Nella terra dove il rugby è sogno nascono i “Gladiatori Sanniti”


La decisione non è stata indolore. Con un atto notarile i massimi dirigenti della palla ovale beneventana hanno sancito la morte del Benevento Rugby, massima compagine rugbistica regionale, la sola squadra meridionale capace di competere in serie A con i club del Veneto e di Roma.

Ma se si è arrivati a tanto è stato solo per fare un salto di qualità. Il glorioso club a strisce orizzontali biancoblu, fondato 43 anni da un frate conventuale per allontanare dalla strada i ragazzini dei quartieri popolari, sarà rimpiazzato dai nuovi Gladiatori Sanniti. Una squadra nuova di zecca, a partire dai colori sociali che saranno quelli giallorossi della tradizione sportiva locale, e sotto le cui insegne si riuniranno tutti e otto i club rugbistici cittadini.

Carlo Rossi, presidente pro tempore del nuovo sodalizio, chiarisce subito che c’ è la volontà di “creare un movimento più compatto, capace di arrivare più in alto”. Il sogno è la Super League. “Per riuscirci – spiega Rossi – faremo un programma quinquennale”.

La nuova compagine andrà a sanare una vecchia ferita nella storia del rugby cittadino. Un dissanguamento lento, iniziato più di dieci anni fa con la prima scissione all’interno della squadra madre e la fondazione della Union Sannio, la prima società “minore”, iscritta alla serie B. Il risultato è che oggi a Benevento e provincia esistono una decina di società. Di fatto, una per ogni quartiere, e migliaia sono i praticanti di tutte le età (solo il vecchio Rugby Benevento ne conta duemila). Un vivaio inestimabile. I Gladiatori Sanniti, infatti, assumeranno il titolo del Rugby Benevento in serie A e quello dell’ Under 20, mentre gli altri sette club manterranno le selezioni giovanili.

La svolta non è piaciuta a tutti. Peppe Porcaro, figura storica del rugby beneventano, si fa portavoce dei contrari. “Non credo che il professionismo sia la prospettiva corretta da offrire ai ragazzini. Il sogno del professionismo, quello vero, è appannaggio di una manciata di club, e di un centinaio di giocatori. Per il momento non vedo a Benevento le capacità imprenditoriali e finanziarie per compiere questo salto. Scegliendo il superclub si imbocca una strada pericolosa”.

Il rischio è di perdere l’impostazione iniziale del rugby a Benevento, nato per offrire una pratica sportiva a tutti e fondato sull’ arruolamento di giocatori locali. Dall’altra parte c’ è chi lamenta il fatto che i migliori atleti sanniti siano stati costretti, negli anni, a emigrare. Il più noto, forse, è il pilone Salvatore Perugini, arrivato in Nazionale e attualmente tesserato con i francesi del Tolosa. – carlo maria miele

PUBBLICATO SU la Repubblica

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