Good morning, Bologna Football Club


di Walter Fuochi

La Repubblica Bologna

 

Sbarcando oggi, per il primo giorno, a Casteldebole, gli americani della Tag Partners aprono di fatto una nuova era: il Bologna che faceva tremare il mondo, giocava in paradiso e sarà, fra un annetto, gloriosamente centenario, sarà presto cosa loro. Di più, sarà il club apripista in Italia, e se saranno rose e fiori seguiranno altri fondi. Se saranno spine, seguirà dibattito. Oltreché disastri.

 

Di sicuro, a bilanci anche rapidi sulla conquista degli americani, si sottrarrà Alfredo Cazzola, che presto chiuderà la sua avventura da patron. Da oggi, aprendo agli yankees il libro dello stato dell’arte nonché l’agenda delle cose da fare, sbrigherà gli affari correnti, che pure l’estate calcistica allinea folti e grossi, dal mercato alla campagna abbonamenti alle trattative per i diritti tv. E s’impegnerà in una transizione di cui si sente, parole sue, “moralmente responsabile”. Amareggiato e furente, accerchiato dalle diffidenze della città dei palazzi, cui peraltro è abituato, e neppure affronta disarmato, c’è da supporre che Cazzola non si risparmierà un’ultima sgobbata perché tutto fili liscio. Poi, fra pochi mesi sarà fuori, ma qui, salvo contrordini, continuerà a vivere e a operare: se avrà la colpa storica del “prendi i soldi e scappa”, sa bene che questa procura molte più maledizioni di quanto non gli abbia reso applausi la risalita in A.

 

Scodellando come indizio di continuità un contratto importante come il fresco quinquennale di Bernacci, Cazzola fa strada alla Tag dopo aver bruciato nella fornace del pallone 7-8 milioni l’anno. Conteggiata che questa sia, all’incirca, la tassa fissa per stagione (semmai, in A, destinata a crescere), esce da un’azienda calcio che ha più buchi per le perdite che rubinetti per le entrate, non avendo inoltre, all’oggi ex imprenditore, attività che potrebbero indurlo a gestire un calcio propedeutico ad altri affari. Come lui, è in uscita pure il socio Renzo Menarini, con cui era stata trattata, secondo le ricostruzioni d’un affare sempre più tinto da livida faida, la prosecuzione alla guida del carro. Menarini ha più volte riflettuto e rinunciato, facendo conti e soppesando rischi ed anche valutando la martellante, e non sempre gradevole, esposizione mediatica che una presidenza del Bologna comporta. Se ci risalterà dentro, per accidenti non imprevedibili delle manovre in corso, sapremo e vedremo.

 

Cazzola completa una dismissione avviata da un pezzo: da quando fu bocciata Romilia, che era il suo progetto per generare cassa, intorno al pallone, e non solo perdite. Probabilmente distante dal socio pure in questa strategia, Cazzola disegnava Romilia non come semplice operazione immobiliare, ma come apertura di parchi tematici (e relative biglietterie). Lo schema economico del Motor Show aiuta a intuire: ingressi, sponsor, cessione di spazi come fonti d’introiti, favoriti da forti flussi di pubblico. Studi sufficientemente raffinati per stabilire quanto spendono, a testa, tot visitatori che stanno mediamente tot ore dentro un parco attrezzato consentono efficaci proiezioni. Lo fa Mirabilandia, lo fa Gardaland, ne vagheggia qualche idea pure Gilberto Sacrati, quando per il suo Parco delle Stelle accarezza a parole attrazioni “mai viste in Europa”.

 

Adesso prova a farlo anche il calcio. In America vedono quello europeo, ed italiano, come piffero magico per intruppare grosse folle, e c’è una frase di Joe Tacopina che squarcia un ideale di impianto, o rinfresca le esperienze di chi ha visto, di là, anche solo una partita di basket Nba. “La gente dovrà entrare allo stadio un’ora prima e uscire un’ora dopo”. Con le due della partita siamo a quattro, entro le quali, coi ventimila o giù di lì dell’arena, darsi da fare, fra cibo, bevande, gadget, indumenti, concorsi a premi, viaggi e prove auto, e chi più ne sa più ne inventi. Chi dice che mentalità e abitudini del tifoso italiano non cambieranno mai, e la sua partita sarà solo una toccata e fuga, dovrebbe intanto pensare a stadi da cui, per fatiscente indecenza, non si scappi: già al Dall’Ara, fra terrazza Bernardini e tribuna centrale, le zone bonificate, sono tanti a fermarsi volentieri 3-4 ore, a piluccare, incontrarsi, chiacchierare.

 

Lo stadio al centro, di nuovo. Lo stadio, e non solo quello. Si riparte da qui, suppergiù dalla Romilia perduta. Da Romilia in un altro posto, ecco. E si riparte, senza Cazzola, giura lui, da chi ci vorrà stare. Anche bolognesi, certo. Bolognesi che si fidano degli americani.

 

(16 giugno 2008)

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