Croazia-Turchia degli Europei. Vista da Sarajevo


di Senad Avdić

Slobodna Bosna (Bosnia Erzegovina)

 

Ho sentito una fitta, di cui non conosco ancora la causa, qualcosa di molto serio, un blocco allo stomaco, domenica 15 giugno alle 10 e mezza di sera, subito dopo che il “Maradona del Bosforo”, il giocatore della squadra spagnola del Villareal Nihat Kahveci, con un effetto fenomenale, ha superato in pallonetto la testa corazzata del portiere ceco Peter Cech, portando così la Turchia ai quarti di finale degli Europei di calcio.

 

Quello che mi ha fatto male, è che i turchi, nel prossimo match di venerdì in Austria si troveranno di fronte la squadra migliore della competizione – la Croazia, guidata a bacchetta dal suo allenatore-rocker “peace brothers” Slaven Bilić.

 

“Ecco, ci arriva una seccatura, di cui non ci libereremo senza una guerra relativamente intensa in almeno cinque punti ‘caldi’ della Federazione!”, mi dico tra me e me, anche se si tratta di qualcosa di cui tutti erano a conoscenza da tempo.

 

Dal giorno seguente, tutte le forze di polizia della Federazione di Bosnia-Erzegovina erano in stato di massima allerta, le autorità pronte a radunare i reparti speciali e le truppe di intervento, sia le cantonali che quelle federali, prima di mandarle nei “luoghi a rischio”. Da quando verrà dato l’annuncio, nella zona cuscinetto di Stolac tra i sostenitori della Croazia e quelli della Turchia (in altre parole, tra i bosniaci e i croati locali) verranno assicurati cinquecento poliziotti. À Mostar, dovranno essere tre volte più numerosi per eseguire lo stesso compito di “mantenere la pace”. Le forze di polizia di Uskoplje/Gornji Vakuf, Vitez, Kiseljak, Prozor-Rama etc. saranno rafforzate da truppe inviate da altre parti della Federazione, meno coinvolte, la sera della partita, dalle follie dei tifosi – per parlare più chiaramente, dalla violenza inter-etinica.

 

Seguo con attenzione le notizie per sapere se, in Germania o dove abitano circa cinque milioni di turchi e croati, verrà modificato o meglio sconvolto qualcosa in termini di sicurezza per il fatto che le nazionali di questi due Paesi si incontrano nei quarti di finale degli Europei. Le unità di polizia, diciamo, di Berlino, vengono mandate a Stoccarda, dove coabitano in un denso mix emigranti turchi e croati? Pensate! Prima di sommergere l’Austria negli ultimi dieci giorni, I sostenitori croati hanno invaso festosamente e con euforia gli stadi e le vie dei centri storici cittadini. Non hanno fatto niente di male né provocato alcun incidente degno di essere menzionato. Dal canto loro, a Klagenfurt e a Vienna, gli austriaci ambiziosi, i tedeschi umiliati, i polacchi indomiti vivacchiavano o meglio – come di regola – stavano di cattivo umore, ma senza aver provocato alcun incidente serio.

 

Al contrario, nello stesso tempo, a Vitez e a Kiseljak, a Mostar e a Stolac, a Prozor e a Rama, le vittorie della Croazia erano un’occasione per provocare “episodi deprecabili”, conflitti tra bosniaci e croati, che non sono che inezie al confronto di ciò che potrebbe avvenire dopo la fine della partita tra Croazia e Turchia nella capitale austriaca!

 

Tutta la questione dello sport, dei supporter e soprattutto delle conseguenze di questa passione, è oggetto di un’enorme mistificazione, in quanto da noi non vengono viste che attraverso la sfera dell’”interesse nazionale vitale”, irrazionale, emozionale, quasi spirituale. Senza dubbio, l’amore per la patria, per la nazione, per il club non conosce limiti e sfugge alle “acquisizioni” del diritto positivo, in modo che non si fa la fatica di prevenire o sanzionare le cause e le conseguenze di questa “epidemia accecante”.

 

Tutt’altro! I tifosi croati che si sono recati in questi ultimi giorni in pellegrinaggio calcistico in Austria subiranno pesanti rappresaglie finanziarie se esporranno con ostentazione la bandiera croata nel corso della loro tappa di passaggio in Slovenia. E molto rari saranno coloro che sacrificheranno, per il bene della loro fierezza nazionale, qualche centinaio d’euro messo di tasca propria. Per calmare gli hooligan inclini a sostenere le loro nazionali in modo esagerato e senza controllo, le autorità di Austria e Svizzera, ospiti del campionato d’Europa, hanno assicurato delle “camere frigorifere”, che hanno cinque stelle in meno delle gabbie americane anti-terroristi di Guantánamo. Secondo le informazioni disponibili, nessun “complesso turistico” di questo tipo ha ancora accolto invitati che si sono mostrati eccessivamente indisponenti nel corso della Coppa.

