I club europei in tour in Asia: neo-colonialismo?


di John Duerden

The Guardian (Gran Bretagna)

 

Alla fine della passata stagione, il Bayern Monaco ha battuto il club indiano Mohun Bagan 3-0 a Kolkata, sotto gli occhi di 125mila spettatori di casa. Raddoppiate quella cifra e avrete pressappoco l’intera popolazione delle Maldive, una nazione che una settimana dopo ha sconfitto l’India 1-0 nella finale della South Asian Cup. Risulta difficile pensare che il milione e mezzo di sterline o quasi che il Bayern ha ricevuto da una azienda indiana per il match, che basterebbe a stento a coprire il salario estivo di Luca Toni, si sarebbe potuto investire meglio altrove.

 

Bob Houghton, l’allenatore dell’India, non nasconde il sarcasmo. “Pensate che il Bayern Monaco abbia giocato con il Mohun Bagan perché amano l’India o il calcio indiano?”, ha chiesto l’ex mediano del Fulham. “Hanno giocato in India perché hanno ricevuto una soma indecente di denaro. Se avessero speso quella cifra per far crescere le squadre giovanili, il calcio indiano ci avrebbe guadagnato”.

 

Questo tipo di incontri sono quasi una novità in India ma sono un appuntamento consolidato nelle estati dell’estremo oriente. A fine stagione il Manchester City di Thaksin Shinawatra ha fatto una tournee di 10 giorni in Thailandia e a Hong Kong, donando i proventi della tappa a Hong Kong alla fondazione per il terremoto in Cina. Sul campo, il tour si è rivelato un fallimento visto che i Blues hanno perso entrambe le partite.

 

“Non puoi fare affair e ignorare I mercati asiatici”, mi ha detto il proprietario dei LA Galaxy Alexi Lalas a marzo, alla vigilia del tour asiatico del club. “Asia ha un grosso potenziale per i club che intendono espandere il loro marchio e il loro giro d’affari”. Gli incontri giocati a Seul, Hong Kong e Shanghai non hanno fatto registrare il tutto esaurito, ma hanno consentito al club di recuperare una parte dell’ingaggio di David Beckham. È difficile dire cosa abbiano fatto i LA Galaxy per aiutare il calcio in Asia – forse non è stata altro che un occasione per i fan di vedere Beckham dal vivo.

 

L’ex capitano dell’Inghilterra faceva parte della squadra del Real Madrid che andò in tournee nella regione nel 2005, che è stato il simbolo di tutto quello è che vi è di peggio in questo tipo di viaggi, quando dei giocatori svogliati arrivano, non vedono niente e non conquistano nient’altro che il telecomando delle loro stanze d’albergo. Il Real raccolse 25 milioni di dollari, ma la cosa ha avuto un prezzo, tanto che il vicepresidente della Federcalcio cinese, Yang Yiming, ha detto al Guardian: “All’inizio, queste tournée scaldavano realmente il mercato calcistico cinese. Negli anni novanta, a Pechino tutti parlavano eccitati di come il Beiing Guoan avesse sconfitto il Milan e l’Arsenal. Dopo ci siamo resi conto che si trattava solo di uno spettacolo e di uno scherzo, solo una partita per gli sponsor, niente di più”.

 

Yang potrebbe avere ragione. Potrebbe non essere diverso da quando Beyoncé ha suonato a Mumbai, Shanghai e Jakarta per promuovere il suo secondo album. Nessuno si è lamentato per il fatto che non stesse facendo abbastanza per sostenere la scena musicale locale. Quando Christina Aguilera è andata a Seul e a Tokyo, non ci si aspettava da lei che facesse qualcosa per il pop coreano o per quello giapponese (salì sul palco così tardi che i fan furono contenti per il solo fatto che vi fosse salita), dunque perché ci dovrebbe aspettare dalle squadre di calcio che aiutino il campionato coreano o quello giapponese?

 

Ma questo è esattamente quello che vuole il capo della Asian Football Confederation (Afc), Mohammed bin Hamman. Con la metà della popolazione mondiale, è scontato che i club continueranno ad andare in Asia alla ricerca di nuovi tifosi, mercati e soldi, ma è lo stile di questi viaggi che la confederazione si augura di cambiare. “Non arrivate qui come uomini d’affari”, ha detto Bin Hamman quando ha deciso che, dopo tutto, un 39esimo incontro con una squadra della Premier League non fosse un’idea così malvagia. “Dovete lasciare un segno… che vada a beneficiare i giovani del Paese, i club, la federazione nazionale. Non arrivate qui come succhiasangue”.

