Gaza, dopo tre anni torna il campionato


Oltre a subire gli effetti drammatici dell’embargo israeliano, per tre anni i palestinesi di Gaza sono stati privati del proprio passatempo preferito: il calcio.

Nel luglio 2007, all’indomani del conflitto interpalestinese tra Hamas e Fatah, le autorità della Striscia decisero di interrompere il campionato. Il fatto che i quasi cinquanta club locali fossero legati a una o all’altra fazione politica avrebbe potuto rappresentare un’ulteriore causa di tensione.

La popolazione dell’enclave palestinese ha dovuto così accontentandosi di guardare in tv le partite dei campionati esteri.

Intanto i calciatori migliori se ne sono andati: qualcuno ha cercato un ingaggio nella vicina Cisgiordania controllata da Fatah, mentre altri sono emigrati all’estero. Quelli rimasti si sono adattati, allenandosi saltuariamente su campetti di fortuna, senza avere mai la prospettiva di una partita ufficiale.

In tal senso, la ripresa del campionato è stata una boccata d’ossigeno sia per i tifosi che per i calciatori. Migliaia di persone hanno assistito al primo incontro, che ha visto contrapposte due delle principali squadre di Gaza, l’al-Shate e il Rafah. Altrettanti seguiranno le 240 partite previste da qui ai play-off di luglio.

Per riportare il calcio a Gaza sono stati necessari diversi mesi di negoziati tra le autorità palestinesi e i vari club, cui ha preso parte anche il premier di Hamas (ed ex calciatore) Ismail Haniyeh.

Il compromesso finale prevede di mettere le 16 squadre legate a Fatah sotto il controllo di un comitato congiunto Fatah-Hamas, ma la speranza è che, d’ora in poi, la politica resti fuori dal calcio.

“Sappiamo di non poter risolvere tutti i problemi politici – ha dichiarato il capo della Lega calcio di Gaza Ibrahim abu Salim – però il calcio può diventare un momento di raccordo”.

Sempre in questi giorni, e a poco più di un mese dall’inizio della vera Coppa del Mondo, la Striscia sta ospitando anche la Gaza World Cup, un campionato internazionale di calcio organizzato dalla Federazione calcistica palestinese e dalle Nazioni Unite.

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