Tiqui taca, il calcio come ragionamento


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di Alfredo Relaño – AS, 26 giugno 2008*

Molti anni fa conobbi un pugile, già allora molto vecchio, chiamato Carlos Capella. Venne in Spagna con Peralta, quel gran peso massimo che aveva battuto Urtain. Capella disputò qui i suoi ultimi combattimenti. Aveva le mani ormai andate, riusciva appena ad attaccare. Ma la sua capacita di schivare era grandiosa, non c’era chi potesse raggiungerlo. I suoi combattimenti erano magistrali, benché monotoni per il gusto del pubblico. Una volta mi disse, con grazia: “È che io non litigo, io discuto”.

Lo ricordo ora perché il tiqui-taca della Selezione (spagnola) assomiglia a quell’atteggiamento saggio di Carlos Capella, che sconcertava il rivale e spazientiva il pubblico. Neanche la Spagna combatte. Discute. Ragiona. Tocca, tocca e tocca, avvicinandosi lentamente all’area avversaria, sempre con pazienza, col passaggio più facile. È una specie di calcio ipnotico che paralizza l’avversario, ma davanti al quale molti tifosi cominciano a spazientirsi, perdono le staffe, l’energia, la rapidità, il vigore, l’emozione.

Persino a Luis (Aragones) capita a volte, con il risultato che mette subito Cesc (Fabregas), per giocare ancora più veloce, anche a costo di regalare qualcosa agli avversari. Ma questo è il calcio che ha portato fin qui la Spagna. E sarà di nuovo lo stesso che metterà in pratica questa sera. Con gli stessi undici uomini.

E certamente potranno esserci emozioni. Quando la Spagna arriva vicino all’area avversaria, c’è pericolo, perché da Xavi, da Iniesta, da Silva o da Senna può uscir fuori improvvisamente un passaggio perfetto al volo, per Villa o Torres. Sì, è proprio vero che un buon passaggio effettuato da lontano in direzione di Torres e Villa ha spesso portato a molti gol preziosi.

Però l’avversario è stato neutralizzato sempre anche con qualcos’altro, con il tocco. Senza fretta, senza battaglia, un calcio ragionato. Allora vale la pena fidarsi anche oggi. Tra le altre cose, affinché Arshavin, quel diavolo, afferri il pallone il meno possibile. Questo è il segreto.

Traduzione dall’originale spagnolo “Tiqui-taca, el fútbol como razonamiento”

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