 

Forse aveva in mente il Manchester United. Lo scorso anno, Bin Hamman è andato in collera perché il club ha deciso di giocare a Kuala Lumpur due giorni dopo che la città aveva ospitato una semi-finale della Coppa d’Asia. “È una forma di colonialismo. È tjutt’altro che fair play… È immorale, non etico, e irrispettoso”, ha detto. Di fronte al rimprovero, i rivali dello United si sono fatti una risata. “È irrispettoso nei confronti dell’Asia”, ha detto con durezza Martin Haegele, il responsabile degli affair internazionali del Bayern. “Noi vogliamo essere diversi da qui club che arrivano solo per mungere la vacca”. Il Chelsea è d’accordo. “Non porteremo la squadra in Asia mentre si sta svolgendo la Coppa d’Asia”, ha detto compiaciuto il presidente Bruce Buck. “È la lezione numero 1”.

 

Il Chelsea è il primo sulla lista dell’Afc. I Londoners stanno costruendo una relazione a lungo termine con Asia, in quanto vogliono diventare il più grande marchio mondiale entro il 2014. Nel 2006, il Chelsea è diventato il primo club europeo a firmare un accordo con l’Afc, impegnandosi a promuovere e far avenzare il calcio asiatico. Finora, I giocatori non sono stati molti attivi in terra asiatica ma Peter Kenyon è un ospite frequente in India e in Cina dove i club sono stati coinvolti nell’allestimento di campionati locali. E questo mese giocheranno delle amichevoli pre-campionato in Cina e a Kuala Lumpur, e anche una partita contro I Chengdu Blades a Macao per raccogliere fondi per le vittime del terremoto – non male per un club che un tempo pensò di installare un recinto elettrificato allo Stamford Bridge. Anche il Fulham, la squadra dei quartieri sud-ovest di Londra, sat buttando l’occhio sul mercato asiatico, visto che questo mese i Cottagers hanno in programma di giocare due amichevoli pre-campionato in Corea, contro Busan L’Park e Hyundai Ulsan.

 

L’India viene vista come una nuova China, con – almeno per il momento – supporter più sprovveduti, e i club europei sono desiderosi di avere una presidio nel subcontinente. Di recente l’Arsenal ha siglato un accordo con un club di Mumbai, il Manchester United ha aperto delle scuole-calcio e l’Everton ha tenuto dei campi di allenamenti e ha organizzato dei corsi per gli allenatori locali. Houghton non è ancora convinto. “Crede davvero che questi club siano a caccia di talenti in India?”, ha chiesto. “Sono una minaccia per il calcio indiano. Non stanno facendo niente per lo sport. Tutto questo è una truffa per far soldi, nient’altro che una trovata commerciale. Davvero pensa che il Chelsea e il Manchester United ritengano l’India un grande bacino di talenti?”

 

Non tutti sono d’accordo con Houghton. Mentre I fan in Cina, Giappone e Corea si sono forse stancati un po’ delle visite dall’Europa, quelli dell’India e dell’Indonesia sono ancora entusiasti. La linea ufficiale Indiana sostiene che la visita del Bayern sià ciò di cui ha bisogno il calcio in un Paese che impazzisce per il cricket. “È stato decisamente un successo”, ha detto Subrata Dutta, vice-presidente della All Indian Football Federation. “Come squadra, hanno contribuito ad accrescere la popolarità dello sport, e in particolar modo della Indian Premier League”.

 

Per Mohun Bagan, non non è stata al livello dell’amichevole giocata con Pele e i New York Cosmos negli anni settanta, ma “da una prospettiva commerciale, è stata un successo”, dice il portavoce del club Sohini Mitra Chaubey. “In India, poche aziende vogliono investire nel calcio. Ma guardando squadre come il Bayern, possono capire che investire nel calcio può essere una buona idea. La visibilità del marchio è grande quando ci sono 125mila persone che guardano la tua squadra”.

 

Anche a Jakarta circa 60mila fan hanno visto i tedeschi. “Si è trattato di un gran bene per il nostro calcio nazionale. I nostri calciatori possono imparare da alcuni tra i migliori in Europa”, ha detto il capo della federazione indonesiana (Fa), Nurdin Halid, a telefono dalla sua cella carceraria – è stato imprigionato a novembre per corruzione ma ha mantenuto la sua carica a capo della Fa. “Il nostro calcio non ha mai avuto 60mila fan allo stadio per un’amichevole”. E questo è l’aspetto triste – in India vanno in 125mila a vedere una squadra europea priva delle sue stele per Euro 2008, mentre in pochi si accorgono della sconfitta con le Maldives? Alla Afc resta un bel lavoro da fare.

 

(7 luglio 2008)

 

L’articolo in lingua originale

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Una risposta a I club europei in tour in Asia: neo-colonialismo?

  1. carminiello ha detto:

    un’articolo più interessante dell’altro.
    In verità pensavo che non si aveva il tempo per mettere così tanti articolipraticamente 1 al giorno).
    Sta venendo benissimo il blog
    Unica cosa
    articoli un pò lunghetti e se salto un paio di giorni è difficile recuperare

    vasi

    Mi piace

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