India, la tragedia del calcio


 

The Times of India

 

Quando ai primi di questo mese l’India ha perso 1-0 con le Maldive nella finale del campionato Saf, nel Paese si è diffuso appena un mormorio di disappunto. Con l’India attualmente 153ma nella classifica del calcio mondiale (persino Vanuatu, un’isoletta nel sud del Pacifico con una popolazione di 215mila abitanti, ci precede di una posizione nel ranking Fifa di giugno), le aspettative del pubblico erano comprensibilmente basse.

 

Confrontate ciò con il furore su scala nazionale causato dalla sconfitta dell’India contro il Bangladesh nella Coppa Mondiale di cricket lo scorso anno. La differenza tra le due reazioni mostra perché al giorno d’oggi il cricket conquisti una percentuale tanto impressionante della passione sportiva del Paese.

 

Non è stato sempre così. I britannici introdussero il calcio e il cricket in India nel XIX secolo, sebbene il secondo venga menzionato anche nel Compendio di storia delle guerre indiane (1737) di Clement Downing. I due sport erano una sorta di cugini coloniali. Le elite si dimostrarono svelte ad adottare il gioco della pala; il calcio era più un passatempo dell’uomo della strada. Tra i due giochi, l’India godette di un maggior successo iniziale nel calcio. Prima di agguantare la sua prima vittoria internazionale nel 1952, l’India si era già qualificata per la Coppa del Mondo in Brasile del 1950, anche se non potette giocare. L’anno dopo, vinse l’oro ai Giochi asiatici. E alle Olimpiadi di Melbourne del 1956, l’India terminò quarta. Sfortunatamente, di quei momenti non esistono prove video da mandare in replica in tv.

 

All’epoca i calciatori erano dei divi. L’attaccante Chuni Goswami, capitano dell’India nell’oro vinto ai Giochi asiatici del 1962, ricorda che “durante il torneo Santosh Trophy del 1957-58 a Hyderabad, la squadra di calcio del Bengala aveva ricevuto maggior attenzione ed era stata ospitata più sontuosamente della squadra di cricket di Bombay giunta lì per disputare una partita di campionato. Ricordo che in quella squadra c’erano anche Polly Umrigar e G.S. Ramchand”.           

 

Pochi sanno che Chuni, che è stato pure capitano della squadra di cricket del Bengala, fu chiamato per un provino al Tottenham Hotspur, il club londinese che quest’anno è arrivato 11mo nella Premier League. “Rifiutai l’offerta perché mi piaceva essere una grande star in India,” dice.

 

Come cambiano le cose! Ora, con il successo della Ipl, persino ultimi arrivati come Ashok Dinda e Swapnil Asnodkar sono diventati nomi arcinoti tra gli amanti dello sport. Ma eccetto Baichung Bhutia, nessun altro calciatore nazionale attualmente gode di grande popolarità.

 

Shabbir Ali, capitano dell’India che vinse i Campionati giovanili asiatici nel 1974, dice: “In qualche maniera non siamo riusciti a trarre profitto dalla popolarità del calcio. Non ci sono state abbastanza vittorie internazionali. Quando si verificò l’episodio degli incontri truccati, il calcio avrebbe potuto approfittare di una pagina buia del cricket. Ma poi, non abbiamo fatto nulla di significativo per elevare i nostri standard calcistici”.

 

L’esperto di calcio Novy Kapadia dice: “Una combinazione di indifferenza amministrativa della All India Football Federation e miopia dei club di vertice ha fatto in modo che il gioco non sfruttasse al massimo il suo potenziale”. Prendete in considerazione questo. Priya Ranjan Dasmunsi è a capo della Aiff dal 1988. A partire dal medesimo anno, la Bcci ha avuto otto presidenti. I cambi al vertice hanno agevolato l’apporto di idee nuove (la miniera d’oro Ipl è solo l’ultima in ordine di tempo) che hanno permesso al gioco di crescere. Alla metà degli anni novanta, l’India era tra la 90ma e 100ma posizione nel ranking calcistico mondiale. Ora è scivolata cinquanta posizioni sotto.

 

Il capitano della nazionale indiana Baichung Bhutia spiega: “Il cricket è gestito bene, a differenza del calcio. Ha una massa di tifosi nel Paese e le infrastrutture sono eccellenti. Siamo onesti. Nel calcio indiano, il sistema è sbagliato. Non siamo professionali. Se il cricket ha fatto bene è perché la gente lo segue in massa. Oggi, il cricket è più di un sport. È un marchio che le aziende sono interessate a promuovere”.

 

Secondo Chuni “Il degrado del calcio è cominciato nei primi anni ottanta”. Che fu parallelo al grande salto del cricket nel 1983 quando l’India vinse la Odi World Cup. Milioni di persone in tutto il Paese guardarono gli uomini di Kapil Dev centrare un improbabile trionfo contro un vicino-invincibile delle Indie Occidentali sul televisore a colori appena arrivato un anno prima ai Giochi asiatici di Delhi. Il trionfo in diretta generò milioni di nuovi amanti del cricket. Per un’intera nuova generazione, guardare la Odi divenne sinonimo di intrattenimento sportivo. Le trasmissioni 24 ore su 24 aiutarono il cricket ad accumulare sempre più spazio nel cuore degli amanti dello sport.

