Spagna-Italia: Una questione di stile


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di José Sàmano *

Da Buffon a Casillas, da Villa a Toni, la Spagna è una squadra migliore dell’Italia e, apparentemente, per una volta gli spagnoli ne sono consapevoli, convinti come sono che è arrivato il loro momento. Non è una squadra né migliore né peggiore di altre, ma è riuscita a trasmettere alcuni segnali positivi, e ha deciso di essere fedele a uno stile. Solo la memoria gioca contro una selezione che si porta dietro 88 anni di lutto con gli italiani. Tutto il resto gioca a favore del team spagnolo, più completo, armonioso, con giocatori superiori e di fronte a una Italia tanto competitiva quanto livellata. Non ci sono Riva, Rivera, Antognoni, Rossi, Zola, Baggio, Baresi, Maldini, Totti e Pirlo. La Spagna non ha nulla da temere, salvo un risultato contrario, di fronte a una Italia che si appoggia al suo passato, vale a dire, alla sua endemica abnegazione. Contro il pessimismo cronico, il gruppo di Luis ha argomenti in abbondanza per combattere la sua maledizione, quei quarti di finale in cui fallisce a partire da Altamira.

La Spagna non solo si gioca un debito storico, ha deciso di puntare su uno stile proprio che rivendica, un gioco ben organizzato con il possesso di palla al centro di tutto. Dalla sua c’è un gruppo di calciatori notevoli, questa volta ben gestiti da Luis Aragonés, che ha saputo affinare sé stesso e il collettivo. La selezione non solo conta su un interessante gruppo di individui, ma ha tirato fuori uno spirito di gruppo che la sostiene, senza i vizi del passato, i divismi, le diatribe mediatiche e altro affronterà un gruppo senza grandi individualità, una nazionale che fa paura più per il suo curriculum che per altro. Gli italiani sono ritenuti competitivi e ne hanno dato numerose prove, però la Spagna non deve accusarne il contraccolpo, i suoi giocatori militano in squadre d’élite, sono di livello uguale o superiore e in questo campionato hanno saputo superare gli imprevisti, sommergere di gol la Russia, vincere la resistenza svedese e aver la meglio sulla Grecia con le riserve. Questa “fame” sarà decisiva dinanzi agli attuali campioni del mondo, che arrivano ai quarti di finale in tono minore tra mille vicissitudini, senza altro argomento che il loro blasone e il loro agonismo.

Solido come gruppo, la Spagna deve giocarsi le sue possibilità alla sua maniera, con l’etichetta che la distingue, con le sue caratteristiche. Buona parte del suo destino dipenderà dalla sua capacità di rafforzare uno stile, per mantenere le basi di una squadra libera di spirito, strutturata a partire dal possesso di palla, paziente come ricetta difensiva e con capacità di colpire in avanti, dove Villa e Fernando Torres si sono fatti notare. Di fronte allo psicodramma italiano, la sua arma migliore, la Spagna può esporre un repertorio calcistico, questa è la sua grande caratteristica, non ha altro, ed è molto.

In questi giorni nell’opinione pubblica si è diffusa la credenza impropria di una squadra che dalla notte dei tempi trema quando arrivano i quarti di finale. La Spagna ha saputo opporsi da dentro alla cura italiana, molto più basata sul suo genoma che sulla sua realtà. Senza Pirlo, l’Italia, a cui nessuno può negare il suo innato spirito vittorioso, pare più ridimensionata, senza una guida che sviluppi le sue idee. Ha dovuto rimettere in piedi alla buona la sua difesa, i suoi centrocampisti di oggi sono inesperti, e in attacco Toni non si è mostrato puntuale con il gol e al suo fianco ha avuto una sfilza di cambi. Dall’Italia ci si può aspettare qualunque cosa, però da questa Spagna divertente e determinata anche. È questione di dogma. La Spagna ha il suo. Forse è arrivato il momento. In caso contrario, che non rinneghi il suo stile.

* El Pais (Spagna), 22 giugno 2008

L’articolo in lingua originale

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