Germania-Turchia: C’era una volta Mehmet Scholl


 

di Carlo M. Miele (Italia)

 

Negli anni novanta c’era Mehmet Scholl. La stella del Bayern Monaco, padre tedesco e madre turca, non ebbe esitazioni quando si trattò di scegliere con quale nazionale giocare. In dieci anni di militanza in maglia bianca, Scholl collezionò 39 presenze e due gol, e conquistò l’europeo del 1996.

 

Dopo di lui il vuoto. Ci sono stati i misconosciuti Mustafa Doğan e Malik Fathi, capaci di mettere assieme quattro presenze nella massima selezione tedesca, ma di veri eredi del “turco” di Karlsruhe manco a parlarne.

 

Il fatto è che oggi – al contrario di quanto fanno i loro coetanei di altri Paesi, come i polacchi Miroslav Lukas Podolski e Piotr Trochowski e lo svizzero Oliver Neuville – sempre più giovani tedeschi di origine turca snobbano la casacca bianca preferendo rispondere al richiamo della la nazionale della mezzaluna.

 

Hanno scelto la Turchia i gemelli Altıntop (Hamit e Halil) da Gelsenkirchen e Yıldıray Baştürk da Herne. E per la Turchia gioca il talento Nuri Şahin, noto come il più giovane esordiente e marcatore della storia del campionato tedesco, autore del gol della vittoria in un’amichevole del 2005 contro la Germania.

 

Per la Federcalcio tedesca (Dfb) il problema non è da poco, visto che in Germania vivono circa due milioni di turchi, che formano la più grossa minoranza del Paese. Con scarsi risultati, dai primi anni novanta la Dfb fa a gara con la controparte di Ankara per procacciarsi i migliori talenti nati nella Ruhr, cuore industriale della Germania e polo di attrazione della popolazione turca in terra tedesca.

 

La battaglia è dura, visto che i principali club turchi si attivano presto per mettere sotto contratto i calciatori più promettenti e stabiliscono rapporti privilegiati con le squadre create dalla comunità turca in Germania, come il Türkiyemspor, e si combatte anche a colpi di campagne pubblicitarie. Proprio in questi giorni la Federcalcio di Berlino ha lanciato una campagna in cui si vedono ragazzi croati, polacchi, ghanesi e, ovviamente, turchi che giocano a pallone insieme alla vecchia stella tedesca Oliver Bierhoff. Scopo dichiarato è quello di favorire l’integrazione culturale dei giovani immigrati in Germania. E magari di non rischiare di trovarseli contro in una semifinale dell’Europeo.

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