Calcio e politica – Il mix del Kashmir


 

 

di Zahid Rafiq

Bbc News (Gran Bretagna)

 

Gli spalti sono pieni, la folla in estasi. Migliaia di spettatori del Kashmir stanno facendo il tipo per la squadra locale in una recente partita.

 

Per la prima volta in oltre venti anni, il Kashmir è entrato nei quarti di finale del principale campionato di calcio indiano, il Santosh Trophy.

 

Ogni dribbling di un giocatore del Kashmir viene festeggiato, ogni tiro applaudito. Ogni parata viene seguita da una ola messicana sugli spalti.

 

Ma all’improvviso, un tiro dell’attaccante del Punjab entra in porta. La folla ammutolisce. L’attaccante del Punjab si butta a terra, agita i pugni in aria e gesticola verso la folla.

 

Alcuni spettatori invadono il campo. I giocatori fuggono negli spogliatori. La polizia prende a manganellate due spettatori al centro del terreno di gioco. La folla urla in segno di protesta e subito avviene un’invasione di campo completa.

 

Scoraggiante

 

I tifosi colpiscono i poliziotti e le guardie di sicurezza con pietre, incendiano gli striscioni, capovolgono il tabellone del punteggio e sradicano le bandierine. Urlano slogan di vendetta anti-India e chiedono l’indipendenza del Kashmir. Una partita di calcio si è trasformata in un raduno politico.

 

La polizia chiede rinforzi. Pesanti manganellate feriscono più di 40 persone. Altre dozzine sono arrestate. La partita è annullata.

 

Il calcio ha una lunga storia in Kashmir e nel gioco si sono riflessi alcune delle tumultuose politiche di questa contesa regione Himalaiana. Prima che iniziasse il recente e virulento conflitto alla fine degli anni ottanta, il Kashmir aveva più di venti squadre in rappresentanza dei vari dipartimenti governativi. Oggi ne sono appena quattro. La vita lontano dal campo da gioco è dura.

 

“È scoraggiante per i giocatori. E poi gli ultimi 17 anni sono stati spaventosi per il football,” dice Majid Kakroo, star locale e allenatore della squadra del Kashmir.

 

Ma da quando la violenza dei separatisti è diminuita negli ultimi anni, il calcio sta riguadagnando la sua popolarità in Kashmir. Tuttavia, non è possible tenere fuori la politica.

 

“Il Football ha sempre costituto un fronte per il nostro movimento di liberazione,” dice l’ottantacinquenne Agha Ashraf Ali, noto pedagogista kashmiro nonché ardente tifoso di calcio.

 

Racconta che la storia risale ai tempi dell’Impero britannico, quando il Kashmir era governato dall’impopolare famiglia reale indù dei Dogra. Quando una squadra locale kashmira, il Friends Club, sconfisse la squadra della polizia reale dei Dogra la folla osannò i giocatori locali e si fece beffe dei giocatori del re. I giocatori del re non vollero accettare la sconfitta. Andarono dai tonga wallas kashmiri (vetturini) per farsi portare nell’area di acquartieramento dove stazionava la polizia. Una volta all’interno si rifiutarono di pagare i vetturini e anzi li picchiarono. I vetturini tornarono a casa a pezzi, a mani vuoti, percossi e sanguinanti.

 

Quando lo sceicco Mohammad Abdullah, il capo kashmiro che più tardi avrebbe guidato una rivolta contro la famiglia reale e divenne il primo ministro del Kashmir, sentì dell’incidente, insieme a pochi altri si armarono di mazze da hockey e attaccarono  un gruppo di soldati del re.

 

“Da lì nacque il Kashmir ribelle” dice Mr Agha.

 

Espressione di libertà

 

Il calcio fu introdotto in Kashmir da Tyndale Biscoe, un missionario britannico che fondò la storica scuola Biscoe di Srinagar nell’autunno del 1891. Costituiva allora un gioco alla portata dei Kashmiri non privilegiati che vivevano sotto l’autocratico governo dei reali indù.

 

Una squadra di football britannica fu poi costituita in Kashmir da Young Hardow, proprietario della fabbrica di tappeti Hardow. Gli ufficiali britannici che lavoravano nel ufficio del telegrafo di Srinagar furono inclusi nella squadra. I soldati britannici inviati a Rawalpindi furono portati a giocare delle partite a Srinagar e mostrarono ai giocatori Kashmiri come sviluppare le proprie abilità.

 

Angoscia politica

 

Lentamente il gioco cominciò a diventare popolare – come anche i fermenti politici in Kashmir.

 

“Quando nel 1941, la squadra del Kashmir sconfisse Jalandhar per 7-0, il più importante liceo di Srinagar proclamò tre giorni di vacanza. Fu una vittoria per il Kashmir”, dice Mr Agha.

 

Poi arrivò la violenza insurrezionale.

 

“La guerra in Kashmir cambiò ogni cosa,” dice l’ex star locale Farooq Ahmad Bhat.

 

“Alle quattro di pomeriggio sbarravamo le porte di casa. Chi avrebbe giocato a calcio in mezzo a proiettili, coprifuoco e sofferenze? I nostri standard (calcistici) sono rimasti indietro di 50 anni”.

 

Ma ora con le speranze di pace, il gioco ritorna e gli stadi sono pieni. Ma il legame con la politica resta.

 

“Fate solo un goal nella rete indiana,” dice agitato un anziano uomo, con i pugni serrati e una sigaretta tra le labbra, alla partita Kashmir-Punjab.

 

Per questo motivo quando la squadra di casa sconfisse il Delhi nella competizione del Santosh Trophy, uno striscione recitava “il Kashmir batte l’India”.

 

(16 giugno 2008)

 

L’articolo in lingua originale

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Una risposta a Calcio e politica – Il mix del Kashmir

  1. carminiello ha detto:

    molto interessante!

    Questo argomento è proprio da tesi di politica internazionale.

    Ma dove li scovi?
    Bravo bravo

    Mi piace

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