 

Con gli anni, il gap commerciale tra i due si è enormemente ampliato. Probabilmente la più vasta base di middle-class e il sostegno attivo delle elite politiche e sociali di gran lunga superiori a quelli di qualsiasi altro sport hanno aiutato il cricket ad attrarre più facilmente sponsorizzazioni aziendali. Ma anche il calcio aveva la sua quota di opportunità per incrementare il suo appeal. 

 

Nel 1996, la Aiff firmò un contratto decennale con Star Tv di Rupert Murdoch, del valore di 1 milione di dollari all’anno. Ma fu rescisso nel gennaio del 1998. In seguito la Aiff chiuse un accordo con Dd Sports, un canale poco seguito. Nel 2005, finalmente la Aiff ha siglato un contratto televisivo decennale con Zee Sports, del valore, a quanto si dice, di 273 milioni di rupie.

 

Confrontate ciò con gli enormi progressi fatti dalla Bcci. Nel 1999-2000, la Bcci ha firmato un contratto quinquennale con Prasar Bharati per diritti televisivi su scala globale del valore di 230 milioni di rupie in cinque anni. Ora il suo accordo televisivo decennale Ipl con la sola Sony ammonta incredibilmente a 1 miliardo di dollari. Quest’anno gli utili Ipl della Bcci tra concessioni ed emolumenti, quote di ricavi dai diritti dei media e sponsorizzazioni hanno raggiunto l’esorbitante cifra di 350 milioni di rupie.

 

Considerato che aveva club popolari come Mohun Bagan, East Bengal e Mohammedan Sporting con immense schiere di tifosi sparse per il Paese, anche il calcio avrebbe dovuto approfittare del boom televisivo. “Ma i club mancano della capacità progettuale necessaria a sfruttare questi marchi di qualità. Non hanno ancora capito che nel calcio moderno un club deve pensare al di là delle vendite di biglietti e dei cartelloni pubblicitari,” dice Novy. In una sola stagione Ipl, i Kolkata Knight Riders avrebbero guadagnato dal merchandising più soldi di quanto ne abbiano mai fatti questi famosi club.

 

Eppure la speranza non è morta. Il mese scorso più di centomila spettatori si sono ritrovati a guardare il Bayern Monaco giocare con il Mohun Bagan a Kolkata. Questo significa che la gente non ha abbandonato il gioco; solo, vuole vedere cose di qualità.

 

Il vicepresidente della Aiff Subroto Dutta non è d’accordo sul declino della qualità del calcio in India. “Lo standard generale è salito,” dice. “Ma abbiamo bisogno di imprimere un’accelerazione alla velocità di crescita. Per questo abbiamo già avviato alcuni dei nostri progetti come l’Accademia Nazionale del Calcio che sorgerà sia a Goa che a Gurgaon. Inoltre, il programma Vision India, parte del progetto in corso Vision Asia della Afc, dovrebbe servire a migliorare il calcio di base nel Paese. Anche le nazionali giovanili stanno facendo bene a livello internazionale. Infatti, l’under 16 giocherà nel campionato asiatico,” dice.

 

Per crescere i club indiani stanno anche stringendo accordi con club stranieri. Ad esempio, la Jct si è gemellata con gli inglesi del Wolverhampton Wanderers Fc. Anche l’East Bengal ha stipulato nel 2004 un accordo triennale con un altro club inglese, il Leicester City, sebbene non ne sia scaturito granché.

 

Un’intesa con Tata Tea ha permesso a 16 ragazzi di tutta l’India di allenarsi con tecnici dell’Arsenal. Anche il Bayern Monaco ha offerto il suo aiuto per fondare un’accademia calcistica nel West Bengal. Altre aziende stanno intervenendo per accrescere le risorse finanziarie di questo sport. Nel gennaio di quest’anno, Sunil Mittal della Bharti Enterprises ha promesso massicci investimenti nel calcio e ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la Aiff. Anche la nuova I-League, si spera, dovrebbe essere gestita meglio della precedente National Football League.

 

Ma gli sforzi potrebbero comunque fallire se a questi impegni commerciali non dovesse seguire la responsabilità di allenatori e giocatori. L’ex nazionale Syed Nayeemuddin riferisce di un aneddoto su David Beckham raccontatogli dal direttore tecnico del Uefa Andy Roxburgh. “Al termine dell’allenamento giornaliero, Beckham si esercitava da solo sui calci piazzati per ore,” dice Nayeem, tra l’altro vincitore del Dronacharya Award. Poi aggiunge: “Dobbiamo avere un analogo livello di dedizione. Dopotutto, non esistono scorciatoie per il successo”.

 

L’articolo in lingua originale

 

(Con il contributo di Mohd Aminul Islam)              

(22 giugno 2008)

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