 

Poco tempo fa, il mio collega Vlado Vurušić, del quotidiano di Zagabria Jutarnji list, ha messo a nudo in modo significativo l’ipocrisia della politica croata e, in generale, della scena pubblica di questo Paese che si mobilita in massa non appena i serbi di Vukovar festeggiano i trionfi di Novak Đoković o le vittorie, per quanto rare, dei calciatori serbi. Al tempo stesso, i critici lodano e glorificano il patriottismo dei croati di Bosnia-Erzégovina, che si è manifestata anche dopo la vittoria della nazionale di calcio di Slaven Bilić sulla Bosnia-Erzégovina, padrona di casa, nello stadio di Koševo a Sarajevo, mentre i supporter delle “furie” [la squadra della Croazia] avevano disegnato nel corso del match delle croci uncinate sui propri corpi!

 

Solo la polizia della Federazione di Bosnia-Erzegovina si prepara per la partita ad “alto rischio” tra la Croazia e la Turchia. In Europa nessuno si preoccupa. In più, nessun’altra istituzione federale, nessun poliziotto, croato o bosniaco, si è espresso sull’argomento, se non altro per rispetto del protocollo, facendo appello alla decenza civile minima e all’astensione dalla violenza e dall’ hooliganismo potenzialmente funesto, e fatale. Il primo ministro croato Ivo Sanader aveva espresso riserve a proposito del concerto di Marko Perković Thompson, organizzato di recente nella piazza centrale di Zagabria, affermando che questo spettacolo era nocivo per la prospettiva europea della Croazia.

 

Allo stesso modo, conseguenze spiacevoli per certi capitoli negoziali tra Zagabria e Bruxelles sono stati causate dal vandalismo degli hooligan croati, uno o due anni fa, durante un incontro a La Valetta, a Malta. Questi incidenti avevano compromesso seriamente e rallentato le ambizioni europee della Croazia. Domenica scorsa, Thompson ha sbraitato gli stessi messaggi andando in giro a Ljubuški, in Erzegovina, e nessuno dei politici croati in Bosnia-Erzégovina ha osato manifestare pur piccole riserve in merito alle conseguenze che potrebbero avere questi avvenimenti per le ambizioni europee della Bosnia-Erzégovina. Il giorno dopo aver messo la sua firma sull’Accordo di stabilizzazione e di associazione in Lussembiurgo, il presidente del Consiglio dei ministri Nikola Špirić doveva ascoltare nel palasport di Skenderija, nel corso dell’incontro di pallacanestro tra il “Bosna” di Sarajevo e il “Igokea/Partizan” di Milorad Dodik, delle ovazioni calorose sulla “mamma dei cetnici”. Gli spettatori seduti sulle tribune hanno correttamente sublimato quello che avevano decifrato dal “linguaggio del corpo” di Haris Silajdžić, che, in Lussemburgo, dava le spalle con disgusto a Nikola Špirić, impegnato a parlare con Javier Solana e Dimitrij Rupel.

 

I campi sportivi sono stati trasformati in luogo di combattimento, i soli autentici e sinceri, dei leader nazionalisti al potere, come avviene nell’ottimo film Taking Off di Miloš Forman; tranne che lì, sono sinceri e messi a nudo, privi della paura di essere fraintesi. Perché, in ogni caso, lo sport non è che un gioco…

 

Epilogo

 

La sera del 20 giugno, mentre a Sarajevo si festeggiava la vittoria della Turchia fino a notte fonda, la violenza esplodeva nelle strade di Mostar e altre città a maggioranza croata, quali Vitez o Čapljina. Bilancio: 16 poliziotti e 4 tifosi feriti a Mostar, oltre che numerosi danni materiali. Nella piccolo città di Stolac in Erzégovina, roccaforte del nazionalismo croato e dei conflitti bosniaco-croati, 4 poliziotti feriti e otto persone arrestate. Non lontano, a Čapljina, un poliziotto ferito e cinque minori arrestati. 40 persone sono stati arrestati per gli incidenti.

 

da Le Courrier des Balkans

 

(19 giugno 2008)

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