piazzamento di sempre. Quest’anno, il primo posto è arrivato dopo 11 turni, (grazie anche al rinvio di Marsiglia-Rennes), con la miglior difesa che non prende gol dal 21 agosto. In fondo, far sognare i tifosi non costa nulla, come spiega il bomber Nolan Roux che dice: “Solo a vederli in faccia mentre urlano a squarciagola mi fa venire voglia di fare gol”. Oggi pomeriggio intanto si va a Lille a difendere il primato.

[Alessandro Gottardo – Il Manifesto, 7 novembre 2010]

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